Il fantasma della libertà

Francia 1974 Regia: Luis Buñuel Durata: 104 minuti

IL BORGHESE PIÙ IMBECILLE DELL’ANNO

Quando gli universi del canone e dell’anticanone si intrecciano nascono opere come questa. Il “significato” prevale sul “codice”, la struttura e le fondamenta crollano così come la normalità, la legge.
Questo mondo di consuetudini inconsuete non nega totalmente la “narrazione” ma la sfrutta a fasi alterne col desiderio di distruggere il corso, il filo, senza necessariamente costruire dell’altro, semplicemente ripercorrendo i frammenti (“saltando” ove necessario).

Oltre a quella canone\anticanone vi è anche la contrapposizione simmetria\antisimmetria (non solo spaziale ma anche temporale) e infatti spesso intervengono “elementi di disturbo” nella simmetria spaziale (ragni sui caminetti, animali “fuori luogo”), elementi che intervengono anche nella struttura temporale episodica, ricca di salti nel vuoto, di “staffette” tra personaggi.

Questo gioco di contrasti, estremissimi, contribuisce al raggiungimento di quella “anarchia” che però non è un cestino vuoto, ma un pic-nic di significati.
Bunuel prende per il culo il borghese ribaltandone le debolezze, estremizzandone l’atteggiamento. E qui si entra in quel “giochetto surrealista” che diverte (diverendosi) trasformando la normalità in qualcosa di più rappresentativo, più arco\freccia (che quindi mira il bersaglio) che bomba atomica.
Lo scandalo è sempre dietro l’angolo: fotografie\cartoline totalmente innocue possono diventare pornografia (mentre l’incesto è affascinante), la semplice consumazione del pasto un atto di cui ci si deve vergognare (mentre al cesso ci si reca in pubblico).
La sovrapposizione di questi tasselli (davanti bianchi e dietro neri) permette di forare il muro del senso, il film è il trapano di cui si serve Bunuel, l’arma con la quale guardare dall’alto un mondo mediocre, schiavo di se stesso e delle proprie (aberranti) consuetudini. In realtà è proprio questo universo che vede la volgarità ovunque ad essere “pornografico” (emblematica la figura della donna che suona il piano nuda).
I simboli sono disseminati un po’ ovunque (e non sono tutti di facile ed immediata “lettura”), Bunuel si serve anche del mondo animale, dello struzzo libero in quanto “altro” (autre-uche, deformando un po’ le parole), l’ultimo ad abbandonare la scena (guardandosi intorno avrebbe solo voglia di nasconder la testa sotto la sabbia, ma probabilmente attende che sia l’uomo a sotterrarsi da solo nella sua stessa vergogna).
Le sequenze da antologia sono veramente troppe per essere elencate tutte, vi basti quella in cui alcuni monaci si danno al poker giocandosi le madonne dopo la recita del rosario….
L’unica parola con la quale poter descrivere tutto ciò in modo riassuntivo: geniale.
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13 pensieri su “Il fantasma della libertà

  1. Fantastico…(quando sento parlare di questo film mi esalto!)… hai colto perfettamente il violento sarcasmo antiborghese che si respira in questo film…film ricchissimo, per me assolutamente da incorniciare. L’accostamento Python-Bunuel è poi decisamente calzante…complimenti!

  2. effettivamente questo film un po’ mi ricorda quel fenomenale sketch pythoniano ^^ assolutamente da incorniciare, come darti torto!gracias!

  3. hai ragione :-(ho visto questo, viridiana e il fascino discreto della borghesia (capolavoro assoluto)prima o poi dovrò recuperare anche quello!

  4. E la scena (mi pare di ricordare) del cecchino che uccide con il suo fucile di precisione i passanti e poi, dopo essere stato condannato a morte, saluta tutti e se ne esce libero? O la bambina smarrita che è sempre presente ai genitori e i poliziotti chiedono di potersela tenere come identikit vivente? Film incredibile. Recensione perfetta! Ciao.

  5. ricordi benissimo!quella scena è genio allo stato puro (quella del cecchino)ed anche quella della bambina (ma come gli escono?? sempre sia lodato luis bunuel!)ti ringrazio!

  6. uff e io che volevo festeggiare il 500esimo post prima dell’anno dalla “fondazione” del blog (tra poco più di un mese ^^)ne mancano una sessantina… no, non posso farcelapiango

  7. bellissima recensione come al solito..il film ce l’ho ma lo devo vedere (come fil)..e come fil ti dico anche che si parla di un grandissimo regista!be per ora ho iniziato a recensire qualcosa di herzog..peccato che non l’ho visto io il film ma il mio collaboratore!

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