La regola del gioco

Premessa: questo è uno di quei post che di solito finiscono salvati in bozza… questa volta ho scelto di condividerlo con voi… avrò fatto la cosa giusta?

“La regola del gioco” è un film quasi teatrale, una sfilata di moda di personaggi all’interno dell’involucro del micromondo borghese. Renoir, con una stupefacente leggerezza, dipinge alla perfezione questo universo come fosse un grande “ballo in maschera” (e di fatto i personaggi si nascondo dietro le enormi maschere della menzogna). Si procede tra un valzer di tragedia e un tango di ironia, tra la brutalità dell’immagine e la fluidità del suo movimento, tra il mistero e la presa diretta sulla realtà.
La ricerca non celata di un fascino quasi impressionista che non impedisce di giocare con i ruoli sociali, senza regole esterne, usando i dadi che il contesto fornisce.

Le regole del gioco: una discreta ipocrisia, una falsa e indiscreta apertura mentale, una tollerante intolleranza.

Le regole del cinema: se questo è cinema che “strizza l’occhio a se stesso” riesce comunque a non trascurare lo spettatore, coinvolgendolo senza forzarlo al ruolo di passivo osservatore.

Renoir da vita ad un realismo ossimoricamente farsesco, ad una espressione poetica del tangibile, guida sociale sfogliata grazie ad una leggera brezza avvolgente. La poesia è però priva di troppi ed inutili aggettivi, ma ricca di nuda sincerità, quella addirittura falsa (onestamente meschina) che si può scrutare nei volti dei personaggi.
Un pessimismo agrodolce e vellutato, una bastonata morale data con apparente dolcezza, una pacca sulla spalla che può far male.
Abile nell’utilizzo della profondità di campo, nell’edificazione della messa in scena, Renoir fa un uso quasi “libero” del montaggio e fa in modo che pittura, teatro e cinema si amalgamino dando vita a questa sorta di melting pot artistico che è la sua opera.
Tutto pare quasi improvvisato, a partire dai dialoghi, “Tornerò domani per vedere se si svolgerà tutto in questo modo” dice Truffaut.
Un film “di culto”, molto incompreso alla sua uscita, che ogni amante del cinema dovrebbe vedere, almeno una volta, nell’arco della vita.
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11 pensieri su “La regola del gioco

  1. Vedere questo film per me è come mangiare cioccolato. (Ne sono ghiotto). Cacao del tipo Chuao piantagioni venezuelane. La perfezione del cinema. Merveilleux come la tua “bozza”. Grazie e a presto.

  2. @deneil: troppa grazia!avevo proprio deciso di non parlare, di questo film, ho improvvisamente cambiato idea ^^va visto, assolutamente :-)@luciano: uh, “cacao meravigliao”! :-)la perfezione del cinema, non ci sono dubbigrazie a te!

  3. ahi ahi ahi, capolavoro all’orizzonte.’Le regole del gioco: una discreta ipocrisia, una falsa e indiscreta apertura mentale, una tollerante intolleranza.’ Probabilmente senza questo film nn ci sarebbero stati Ivory e il suo ‘Quel che resta del giorno’, Altman e ‘Godsford park’ e via discorrendo. Il film di Renoir vanta una progenie di gran classe. Imperdibile.

  4. @mikydepp: gosford park! che tra l’altro è una delle vette del cinema altamanianocapolavoro, questo, assolutamente!@simone: he he, anch’io spesso non ricordo bene i film visti nel passato remoto ^^

  5. E caspita…è chiaro che hai fato bene a postarlo! non avere più di questi dubbi! vedere e parlare di questi film (capolavori immortali) è opera meritoria… poi se lo fai pure con “bozze” così belle è il massimo. Ora di Renoir ti consiglio di recuperare, quando hai tempo, un film che si chiama “Una gita in campagna”…poi ci dirai… salutoni

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