Irina Palm

Un sentiero dal percorso spesso ridanciano e “soft” che però presenta diramazioni tragiche e profonde: questo è “Irina Palm”.
Separare e unire come se si stesse giocando con dei pezzi di pongo variopinti.
“Realtà” e “fantasia” (Maggie/Irina Palm) si trovano ad essere separate dal muro bucato dell’erotismo: la sega è tanto tangibile per il “segato” quanto fantastica per la “segante”. Ma ecco che l’ “erezione” di questo contensto reale finisce con lo scontrarsi con la dimensione fantasiosa: l’uomo si abbandona alla fantasia erotica, Maggie porta gli oggetti di casa sul “luogo di lavoro”.
Ci si muove su almeno tre piani di riflessione.
Il primo, più immediato, riguarda la rinuncia di se stessi per l’altro, il sapersi (e volersi)sacrificare per un bene che è superiore. L’ingenua genuinità di Maggie la porterà a “tendere la mano al prossimo” (al nipote sul lettino d’ospedale, all’uomo il cui pene sporge da un buco nella parete).
Il secondo piano è quello che porta il mediocre a divenire distinto. L’inutile “medio” trova la sua funzione (manuale…) e può finalmente esibire un talento. Attraverso l’eros si staccano i piedi da terra e si vola, finalmente, per guardare il mondo dall’alto. (E attraverso l’eros Maggie può finalmente guardare dall’alto la “middle class”).
Infine, strettamente connessa a questa, la riflessione sul “mezzo” che segue il percorso del “personaggio”. La masturbazione diventa arte: non vi è più una vera differenza tra l’agitazione del fallo e le pennellate date su una tela.
Tutto questo, ovviamente, porta inevitabilmente a situazioni di raro divertissement (come il gomito da “seghista”, per intenderci) che non appartengono all’universo dualmente volgare/bigotto del quale spesso il cinema “leggero” (mi si passi il termine) contemporaneo sembra non poter fare a meno. Il “soft”, dicevamo, è qui sempre accompagnato da uno sfondo molto amaro (la malattia del nipote, le collissioni tra Maggie e la famiglia del piccolo).
Molto calibrato (anche a livello di regia), se non troppo, forse uno dei suoi pochi grossi difetti è quello di lasciar finire lo schizzo sempre e solo sul fazzoletto.
Marianne Faithfull assolutamente perfetta nell’interpretare le due dimensioni del personaggio Maggie/Irina Palm. Menzione speciale anche per il Nostro Miki Manojlovic: chi conosce e ama Kusturica sa di cosa sto parlando….
Assolutamente consigliato.
[sette]
COMUNICAZIONE: io non assicuro la mia presenza, ma il 18 gennaio al future film festival di Bologna c’è una tavola rotonda sul fenomeno del cineblogging, ebbene SIATECI! dirige la nostra guida spirituale: il Contenebbia
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