Temperatura 21.6 °C, umore sotto la media, luce spettrale al neon. Ci sono decisioni che investono in un senso quasi automobilistico. Il ragazzo è incollato catatonicamente con lo sguardo al cartone del latte, i suoi pensieri smettono di disperdersi in tutte le direzioni per convergere in un unico punto. A ridosso di quel punto una sensazione si fa strada come una trivella: apre, sventra, dilania. Vorrebbe poter applicare una sostituzione, il ragazzo, ma in cuor suo è consapevole che certi legami non si possono rimpiazzare, che quando decidi di reciderli, per un motivo o per l’altro, sarai costretto per sempre a fissarne le macerie. Se bisogna buttare giù degli edifici non è tanto per riassegnare quella fetta di spazio quanto per evitare che proiettino annichilenti ombre su quelli nuovi, eventuali, quando sono ancora bassi e in fase di costruzione. Pensa: sei stata come una famiglia; non le dirà nulla di simile perché è sicuro che non ci crederebbe. Ha sempre avuto problemi a dimostrare i suoi sentimenti, forse perché fin dal liceo ha associato le dimostrazioni ai teoremi matematici, con tesi ipotesi procedimenti; non riesce a procedere sul piano sentimentale come su quello cartesiano, spera non sia necessario.
Il frullatore alle sue spalle scalpita, freme, brama i suoi due minuti circa di psichedelia rotatoria. Il ragazzo è pronto a soddisfarlo: affetta le banane in rondelle ben proporzionate e le fa scivolare al suo interno, poi versa del latte, nella giusta quantità, che stabilisce nel momento in cui le rondelle iniziano a galleggiare, infine incastra il coperchio e pigia il tasto ON. Le cose intorno al frullatore iniziano a confondersi, sfumano una dentro l’altra fino a omogeneizzarsi, il suo punto di vista in piena rotazione costeggia l’irracontabile per poi gettarvisi, si esauriscono i colori, il movimento è implacabilmente emicranico, spaesante, tornadico, è la fine di ogni possibile percezione del fuori, il contatto intimo con il proprio epicentro, l’immersione; i fantasmi si manifestano nel loro silenzio tombale, sono allucinazioni o proiezioni di sé nello spazio omogeneizzato circostante?, dipinti cangianti su tela incolore; ogni forma si fa nuda, una nudità sfacciata e senza candore, ossimoricamente innaturale; OFF.
La fugace estasi di un frullatore Moulinex
15 martedì nov 2011
Posted in narrazioni
. said:
mi piace un sacco,
Hal Incandenza said:
mi fa molto piacere!
Pickpocket83 said:
La verità estatica del frullatore! Oltre all’intagliatore mi ricorda, istintivamente, anche un’altra cosa: http://www.youtube.com/watch?v=YDBtCb61Sd4
Hal Incandenza said:
mi incuriosisce assai, quella cosa
radiobreakfast said:
Complimenti! I tuoi racconti sono piuttosto interessanti.
Hal Incandenza said:
grazie