Surrealismi, parte terza

CECI N’EST PAS UN POST

RIFLESSIONI IGNORANTI E ILLOGICHE (parte uno):
Il tangibile attraversa il cristallo deframmentatore tra le mani dell’artista, che ci nega la realtà, sottraendoci da sotto (e sopra) gli occhi il “dentro”, che finisce con lo specchiarsi sulla tela.
La percezione alterata di uno spazio stritolato che penetra il gheriglio della mente dopo averla sgusciata, spingendosi oltre il (non) senso e spremendo il succo dall’agrodolce frutto del sogno.
L’arte non è assimilabile alla vita, ma alla negazione dell’esistenza che si rifrange sulla superficie riflettente del “supporto” (sia esso cinema, musica, pittura o letteratura) in modo da mistificare il circondario.
Vi è una netta separazione dalla e nella materia, per estrapolarne il nucleo, per proiettare l’ “interno” verso l’esterno lasciandolo libero di perdere significato.
L’astratto sviluppa il vitale e descrive attraverso la forma, la materia è l’illusione da rinnegare.
Il distacco “spaziale” si tramuta lentamente in negazione temporale attraverso lo studio della fisionomia del ricordo, del tempo che fugge spiccando il volo come un uccello salvo poi essere catturato e intrappolato nella gabbia della memoria. La reminescenza continua dunque a mentire estensivamente sul passato per offuscare la visione del presente, anticipa lo sparo dello starter deliberatamente, la sua vittoria è frutto di un inganno.
La fantasia (ed il tentativo di costruirla) è la vera realtà, una barca a vela cullata dalle asciutte onde dell’anima e sospinta dal vento dell’evasione. Sbarazziamoci del “corpo”.
Le logiche si perdono nel fitto labirinto dell’inconscio, vengono surrealmente psicanalizzate, l’intimità inesprimibile si denuda preparandosi all’atto sessuale con l’enigma che riaffiora (una vera e propria “scopata iconoclastica”), istante per istante si discinge l’emotività “congelata” dalle umane paure, non vi può più essere panico nell’illogicità (specie in un mondo che è “logicamente” crudele) ma desiderio di aleggiare fra i cieli della gioia e del desiderio.
L’arte, come l’esitenza, non necessita di orizzonti utopicamente ottimisti, ma di disorientante pessimismo distopico (nowhere\erewhon) che strappa il senso e ne sposta i frammenti su piani differenziati.
Il surrealismo è il veicolo che consente la rototraslazione del pensiero, la rottura del vaso contenente il senso negli impercettibili cocci del sogno.
Questo sbarazzarsi della bussola è necessario per associare liberamente materia di varia natura, forma e struttura decontestualizzandola, modellandola come fosse plastilina, facendo convivere zucchero e sale nella stessa sostanza oltreppassando il concetto di “dolce” e “salato”.
Il contrasto genera nuova luce, il senso e il non-senso si annodano e disorientano, mistificano, trasfigurano.
La natura delle cose si metamorfizza, perde valore e significato, solo così riesce a suggestionare, a spezzare la certezza (concetto del tutto insignificante se non in matematica), indurre alla riflessione sull’ “oltre” tentando di evitare il proprio sguardo in una camera di specchi.
I limiti, le barriere, i confini opprimono l’uomo e lo costringono a ripercorrere il Darwiniano processo evolutivo al contrario, per tornare al “semplice” stato animale che lo incapacita di esprimere il proprio estro (e l’originalità è di fatto l’unico fattore di distinzione uomo\animale).
Il pennello, la “macchina da scrivere”, la mdp sono i mezzi per dare vita propria alle immagini, alla natura (morta) compiendo una magia metaforica sul “visibile” per renderlo invisibile e sottorraneo.
Col supporto dello stile (e della tecnica) si raggiunge un intento estetico che sfiora l’inganno tramutando immagine in pensiero.
A completare il “quadro” vi è quella che è la non-forma, il prodotto del parto della mente, il ragionamento filosofico sull’ “esterno” racchiuso nello shaker e mescolato assieme all’immagine “catturata”.
La dicotomia linguaggio\realtà genera una frattura che può essere ricomposta attraverso la soggettività, lo spettatore si pone davanti all’opera ed essa assume finalmente un significato, mai esatto, mai sicuro, tanto personale da potersi considerare unico.
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20 pensieri su “Surrealismi, parte terza

  1. (ora non è che ti metti a fare lo sbruffone solo perchè hai finalmente trovato una che ti sopporta, dio sa per quali motivi??!! ^^)

  2. A me questo tuo post piace. (Poi leggerò la seconda parte e ti saprò dire). Non a caso l’hai messo sotto l’opera di Magritte. Perché in Ceci n’est pas une pipe si vuol sottolineare la completa scissione tra linguaggio e realtà. Il linguaggio è arbitrario e non può, non potrà mai comprendere (nel senso di ospitare nel grembo)il mondo. Ma il linguaggio, il segno, le immagini influenzano comunque la nostra percezione della realtà. L’estetica nasce da questo “bisogno” di interazione tra opera e fruizione.ehm… troppo noioso… smetto ^^A presto.

  3. Questo atto d’amore nei confronti del surrealismo mi entusiasma e commuove al tempo stesso, amico mio. Oggi hai fatto di me un Conte felice. E’ grazie a giovani come te che mi vien da dire: “Allora non tutto è ancora perduto”!

  4. @avicenna: he he@luciano: ti ringrazio! (la seconda parte arriverà, quando avrò un po’ di tempo ^^)altro che noioso, noiosa è una lezione di matematica, non sentire te che parli di scissione linguaggio\realtà, che mi fa assai piacere!@contenebbia: sono commosso pure io, oraveramente contento di averti resto un Conte felice!(non è tutto perduto, non ancora!)

  5. Un saluto volante dal Pickpocket disperso… qua nel capoluogo la connessione a internet è un mezzo miraggio…ci risentiamo presto e viva il surrealismo 😉

  6. Sera honeyboy grazie per essere passato dal blog.Sono di fretta e mi dispiace non poter leggere i tuoi post.Se trovo uno scricciolo di tempo li commento tutti,anche se la vedo poco probabile,visto la complessità dei tuoi “scritti”.Ti auguro una buona serata

  7. Visto che è un post-test ci tengo a commentare e a dire che l’ho letto. Solo che non ho cose intelligenti da dire.OT ma com’è che già inneggi ai Radiohead? Non arrivavano il 10?

  8. @missblum: è oggi finalmente, se mi arriva in rainbows (e spero caldamente di sì) dovrebbe anche arrivarne una sua “recensione” in giornata :-)@samo: esagera esagera, la ringrazio!

  9. Hai presentato un glossario di alcuni termini-chiavi del linguaggio filosofico?!Fammi capire,perchè non riesco assolutamente a decifrare il contenuto.Spero mi scuseraiUn abbraccio

  10. @chiara: non ho pretese così alte…comunque “spiegare” il post sarebbe scrivere un qualcosa di lungo il doppio, credo…un saluto@pick: paradosso magrittiano ^^

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