Eraserhead – la mente che cancella (revisionismi)

CLASSICISMO ANTICANONICO
La grande barca del canone non riesce ad attraccare.
Seppur Lynch scelga una forma classica e molto contenuta fatta di rallentamenti, dissolvenze, movimenti leggeri costruisce un oggetto filmico insolito e disturbante, giocando col sonoro (che mira con insistenza a “infastidire” contrastando l’evoluzione “narrativa”), con la fotografia (uno dei migliori bianco e nero in assoluto, molto contrastato, che intrappola luci, ombre e fumi) ed effetti speciali “d’artigianato”.
Le equazioni del dialogo perdono totalmente consistenza.
L’azione non è dinamica, ma disarticolata.
SURREAL-ESPRESSIONISMO (2+2=5)
Esasperazione della ricerca del “movente” tangibile, il “motivo delle cose” non percepibile col cervello (perchè non oggettivo), ma con gli occhi. Ma questa costruzione viene distrutta come fosse un puzzle, deframmentata in pezzi di incubi sognanti realtà (e di realtà che sognano incubi), creando un connubio che rende la percezione sovrana (non permettendo di distinguere gli elementi, “cortocircuitando” la determinazione).
Tutto il contorno, dai personaggi di corredo all’ambientazione, è un capovolgimento più realistico della realtà, la deformazione che mostra il vero cambiando l’oggetto (la nostra “sicura” realtà altro non è che una troppo facile illusione).
HOME SWEET HOME
La cuccia di legno tanto calda ed accogliente in cui viviamo diviene teatro di aberranti prodotti della mente, metafore che trasformano la metropoli in suburbanità, la famiglia da ramo al quale potersi sempre appigliare in ipercinetico macete che “mozza la testa”, il padre in figlio di se stesso (e dunque il figlio in orfano).
La ripugnante anormalità della norma: la luminosità è nelle tenebre dell’incubo, il buio nello stress quotidiano al quale siamo sottoposti.
OGGETTI IN DISORDINE
L’incubo dell’uomo non è l’esistenza ma l’oggetto.
Termosifoni, orologi a cucù, manopole e crateri.
La materia genera il sogno (il termosifone qui è metaforico), intrappola la mente, la buca con la matita e la cancella con la gomma.
Il male non risiede nell’uomo quanto in ciò che lo circonda.
CONCLUSIONI
Per avventurarsi nella visione di questo film bisogna necessariamente abbandonare le sicurezze, la voglia di capire, per lasciarsi trasportare dalle immagini e dal delirio da esse generato.
La sua non-linerità non implica una sua circolarità quanto un suo esser linea spezzata aperta, con balzi di tratto in tratto, senza soluzioni logiche.
Eraserhead è un cerchio con gli spigoli, bisogna fare attenzione a non graffiarsi.
Suggestivo, trasportante, ma decisamente non per tutti i palati (specie se si è particolarmente deboli di stomaco).
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23 pensieri su “Eraserhead – la mente che cancella (revisionismi)

  1. Un grande film “Eraserhead”, da me amatissimo…felice di questo sussulto di revisionismo Lynchano! non posso che approvare tutto quello che scrivi…un salutoneP.S. “SURREAL-ESPRESSIONISMO (2+2=5)”: geniale!

  2. Purtroppo (per me) Lynch è uno di quei registi su cui non riesco a scrivere (sono riuscito a parlare solo di mulholland drive e cmq non sono soddisfatto di quello che ho scritto)…forse mi blocca l’immenso amore nei suoi confronti, non se se capita anche a te, ma quando adoro così tanto l’operato di una persona provo come un timore…Cmq Viva Lynch, l’unico uomo che riesce a farmi paura inquadrando una tazzina di caffè…^^

  3. @pick: graciasandava rivisto, eran mesi che me lo promettevo ^^@filippo: eh, bisogna provarcinemmeno io son soddisfatto di quello che scrivo su Lynch (che è un regista che amo, letteralmente), ma bisogna tentare 🙂

  4. L’uso straniante del sonoro è da sempre una delle caratteristiche più originali di Lynch. Fai bene a sollevare l’argomento perché qui forse è al suo massimo valore espressivo. Inquieta più ciò che ascoltiamo che ciò che vediamo nel suo cinema.

  5. già, l’uso del sonoro di lynch è assolutamente una delle caratteristiche più interessanti del suo cinemaprobabilmente, formalmente (e sonoramente) parlando, qui lynch è al suo vertice

  6. Io che debole di stomaco lo sono non mi infastidii…sarà che davvero è quasi tutto giocato sul sonoro. La mia scena preferita è quella della cena in famiglia.

  7. Direi che come esordio non c’è affatto male ^^ (in più ha proseguito con “Elephant Man” che x me gli è addirittura superiore)Ciao

  8. Con Lynch vado fuori di testa anch’io e non riesco a scrivere, ma è magnifico! Ottimo il 2+2=5!”Signore Iddio, ma a me che importa delle leggi della natura e dell’aritmetica se poi, chissà perché, queste leggi e questo due più due quattro non mi piacciono?” (Dostoevskij “Ricordi dal sottosuolo”). Ciao e grazie.

  9. Gran recensione honeyboy. Ma di fronte ad un grande film come questo o si fanno grandi recensioni o, come dice cinedelia, si rimane a crogiolarsi nella disturbante estasi lynchana.Quoto cinemasema per la citazione al grandissimo Dostoevskij.Saluti.Para

  10. @luciano: fedor la sa lunga! ^^@delirio: anche kubrick la sa lunga, he he@deneil: questa volta non ti perdono 🙂 lynch va affrontato, mi raccomando!@para: ti ringraziol’estasi lynchiana, quella che non trovi nelle discoteche! ^^

  11. Grande, Honey. Mi inserisco nella discussione per sottolineare come Lynch, autore d’avanguardia, scientemente “off” sia stato subito prelavato da Hollywood (nella persona di Mel Brooks) per “The Elephant Man”, restando incredibilmente fedele alla propria siderale poetica.

  12. @ale: grazie mille! (ma no, che invidia!)@conte: gracias. questo è vero, Lynch con Elephant Man non si è discostato troppo da quella che è la sua poetica anzi vi rimane incollato come vinavil

  13. Puro delirio. Qui ci sono davvero le basi del cinema lynchano: prologhi cosmici (Dune), ricerca sul sonoro (Blu Velvet), famiglia come simulacro (The Straight Story) etc. etc. Davvero l’atto fondativo di un intera cinematografia. Rivedendolo mi chiedo sempre che padre sia stato il buon David.

  14. Dune ancora mi manca, non trovo il coraggio, ho paura che possa essere l’unico lynch a deludermi ^^sì, eraserhead è sicuramente la radice del grande albero lynchiano!

  15. Certo, Dune. Di sicuro un film intrinsecamente votato all’insuccesso, troppo gigantismo per limiti sin troppo evidenti. Un contrasto stridente avvertibile in tutta la sua durata, ma dotato anche di una carica sovversiva non indifferente per il genere fantascientifico (che poi lo è a sua volta, “sovversione dei canoni precostituiti dai generi” come diceva Menarini, sempre in merito a Dune). Un film anomalo insomma. Aspettando che anche da noi esca il director’s cut.

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