Un esercito di fotografi davanti alla casa della bella addormentata. La bella addormentata è stata stuprata dal principe azzurro, dicono, dal Cavaliere. Dicono che la bella addormentata sia morta dopo lo stupro e che il Cavaliere, in sella al suo cavallo, si sia dileguato.
Sta uscendo dalla casa, scortata dai barellieri. Ripetono: è morta. Sentenziano: ferita profonda. Dimenticano: pietà.
L’esercito di fotografi avanza e inizia a sganciare decine di flash contro il corpo freddo della bella addormentata, milioni di armi stroboscopiche si abbattono sulla sua carne martoriata.
I fotografi si spingono, spinti a loro volta da una cieca mania, vanno a caccia dell’inquadratura ravvicinata. Il corpo della bella addormentata, quello vero, non significa niente finché non è impresso sulla pellicola. Qualcuno non ha ancora ottenuto il suo souvenir quando quel corpo viene portato via, qualcuno corre dietro l’ambulanza, scatta qualche foto mossa, sfocata, eterea, immortala e stupra fino a quando l’ambulanza diventa irraggiungibile, fuori dalla portata dell’obiettivo. Un ultimo fotografo, ormai stremato dalla corsa, sgancia un ultimo zoom.
Un tizio non ben identificato sta filmando l’avvenimento, filma i fotografi e sorride, scuote il capo, ma non è meglio di loro, è solo in seconda linea.
Sta uscendo dalla casa, scortata dai barellieri. Ripetono: è morta. Sentenziano: ferita profonda. Dimenticano: pietà.
L’esercito di fotografi avanza e inizia a sganciare decine di flash contro il corpo freddo della bella addormentata, milioni di armi stroboscopiche si abbattono sulla sua carne martoriata.
I fotografi si spingono, spinti a loro volta da una cieca mania, vanno a caccia dell’inquadratura ravvicinata. Il corpo della bella addormentata, quello vero, non significa niente finché non è impresso sulla pellicola. Qualcuno non ha ancora ottenuto il suo souvenir quando quel corpo viene portato via, qualcuno corre dietro l’ambulanza, scatta qualche foto mossa, sfocata, eterea, immortala e stupra fino a quando l’ambulanza diventa irraggiungibile, fuori dalla portata dell’obiettivo. Un ultimo fotografo, ormai stremato dalla corsa, sgancia un ultimo zoom.
Un tizio non ben identificato sta filmando l’avvenimento, filma i fotografi e sorride, scuote il capo, ma non è meglio di loro, è solo in seconda linea.

