Expect the unexpected

Hong Kong 1998 Regia: Patrick Yau Durata: 86 minuti
L’inatteso non è solo dietro l’angolo, anche innanzi allo stesso: il caso gestisce l’azione e distrugge totalmente ogni possibilità di pronostico.
Imprevedibile come lo è la vita, rifiuta le certezze senza programmare il colpo di scena: quest’ultimo spalanca la porta senza nemmeno bussare (come spesso accade nel quotidiano).
Sparatorie, inseguimenti e sentimenti si palesano all’improvviso ma con una spontaneità che lascia di stucco: criminali e poliziotti si inseguono ma sono a loro volta inseguiti dalle situazioni che la vita gli pone.
Non ci sono eroi ma personaggi cittadini, non ci sono extraterrestri e supereroi ma comuni mortali (indifesi pur dietro lo scudo della propria pistola).
Il realismo è il dogma a cui ci si appella (ed anche tutto l’apparato stilistico del film è volto, con successo, al raggiungimento dello stesso).
La sintesi perfetta dell’azione metropolitana: emozioni difficili da esprimere e pallottole non sono separate ma si fondono perfettamente nel contesto urbano, tutto è fortemente connesso all’azione (azione “dentro”, azione “fuori”). I personaggi si sparano, dunque, in continuazione (che siano proiettili o parole dette/non dette poco cambia).
Tutto questo “esplode” in un finale di rara bellezza, un epilogo nerissimo, un pugno nello stomaco che non lascia speranze: quell’ultimo notiziario lascia interdetti come la donna il cui sguardo (probabilmente disperato) ci resta inesorabilmente lontano.
Meraviglioso.

[otto]

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