Un lento apprendistato

Galleggiamenti

Giugno 6, 2009 · 7 Commenti

Un vento disperato cavalca le onde e soffia sul mio volto, poi mi oltrepassa e prosegue fin dove la terra si alza a penetrare le nuvole.
Il resto è esprimibile con l’elencazione di alcune parole chiave : spiaggia, capelli, io, te, zattera, iodio, piccione, mandorla, un telo di mare steso sopra lo stelo di un fiore.
Poi tutta un un’altra serie di articoli vagamente inutili: un salvagente semisgonfio adagiato sulla sabbia, una borsa frigo decisamente vuota e un rastrello di plastica. La retina per acchippare i pesci potrebbe risultare invece vagamente utile.
Mangio un qualcosa di identificabile con una brioche al cioccolato e continuo a stroppicciarne la confezione di plastica fino a quando non mi ordini di smetterla con tono di voce medio-alto.
Cerco di utilizzare gli oggetti che mi circondano per evocare ricordi lontani e forme familiari, come gli enormi castelli di sabbia che costruivo (da piccino) per poi distruggere insoddisfatto a suon di rastrellate cinque minuti dopo circa, e altre cose similmente inconsistenti.
E il mare sembra seguirmi e svuotarsi da vari oggetti smarriti e dimenticati, e i rimorsi e i rimpianti galleggiano sulla sua superficie per approdare lentamente alla riva. E tu sembri non stupirtene o non farci minimamente caso.
Un vecchio pianoforte che non ho mai imparato a suonare, un frigorifero spalancato con dentro una birra mezza vuota, dei soldatini di plastica mutilati da indiani immaginari.
E vorrei alzarmi ed afferrarli ma lascio che sia la sabbia a farlo per me. E mentre intreccio le corde del passato nell’acqua salata non riesco a trattenere due lacrime che tu prontamente mi asciughi.
E poi il mare è finalmente sgombro, di una limpidezza che sa tanto di assolvimento di una pratica, e a noi non resta altro da fare se non salire sulla zattera e remare remare remare. Sperando che il mare voglia dimenticarci su un’altra sponda.

Categorie: narrazioni

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