In the valley of Elah

PERSONAGGI IN PRIMO PIANO
Il cinema di Haggis delinea e traccia personaggi in maniera progressiva (e lineare), li inserisce in microsfere che finiscono col collidere con l’esterno (il dentro\fuori è FONDAMENTALE per lo “studio” del cinema di Haggis, girato o scritto che sia…). Le mutazioni non sono improvvise, ed è anche per quello che l’evoluzione del film rifiuta quasi del tutto il colpo di scena per seguire l’evoluzione naturale dei personaggi (farsi prendere per mano dai protagonisti è il modo più semplice di apprezzare questo regista).
I movimenti di macchina (molto “dolci”) stringono un cerchio attorno ai personaggi che attraversano il film, la mdp è l’ombra delle figure in movimento (e quindi la staticità non è che illusoria!!).
2-2=0 LA SOTTRAZIONE DI HAGGIS
La perdita della fionda, del sangue, dello sguardo. L’aggiunta della comunicazione (ovvero la sottrazione della non-comunicazione).
Togliere qualcosa ai personaggi in maniera progressiva per studiarne l’evoluzione.
Quando anche la speranza risulta essere sottratta viene cacciato un forte urlo, una richiesta d’aiuto che non può rimanere inascoltata.
DAVIDE\GOLIA
Non bisogna aver paura delle metafore semplici.
Dietro la semplicità si cela sempre un ragionamento complesso: il singolo è contemporaneamente Davide e Golia. Il Golia-carroarmato uccide facilmente un Davide (l’innocenza del fanciullo), il Golia-Davide-soldato riceve pesanti massi in testa dalla guerra (o meglio dal suo essere stato e non dal suo essere azione, come ribadirò nel capitolo successivo).
La natura duale dell’individuo si palesa nei protagonisti (Hank e Emily): lapidanti e lapidati al medesimo tempo.
Non ci sono dunque nette distinzioni tra “buoni” e “cattivi”: dietro ogni azione c’è un Golia, ad ogni causa segue un effetto, ad ognuno di questi effetti segue nuovamente una causa (il pesce grande mangia quello piccolo, e viceversa).
STATO VS. AZIONE
La radice della guerra contemporanea è lo stato (soprattutto quello mentale, per il quale si crede, o si fa credere, di essere in STATO di guerra) e non l’azione (lo “sparo” è schiavo dello stato).
Le nuove guerre si combattono a livello mediatico (ed infatti qui i media accompagnano “marginalmente” il film con i loro esili, ma penetranti, suoni) prima che con le bombe.
Ed è quindi questo costante stato di guerra ad essere il Golia: l’umanità è il Davide smunito di pietra.
RIBALTAMENTO E ILLUSIONE
USA, dentro\fuori.
Lo SPLENDIDO finale riassume tutte le tematiche espresse nel corso del film, chiude il cerchio sul protagonista (il cerchio diventa punto, o meglio, bandiera) ed è l’unico possibile.
Oltre a ribadire come i ruoli di Davide e Golia siano “ribaltabili” lancia un messaggio dopo l’illusione e chiede una forte inversione. L’illusione è quella di aver teso la mano, la richiesta è quella di aiuto perchè non è più il mondo-fuori ad aver bisogno degli USA, sono gli USA ad averne bisogno.
CONCLUSIONI
Banale e retorico?
Elah viaggia sul pelo dell’acqua senza cercare voli disonesti (a parte, probabilmente, la canzone finale…) o sprofondamenti troppi criptici. La (triste) realtà va affrontata sì di petto ma con una certa delicatezza.
La semplicità è il suo piatto forte, le metafore (visive e non) saranno pure scontate e immediate ma sono efficaci (e nulla conta più di questo).
[sette e mezzo]
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