Un lento apprendistato

Appeso alle nuvole

Novembre 6, 2009 · 2 Commenti

Quello che stai vivendo è un attimo congelato, le cose scorrono piano, come frenate da dighe invisibili. La giornata non è ancora iniziata, per la maggior parte delle persone, il suo detonatore deve ancora rivelarsi al cielo. Qualche macchina attraversa il ponte, ogni attraversamento sembra durare un secolo. L’azione è ormai il susseguirsi di stati equilibrio, uno dopo l’altro quasi fossero sospiri. L’abbandono di ogni stato è accompagnato dal dolore e dalla non replicabilità.
Ora osservi l’acqua del fiume, è scurissima, impura. Vorresti tanto che una folla di persone, in superficie, ti pregasse di non farlo. Le voci spezzate che si sovrastano a comporre un clangore castrato. Poi l’immaginazione sfuma e l’acqua nera torna a colpirti gli occhi. Non hai una vita davanti, come urlavano quelle voci, ma una vita alle spalle.
Vorresti tuffarti in qualcosa di più limpido e candido, invece tutto finirà nello squallore. Questo pensiero ti rattrista. Sali sul muretto di mattoni, senza fatica. Immagini l’oceano sotto di te, le sue onde, il suo odore, la sua vastità. L’abbandono in un tuffo, un saluto verticale e fulmineo che scongela il tempo.
Poi un riflesso spontaneo ti fa sbattere le braccia, la caduta d’un tratto s’arresta e sfiori col petto il pelo dell’acqua. Poi voli sopra una città ancora semiaddormentata, sospeso in fuga dal ralenti sotto cui sembra sepolta. Non riesci a ricordare un’esperienza più tangibile di questa.
Il volo non si arresta e implacabilmente resti cristallizzato nell’aria, come appeso alle nuvole. Volare cadendo, una cosa che la realtà non aveva preso in considerazione.

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