Angel – La vita, il romanzo

Ozon (de)costruisce il melodramma come un fanciullo che si trastulla con i lego, lo utilizza per “creare” senza guardarlo dall’alto, con una ventata di passione lo omaggia chiudendolo tra le mura di un’ironia tanto esile da sembrare inesistente.
Il realismo non è l’obiettivo principe, e di fatto la storia è un susseguirsi di situazioni totalmente improbabili. L’inverosimiglianza, paradossalmente, mette a fuoco la scrittrice, evidenzia i suoi tic, mette a nudo la sua amabile insopportabilità.
Ma il fuoco non può ardere, Ozon ha il secchiello d’acqua in mano e non esita a spegnere l’incendio fin dal suo principio, l’agnello delle emozioni viene sacrificato sull’altare dell’arte.
Il colore si stinge sulla tavolozza della vita, la neve prende il sopravvento, tutto gela.
E’ uno spettacolo al quale non si ha accesso, una casa le cui porte sono chiuse allo spettatore, un quadro da ammirare da lontano. Cinema che si ritrova a discutere con se stesso, che non vuole saperne di essere “cervellotico” perchè lascia il profondo in superficie, cinema che gioca (in maniera forse meno furba di quanto possa sembrare) situandosi in una dislocazione lasca.
Ozon ci nega un qualsiasi coinvolgimento, ci rifiuta i battiti cardiaci e le comunicazioni sinaptiche, ci allontana dalla storia anche quando si pensa di poterla sfiorare con mano. I carrelli all’indietro che ci distanziano dai personaggi sono “battute in ritirata” dalla guerra emotiva.
Quanto effettivo possa essere il falso solo i nostri occhi sono in grado di svelarlo scrutando il palesarsi di un passato ormai defunto, ma pronto alla resurrezione.
Gli spazi sono misurati col calibro, l’insieme è gestito minuziosamente, il barocco spolvera gli angoli di questa vuota cattedrale.
Un gioiello che sta scomodo al dito, ma che affascina.
[sette e mezzo]

Questo cancello separa l’arte dalla vita, e una volta varcato quest’ultima viene inesorabilmente soffocata.

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25 pensieri su “Angel – La vita, il romanzo

  1. Andrò a vederlo a giorni… devo riuscirci assolutamente, anche perchè avevo amato tantissimo il suo precedente “Il tempo che resta”, l’avevi visto? (non ho ancora trovato nessuno che l’abbia visto..confido in te ^^)Ciao

  2. Concordo con quello che hai scritto, di nuovo un’analisi più accurata della mia. Rimane il mio dubbio: un anello che sta scomodo al dito, per quanto tempo continua a affascinare? Per quanto mi riguarda, poco.

  3. @ohdaesu: eh, è vero, forse continuerà ad affascinare per poco, probabilmente ce ne dimenticheremo, e per vari motivima, quello che importa è ciò che regala sul momento, a me ha sfiziato\affascinato assainon tutti i film sono destinati all’immortalità, credo@luciano: grazie a te, in effetti non è stato distribuito molto bene, un vero peccatoperò, dalle impressioni del poco pubblico che ho letto in giro (tipo su mymovies), questo è cinema che può piacere solo ad una stretta fetta di popolazione…che poi dicono che “la storia non è reale”, per me è una motivazione particolarmente non valida, al cinema io ci vado per sognare, se voglio vita vado a farmi un giro in città 🙂

  4. Interessante. Di solito non riesco ad amare i film che non coinvolgono emotivamente, ma forse è da sperimentare.

  5. Quelli che poggiano le loro argomentazioni sul fatto che “la storia non è reale” non hanno capito un cavolo di quello che è (o dovrebbe essere) il cinema…quindi concordo in pieno con quello che dici tu. Sul film non mi posso esprimere…e Ozon tra l’altro l’ho bazzicato pochissimo. A risentirci (oggi cosa esce nelle sale? he he…) …BY!!

  6. @lilith: potrebbe non piacerti… @pick: io a parte questo film non l’ho mai bazzicato, Ozona te potrebbe piacere, secondo me(cosa esce? he he he… mio dio! è proprio oggi!)

  7. recensioni sempre più ispirate..viene quasi voglia di leggerle fregandosene del film!so che non è bene ma a me fa anche solo piacere leggere così le tue rece..tutti i miei complimenti!

  8. mi piace quello che hai scritto, e mi piace che il film sia sempre più visto. ^^Sulla questione gioello al dito: verissimo quello che dici e dice Ohdaesu.Però, mettetevi in un’ottica “femminile”: quante sono le donne che (ad esempio) portano scarpe scomodissime solo perchè solo belle e le fanno apparire fighe?Ecco, direi che il concetto è lo stesso.La “comodità” è una valutazione molto “terrena” e “pratica”. :)Certo, il gioiello figo (e che fa figo) non lo porti sempre e tutti i giorni.Ma che peccato non averlo mai indossato…Buona giornata a tutti.

  9. Io sono una di quelle donne che cose scomode preferisce non portarne, soprattutto se si tratta di scarpe.Però secondo me questo gioiello troppo scomodo non era. Più che altro brilla troppo e alla fine sembra finto.

  10. fatico a crederci: brindiamo alla vendetta di Ozon sui cinebloggers!! Non è che sulla connection cominceranno a spuntare locandine di cinema francese, adesso…?:-)

  11. @souffle: provo ad entrare nell’ottica :-)”Certo, il gioiello figo (e che fa figo) non lo porti sempre e tutti i giorni.Ma che peccato non averlo mai indossato…” verità assoluta@missblum: potrebbe anche essere, ehperò preferisco pensarlo come scomodo ^^punti stima in più per la prima affermazione!@trino: ormai lo ripeto sempre: vive la france!io metterei locandine di cinema francese OVUNQUE 🙂

  12. Bella recensione, che però (mi consento un “purtroppo”, visto che amo quando un autore sa stupirmi) mi conferma quel che temevo: il “solito” Ozon. Con il quale non riesco a legare in alcun modo, pertanto credo me lo risparmierò.Un saluto, Mr. Hamlin

  13. capita anche me di non trovare un certo feeling con un tal registapenso a spielber, che comunque è riuscito a sorprendermi in più di una occasione

  14. Splendida recensione (sto film sta tirando fuori delle perle assurde sulla connection). Però io seguo ciò che scrive Oh: ho qualche dubbio che l’intera laccatura regga poi nel tempo. Per dire a me il momento in cui il film è piaciuto di più è quando Ozon ha dato libero sfogo al melò, nel finale, con un’ondata di sano sentimentalismo tragggico che ci stava. Magari eccessivo, ma mi sarebbe piaciuto vederne un po’ di più nel resto del film, che restava un po’… freddino, anche se bello.

  15. ti ringrazio, noodlescapisco le vostre obiezionicome dicevo io non do molto peso alla resistenza nel tempo, anche perchè lo valuto ora, ci penserà poi chi verrà a decidere se ha retto o menosulla freddezza pure, mi trovi d’accordo, ma secondo me il fascino del film è appunto questocomunque ti capisco, anch’io amo il sentimentalismo tragico ^^

  16. Per quanto riguarda Spielberg riesco ad apprezzarlo quando non esagera con la sua tendenza al fiabesco: ad esempio ho trovato bellissimo (per non citare i soliti, osannati da tanti) “Prova a prendermi”.

  17. Avrei giurato di aver replicato questo pomeriggio… perdo colpi…Comunque si, davvero. In particolare trovo straordinario il rapporto tra Di Caprio e il padre (Walken) e quello, per certi versi simile, tra Di Caprio e l’agente Fbi Tom Hanks.

  18. Mi ha deluso questo film di Ozon.Il personaggio principale è affascinante ma non era necessaria una storia melo per descriverlo.Un saluto!Roberto

  19. non sono d’accordo (poi magari mi sbaglio io eh!) secondo me invece è il melo che ha bisogno di essere (ri)descritto, più che il personaggio, e in questo senso il film di ozon è una sapiente riletturail personaggio non è che uno strumento dell’espressione ozoniona, non è dunque il fine (e quindi non è l’obiettivo della “descrizione”)

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