Buena Vista Social Club

Il cinema (un po’ come la pittura) è probabilmente il mezzo attraverso il quale, con il supporto delle tecnica, si donano vita e pensiero all’immagine. Ma quando le immagini sono esse stesse “vitali” il cinema si accomoda sulla poltrana diventando oggetto invisibile che scruta l’esistenza senza doverla “condire”.
Questo accade in “Buena Vista Social Club”, non è più il ripreso ad essere al servizio del riprendente ma viceversa, la macchina da presa si trova immersa in un mondo da osservare, è spettatrice tanto quanto noi, gira intorno ai personaggi per scrutarli come farebbe un bimbo curioso, si muove con una leggerezza tale da portarci all’interno di esistenze, speranze, sogni: stiamo toccando con mano la realtà.
Non siamo più in grado di dire se questo sia solo cinema, la frattura linguaggio/realtà è troppo ampia, il nostro occhio va a pescare nel cuore, interroga l’orecchio, di fatto schiaffeggia la nostra volontà (e forse addirittura capacità) di valutare.
Queste fratture le ricomponiamo noi, perché un film lo viviamo/vediamo in stretta funzione della nostra esistenza, il fiume delle immagini (ed il flusso dei suoni) finisce sempre con lo scontrarsi con la diga del nostro dentro (interiorità “inquinante”, ma in senso positivo).
Le immagini di Cuba, isola infelicemente felice dove il pugno si affronta con il sorriso, sono istanti sottratti alla vita, attimi strappati alla quotidianità che rimbalzano sullo schermo (e che forse addirittura lo bypassano).
Sono occhi incantati quelli che osservano Ibrahim Ferrer, Compay Segundo e tutta la compagnia vivere, orecchie spalancate ed estasiate quelle che li sentono suonare/cantare.
Raccontano la loro vita alla macchina da presa e hanno finalmente occasione di rispolverarsi, di farci vivere e sentire i loro sogni, di farci entrare nel loro mondo e farci toccare i loro strumenti (in questi loro brevi racconti si evince un legame quasi “di sangue” con lo strumento suonato, probabilmente, a giudicare dal talento, le note davvero scorrono nelle vene di queste persone).
Questi artisti ci fanno vivere un’orgia sonora di proporzioni indescrivibili.
Meraviglioso.
[non voglio nemmeno credere che questa sia una recensione, forse è solo condivisone di un sentimento, per quello che può valere]
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