Gozu


Giappone 2003 Regia: Takashi Miike Durata: 130 minuti

Il salvagente: la trama. No, dobbiamo annegare!
Confrontarsi faccia a faccia con il profondo implica dare fuoco al testo, sbarazzarsene per sempre. L’unica penetrazione possibile è quella che vede l’occhio come fallo e l’immagine come vagina (senza dimenticare il mestolo nel culo del quale il capo-yakuza non può fare a meno: penetrare e lasciarsi penetrare).
L’indagine di Miike è uno stupro dell’immaginario che costeggia la presa per il culo senza mai diventarla, è un parto cesareo operato dal bisturi del delirio.
E’ proprio la ricerca l’elemento fondamentale di “Gozu”: la maniacalità di Miike nel cercare la vera natura distorta della realtà (la descrizione del tangibile attraverso l’inafferrabile) che ci circonda.
Inquadrature oblique cbe si insinuano tra vetri e pertugi, frammenti oscillanti di una maniacalità quasi ossessiva (e molto impulsiva, spontanea) che tenta di impugnare l’impalpabile in tutti i suoi spigoli (spigoli ulteriormente accentuati dall’antinarratività del sonoro).
La ricerca del “linguaggio cinema” viaggia su binari paralleli con l’evoluzione della non-trama (esposizione di significati apparentemente non-significanti con tanto di fuochi d’artificio finali).
Una sorta di close-up su riso e fagioli rossi come rimando ciclico ad una linearità ormai fantasma.
L’espressione della natura distrutta del legame attraverso il viaggio nell’Io alla ricerca l’elicottero che conduce all’Altro (fratello/madre/clan).
Cancellato lo sguardo che conduce razionalmente alla comprensione del rapporto umano resta da disegnare l’OLTRE (l’immaginario così tanto immaginato da potersi dire vissuto).
Il fuori pieno di orrori e “stravaganze” è la proiezione esteriore del conflitto del “dentro” (la ricerca dubbiosa di soluzioni).
L’orrore dentro/fuori implode nelle valli riunificatorie del delirio: dal fraticidio all’accoppiamento fraterno (distruzione del legame, ricostruzione dello stesso).
L’amore (espresso mediante la metafora sessuale) è il mezzo attraverso il quale si chiude l’indagine (indagine che è costata il distacco totale dalla realtà), il latte materno l’elemento di passaggio.
Assolutamente disturbante, geniale ed estremo.

[nove]

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