Un lento apprendistato

La ragazza che non aveva il sangue

Ottobre 8, 2009 · 17 Commenti

La ragazza che non aveva il sangue poteva tagliarsi le vene dei polsi senza allarmare nessuno. I medici volevano sapere come facesse a vivere senza emazie, piastrine e leucociti. Ma a lei non importava. Con il cuore vuoto avrò più spazio per amare, diceva sempre. Alla ragazza che non aveva il sangue in effetti il cuore non batteva, anche se vaneggiava su alcune pulsazioni rimbombanti che si illudeva di sentire quando provava una forte emozione.
La ragazza che non aveva il sangue credeva nelle trasfusioni d’affetto. Non poteva invece credere che tutte le persone si dannassero tanto per trattenere il sangue all’interno del proprio organismo, tamponando tempestivamente ogni fuoriuscita. Se solo lei lo avesse avuto lo avrebbe certamente condiviso con le persone che amava. Lo avrebbe scambiato senza curarsi del gruppo ematico.
La ragazza che non aveva il sangue piangeva ogni sera, e così il suo corpo freddo si scaldava un po’, e così si sfogava per tutte quelle conversazioni sprecate a discutere la sua assenza di sangue, e così poteva gridare singhiozzando che lei era viva ed era lì per gli altri e che si muoveva e poteva fare tutto ciò che facevano gli altri.
La ragazza che non aveva il sangue si trascinava ogni mattina fra mille corpi sperando in un abbraccio improvviso e impetuoso, e tutte le mattine rimaneva delusa. Così una mattina d’autunno fui io ad abbracciarla, e fu più o meno come abbracciare un pezzo animato di marmo, e lei mi strinse forte sussurrandomi timidamente qualcosa all’orecchio, un ringraziamento infrasonico che riuscii a udire per miracolo.
Riempiamo le voragini come possiamo, cercando di non caderci dentro, ci teniamo per mano, uniti quasi cementificati. Non è tuo il corpo ciò che amo.

Categorie: narrazioni

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