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Bastardi senza gloria è l’obiettivo che guarda il cinema da dentro. Tarantino possiede un senso della filmicità ormai inarginabile e perfino imbarazzante da dover descrivere, il suo cinema è come un ruminante che continua a masticare ogni altro cinema, a comporre collage sempre più sofisticati ed ambiziosi. La questione è la narrazione, e se per anni Tarantino ci ha posto interrogativi dolenti sulla natura della narrazione, sulla sua possibile ripartenza, sulla sua possibile fine, ecco che arrivano le risposte. Un oggetto filmico apparentemente frammentario, citazionistico e occhiolinante, senza epicentri o fulcri lingustici (in tutti i sensi), un universo narrativo a cui si potrebbero sottrarre o aggiungere fino allo spasmo inquadrature o perfino scene o capitoli interi, un film che potrebbe tranquillamente non finire o cominciare mai. Non sapendo che strada imboccherà la narrazione, si tenta di attraversare tutte le strade. Bastardi senza gloria è un film di una maturità incredibile, un western espressionista di guerra, è il frullato di Kill Bill a spasso con la rilassatezza di Jackie Brown, è forse l’opera più completa di Tarantino. Un film che riscrive la Storia con e attraverso (questo vi sembrerà più chiaro se il film lo aveste già visto) il Cinema, invertendo di fatto i ruoli, dato che spesso è la Storia a scrivere il Cinema. Reiventare la Storia potrebbe essere una via di fuga da ogni vicolo cieco, dato che la Storia è ancora in corso le potenzialità sono infinite, c’è sempre la possibilità di deviare il corso del fiume, con il vantaggio che non c’è mai foce.
A tenere tutto ciò in piedi c’è una struttura che fa leva sulla passione, l’amore per il cinema come collante, un trasporto che garantisce omogeneità nonostante l’impressione di un film che potrebbe tranquillamente contenerne altri cento la sensazione è quella di una struttura rinovvativa che ingloba ma assimila perfettamente, facendo suo tutto quel che tocca perché quel che tocca è ciò che ama. Quello che conta è il gesto, in questo caso un gesto d’affetto (non solo per un cinema, non solo per il proprio cinema, ma anche e soprattutto per il pubblico di quel cinema), gesto che prevede l’omaggio come dichiarazione (sulla questione della citazione bisognerebbe distinguere tra citazione “efficace” e non, una citazione ti fa sorridere se la riconosci, se però è efficace sorridi anche nel non riconoscerla). L’amore è la risposta a ogni domanda sulla narrazione, narrare ciò e come si ama al di là di (e con) ogni déjà vu, farlo nel modo in cui siamo capaci dimenticando la contaminazione perché ormai tutto è contaminato e non importa davvero in che grado. Non importa nemmeno se queste contaminazioni condanneranno il cinema a non avere più generi (Bastardi senza gloria in questo senso sembra già provenire dal futuro), l’importante è seguire una strada, e che quella strada sia la propria.
Ogni stile è il risultato unitario di un prodotto inesatto di fattori.