Metropolis

2026.
L’allucinazione ed il paradosso sono appesi ad un soffitto contro il quale la mente viene ripetutamente premuta. Il pavimento si muove inesorabilmente verso l’alto (metropolis è un film assolutamente “verticale”), la percezione risulta “schiacciata”.
Questa percezione, dalla quale nasce poi la comprensione, è prima di tutto partecipazione temporale immediata in cui si vive l’istante presente in modo disgiunto dal precedente, in modo tale che ogni attimo risulti irreplicabile. Metropolis è dunque un film sul tempo “che corre”, su ciò che è in atto, indipendentemente dalle generazioni e dalle date.
Negato dunque il concetto di passato resta da capire dove sia finito il futuro (ammesso che ce ne sia uno). Il palesarsi di un presente perenne (contemporaneamente origine e fine) è in fondo una continua ostentazione di novità (e dunque di immediato futuro!), quindi sul piano della pura percezione temporale presente e fututo risultano inscindibili.
Notevole il numero di contrasti presenti nel film.
Fondamentale, in Metropolis, quello tra due “altimetrie sociali”. Netta è la separazione (non attraverso linee ma vere e proprie superfici) tra “alto” e “basso”, scissione dovuta ad una torre di Babele gerarchizzante. La città è dunque composta da cervello (padrone), mani (servo) uniti da un unico possibile punto di contatto: il cuore (Maria).
Altro, nettissimo, contrasto è quello luce\buio (se ne parlò già in “nosferatu”) che diverge più verso una contrapposizione espression\disagio (l’espressione provoca disagio o è il disagio ad essere espressivo? insolubile, a mio avviso, la questione causa-effetto).
Amore\odio (non nell’accezione più banale). Si tratta di un costante passaggio che coinvolge a travolge il singolo per mano della massa (e viceversa!), l’oggetto principale dell’amore odio è qui la donna\macchina (Maria\cyborg).
Ultima, non certo per importanza, la giustapposizione utopia\distopia, equlibrata nel senso che non vi è un vero mondo illusorio a prevalere sull’altro. Se la distopia vince, diciamo, al “primo round” l’utopia pareggia i conti nel finale. Non vi è dunque una distanza netta tra i due concetti, stiamo parlando di una vera e propria fusione tra orizzonti sfasati: tutto va male ma al contempo non potrebbe andar meglio (che è poi il miglior compremesso tra ottimismo e pessimismo).
Importantissimo, oltre al gioco di contrasti, anche quello delle correlazioni.
C’è una relazione strettissima tra tre elementi fondamentali del film: servo, lavoro e macchina. La macchina fagocita il servo, il servo sfrutta il lavoro, il lavoro a sua volta distrugge la macchina. Il cerchio può dirsi chiuso.
Altro legame, che potrebbe essere erroneamente confuso per contrasto, è quello tra peccato e redenzione. Se il peccato è caduta, la redenzione è atterraggio morbido. La redenzione porta ad una condizione che è qui migliore della precedente, e quindi il peccato (con annessa sofferenza) è necessario.
Ultima liaison è quella tra “visivo” e “narrativo”, ambedue “oggetti costituenti”, qui totalmente complementari.
L’introduzione (anche nel senso di incipit) è a dir poco fondamentale. Lang ci “introduce” in questo mondo alienato\alienante con inquadrature ossessivo-compulsive (così come lo sono i movimenti delle macchine e degli operai). Fin da subito si entra in stretto contatto con la massificazione ossessiva, paradossalmente non-movimentata (il movimento è da intendersi “da fermo”, come quello di un operaio in una catena di montaggio), e l’evoluzione filmica avviene per singoli fotogrammi più che per intere sequenze sovra\sottoposte.
Si tratta di entrare in un formicaio: ci sono le formiche operaie e gli spazi sono claustrofobicamente “sotterranei” (i padroni invece se ne stanno in superficie).
Così, step by step (talvolta in step motion) si cotruisce l’ipnosi.
Dopo questo, straordinario, incipit fa il suo ingresso “in scena” il personaggio femminile chiave (Maria), fra il biblico ed il politico. Biblico perchè si serve di metafore quali la torre di babele, politico perchè se ne serve per scagliarsi contro la divisione di classe. La sua dimensione politica è comunque più socialista che comunista, perchè rifiuta la “lotta di classe” ed esclude l’uso della violenza come mezzo rivendicativo nei confronti del potente.
Fra la mente (che progetta) ed il braccio (che agisce) Maria non vuole mettere l’ascia ma il cuore (ma quale amore vuole esprimere, quello fraterno in nome dell’umanità?).
In un mondo senza classi medie il cuore viene (almeno inizialmente) utilizzato da inter-mediario.
Avviene poi una sostituzione delle donna in questione con una macchina, che non da gli esiti sperati (non indugio oltre per rispetto di chi non ha visto il film).
Concentriamoci ora sull’incubo urbano, sull’enfatizzazione dell’immagine. Metropolis è il labirinto dell’oblio. La distruzione dell’attesa, la proiezione dell’ansia sui canali sinaptici, lo scivolamento nel baratro del disagio. Non ci sono spazi, pertugi, il delirio non concede respiro.
PICCOLE (MA NECESSARIE) APPENDICI
Spazio\Simbolo\Espressione
La dimensione spaziale è soprattutto figurativa, poichè esprime.
La narrazione viene stuprata e poi abbandonata, ma i suoi elementi restano integri nonostante l’innovazione stilistica abbia preso il sopravvento.
L’esposizione espressionistica si avvale degli spazi ma non dei personaggi, che hanno rilevanza pari a zero perchè non interagiscono tra di loro ma solo con lo spazio\simbolo circostante.
Le figure si muovono in maniera ordinata.
Femminino sacro
La figura di Maria ha un legame stretto con la divinità (non per il nome…): possiede la capacità di penetrare nelle menti.
Tornando alla questione contrapposizione\legame l’introduzione del personaggio robotico (il clone di Maria) ne genera diverse.
Prima di tutto la donna (sia “di carne” che “di metallo”) riesce a mettere in soggezione l’uomo (da qui il potere divino attribuito all’essenza femminile), a condurlo verso la perdizione attraverso l’ipnosi del suo sguardo (fascino che genera desiderio).
La donna è dunque il veicolo che porta verso la terra promessa, ma i metodi utilizzati dalla donna in carne ed ossa e da quella robotica, in questo caso, divergono fortemente, perchè la prima può (per ovvi motivi) avvalersi delle emozioni.
Le mille luci di New York
Evidente come Lang si fosse ispirato a New York riuscendo a ricostruirla in maniera incredibilemente post-moderna.
Una città piena di edifici che altro non sono che grandi nidi d’api, case labirintiche, grattacieli (idea verticale di “slancio”).
Lang distrugge ogni concetto architettonico in maniera del tutto verticale, sotto e sopra elevando (anche cose che non dovrebbero esserlo).
La notte rapisce le costruzioni ma milioni di luci sono pronte a restituire vita.
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16 pensieri su “Metropolis

  1. Che analisi! Precisa, efficace, chiarissima. Complimenti! Sei riuscito in poche frasi a presentare un film che è molto più complesso di quanto non sembri dopo una prima visione, un film, inutile dirlo, che è un capolavoro. Può piacere o no, ma resta indubbio che Metropolis è una pietra miliare del cinema in generale e della sci-fiction in particolare e inoltre capolavoro indiscusso della scuola espressionista. Grazie Honeyboy. Ciao.

  2. @pick: grazie di cuore, carissimo!@luciano: grazie mille!Capolavoro indiscusso dell’espressionismo, senza dubbio, anche se H.G. Wells lo definì una baggianata (facendo torto a se stesso, dato che metropolis, un po’ wellsiano, lo è)e poi continua ad essere evocativo e suggestivo anche se visto nel terzo millennio, e questo non è cosa da poco!grazie a te!@ale: orgogliosissimo! ora sono pronto per i nibelunghi ^^@mario: ti ringrazio!

  3. capolavoro della fantascienza che devo ancora vedere per un preciso motivo:prima volevo vedere cosa c’era prima e intorno e poi addentrarmi in questo pellicolone che a quanto pare mostra mille sfaccettature..tra le influenze che ho visto e recensito ti posso citare aelita..del 26..poi devo vedermi ancora2-3pellicole prima di questo..sarà contento leo!bellissima analisi comunque!

  4. @damiani: assolutamente!@deneil: bisogna anche seguire il percorso espressionista (FONDAMENTALE “il gabinetto del dottor Caligari”)grazie mille!@filippo: quando la recuperi fai attenzione, è da vedere nella versione integrale da 2 ore e mezza ^^@edo: lo vedrò presto!@daniele: già!

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