Lust, Caution! (Lussuria)


ATTENZIONE, MANIERA!

Il cinema di Ang Lee, seppur ci sia qualche notevole passo in avanti, non riesce ancora a riflettere sui corpi (perché se ne impossessa) e a far suo il concetto di modernità.
Lo stupro dei personaggi (che non ci trasportano per mano) non riguarda tanto lo sguardo (Ang Lee da spazio al pdv dei protagonisti, nelle sequenze appunto meglio riuscite del film) quanto il corpo. Corpi non focalizzati (o messi a fuoco senza uno scopo) si ritrovano ad essere ostentati senza che si possa capire chi ne sia il dominatore (sarebbe una forzatura rivolgersi al Tempo, allo Spazio, al Corpo, allo Stato proprio perché il dominio è tanto esile da essere ininfluente).
Non si rischia nulla, si percorrono autostrade che portano alla bellezza adoperando segni un po’ a secco di senso. E le scene di sesso spinto, di cui si è tanto parlato, sono una vera e propria delusione: oltre ad arrivare quando ormai il film ha già stancato ostentano i corpi in una maniera tanto programmatica ed intensiva da cancellare desiderio e immaginazione, tanto da confondere dominio e amore (lui domina lei, lei domina lui, ma l’interazione tra i due non nasce, nonostante la piccola lezioncina di kamasutra), tanto da far pensare che siano messe lì (nessuno dice che non siano delle belle scene, ma sono fuori contesto) giusto per scandalizzare (operazione che col sottoscritto non può che fallire…). Insomma i coglioni di Tony Leung vengon fuori al momento sbagliato, la prima parte del film è fredda, la vampata di calore ingiustificabile.
Eppure c’è un sottile spiraglio per le emozioni, che trapelano (non dai corpi, purtroppo, ma almeno dagli sguardi) tra un colpo di fioretto precisino e l’altro che mi ha fatto piacere questo film molto più dei precedenti film di Ang Lee da me visti (e forse il merito è anche in parte della stupenda colonna sonora).
Ben confezionato, come al solito, fotografia eccelsa e cast veramente eccezionale (la coppia Tang Wei – Tony Leung è Immensa), ma è come parlare di un pacco regalo dal fiocco d’oro di cui ci delude ciò che sta dentro.
La sceneggiatura poi è veramente un calcio nei gioielli, e alcune sequenze sono ridondanti al loro interno (più che tagliare delle scene io avrei tagliato all’interno delle scene).
Non gli si nega la sufficienza, ma forse è il caso che io rinunci definitivamente al cinema di Ang Lee.
Leone D’Oro a dir poco eccessivo.
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