The Coast Guard

Il sacco che contiene la guerra è sempre più nero, ma cosa c’è veramente al suo interno? Il nulla (la guerra si è svuotata di senso).
Le trincee si sono trasferite nell’uomo (da fuori a dentro) e non sono più i soldati a schierarsi ma la follia.
Dove sono i presunti limiti invalicabili?
Non esistono più nè civili nè soldati, abbiamo di fronte dei civili\soldati che hanno perso la guerra con loro stessi.
Al concetto di “guerra” subentra dunque quello di “gioco”: i fucili sono balocchi e non più strumenti distruttivi.
Questo sconfinamento di significati insignificanti (abbandoniamo, una volta per tutte, la linea di sperazione bene\male) fa sì che anche l’immagine, in alcuni frangenti, risulti sfocata. Nulla è più nitido, le connessioni sinaptiche sono saltate. L’unica cosa che differenzia il mondo di cui ci parla il regista da una clinica psichiatrica è l’ampiezza, qui si può “toccare con gli occhi” una follia per la quale non ci sono gusci, protezione o camicie di forza.
Kim Ki Duk è diretto, ma non un reporter, al di là della riflessione sull’uomo (dalla quale segue quella sulla violenza e non viceversa) quello che colpisce (nuovamente) di questo film è questa grande capacità del coreano di “poetizzare il sangue”. La viola del male viene suonata tanto, troppo forte (basti la scena dell’aborto) ma l’archetto sbaglia mira e sfiora ventricoli e aorte lacerate.

[otto]

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22 pensieri su “The Coast Guard

  1. La stavo aspettando!Di Ki Duk come sai ho visto solo Soffio e Ferro 3.Questa riflessione sulla guerra e sull’uomo non voglio certo perdermela!Attendo da umile discepola ^^ciao!

  2. Immagino che aspettassi il mio commento ^^…Sono davvero contento che sia piaciuto molto anche a te. “The Coast Guard” viene poco citato tra i primi Kim, ma secondo me è un bellissimo film, che ha una vetta assoluta nel magnifico finale.Una menzione speciale all’attrice Ji-a Park nella parte della ragazza che impazzisce… straordinaria anche, come protagonista, nell’ultimo film del regista: lo splendido “Soffio”.Un saluto honey e complimenti per la recensione

  3. intanto ti ringrazio per avermi ricordato l’esistenza di questo film nel post su bad guy :-)sì, esatto, se ne è parlato poco ed è il caso di rispolverarloJi-a-Park merita almeno un abbraccio, bravissima (ed io ho ADORATO i suoi personaggi!)grazie!

  4. Questo Ki-Duk mi manca.:-( Dovrò provvedere al più presto, perché il regista è uno fra i pochi di cui si dovrebbe conoscere l’intera filmografia. Ciao.

  5. @l’arconte: grazie a te!@luciano: he he, a me ne mancano pochi, sto quasi per finire, la sua filmografiaho un po’ di timori che l’arco e time possano non piacermi, ma li guarderò lo stesso ^^

  6. @honey: secondo me “L’arco”, invece, ti piacerà. Perchè è un Kim Ki-duk 100%.”Time” è un pò particolare rispetto alla sua filmografia. A me è piaciuto anche quello cmq… le idee di base dei suoi film sono sempre straordinarie.Ciao

  7. e poi guardando negli occhi di Antoine in quell’ultimo, stramaledettamente bello, fermo-immagine, ho visto il riflesso di me stessoho potuto captare le onde sonore nell’aria dirmi “libertà”!

  8. @chimy: dici?guarda mi fido! prima affronterò l’arco, time a questo punto lo lascio per ultimo ^^concordo, le idee di base dei suoi film sono sempre straordinarie, e direi che spesso e volentieri straordinario lo è anche il loro “sviluppo”

  9. Con sincerità ti dico che questo Kim Ki Duk non è ancora “in programmazione”, mi pare più una chicca per quelli che già conoscono il suo cinema…Io devo farne ancora parecchia di strada (lo sai bene), ma non è detto che non possa arrivarci… 😉

  10. non posso darti tortoquesto film è molto bello ma è sicuramente bene arrivarci dopo aver seguito il percorso isola-bad guy (visto che indirizzo sconosciuto tu lo hai già visto! ^^)prima o poi ci si arriva, non c’è fretta!

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