Il matrimonio di Tuya

Cina 2006 Regia: Wang Quanan Durata: 92 minuti

Ecco, questo è il cinema che bisogna ammirare.
Dopo Still Life, ecco un altro film orientale malinconico premiato ad un festival.
L’industrializzazione della Cina sta avendo i suoi effetti anche sul circondario, ed ecco che questo film ci porta in una regione desolata della Mongolia.
Modernità e tradizione si scontrano, Tuya è una donna che conosce quali siano i valori importanti, a costo di essere anti-moderna. La modernizzazione (o pseudo tale) dell’oriente odierno non riesce a strappare le radici ad un popolo fortemente attaccato alla tradizione.
Il deserto dice cose che le più grandi metropoli non possono nemmeno sognare. Il deserto coi suoi silenzi, la sua apparente desolazione, vuole dirci qualcosa.
La vita povera ma dignitosa prende la sua rivincita definitiva su quella agiata ma vuota.
La nostalgia nei confronti di un mondo andato perso è forte.
Così come la pianta che viene sradicata, Tuya oppone la sua resistenza, non vuole e non può lasciare il suo orto.
Il ritmo è, come ci si aspetta, dilatato, lento, come piace a chi vuole riflettere e farsi trascinare dalle immagini. Immagini che restano vivide dopo la visione. Qualcosa ci è stato trasmesso.
Un vero dramma esistenziale che tocca il cuore da vicino.
Ottima scelta di costumi, personaggi (ben assortiti e variegati), ambientazione.
Ahimè ha anche i suoi diffetti: ci mette un bel po’ ad ingranare, non è sempre coerente nel passaggio da una scena a quella successiva (a tratti è un po’ sfilacciato), alcune sequenze non sono azzeccatissime.
Ma nel complesso siamo su buoni livelli, anche se Still Life continua a farsi preferire.
Orso d’oro a Berlino.
[sette e mezzo]
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11 pensieri su “Il matrimonio di Tuya

  1. Questo film è quello che temevo: visivamente magnifico ma trama e storia lasciate in secondo piano e sviluppate non proprio bene. Alcune sequenze sono strepitose, Tuya che cerca il figlio nella tormenta, le scene di lei a cavallo nel deserto, il saluto al marito ecc ecc. Il problema è che il film non rapisce lo spettatore e resta un po’ di rammarico perchè la regia,il montaggio e la fotografia sono davvero buonissimi. Ne scriverò anche io.Edo

  2. @trinity: dai prima o poi ce la fai, attendo tue opinioni@edo: a me ha rapito, ma in modo abbastanza discontinuoconcordo sulle sequenze strepitosed’accordo anche sulle storie lasciate in secondo pianodome

  3. E’ stato distribuito in 25 copie. Evidentemente l’orso d’oro non basta. Io ho avuto fortuna che è uscito a Genova!

  4. “Il ritmo è dilatato, lento, come piace a chi vuole riflettere e farsi trascinare dalle immagini.” Quoto in pieno, ed è esattamente quello che apprezzo di + in un film..Solo che i rompipalle che certe cose non le apprezzano finiscono sempre a chiacchierare dietro le mie orecchie!Oggi non ce l’ho fatta, mi sono girata e ho elegantemente chiesto:” CHE CAZZO C’AVETE DA CHIACCHIERà???” L’istinto primo era stato uccidere le due cretine dietro di me, perciò è andata bene! 😉

  5. guarda a me danno un fastidio boia quelli che chiacchierano al cinemacapisco che si possa farlo durante la visione dei transformers, per dire, ma non durante film riflessivi come questoa quel punto mi altero anch’io ^^dome

  6. Manco a farlo a posta 5 min fa sul mio blog le ho definite “tipe da Transformers”. E comunque se uno è maleducato mi da fastidio pure in quel contesto!Ciao

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