Into the wild

Errare è umano!

“Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita… per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto.” (David Henry Thoreau) [esistiamo? per rendere davvero consistente la nostra vita dovremmo riuscire a riassumerla in un singolo istante, sbarazzarci dell’enorme ed inevitabile vuoto dell’eternità (la nostra esistenza è eterna se la consideriamo come somma di istanti infinitesimi e spesso insignificanti)]

“L’arte è la suprema manifestazione della potenza dell’uomo; è concessa a rari eletti, e innalza l’eletto a un’altezza dove l’uomo è preso da vertigine ed è difficile conservare la sanità della mente. Nell’arte, come in ogni lotta, ci sono eroi che si dedicano interamente alla loro missione, e che periscono senza raggiungere la meta.” (Lev Tolstoj) [l’intento di McCandless è anche estetico, una ricerca dell’arte nelle Cose]

“La materia è la grande illusione. La materia, cioè, si manifesta nella forma e la forma è un fantasma.”(Jack London) [involontaria definizione london/leopardiana di cinema]



Pre-messa
: Se avessi messo il cuore in un sacchetto di plastica per poi gettarlo nel freezer in compagnia dei surgelati inizierei a scrivere tante cose acide e cattive su questo film: la regia è troppo sperimentale, lo split screen (anche multiplo) è usato nella maniera più dannosa possibile, la voce over è accumulo narrativo, sovraesposizione esplicativa totalmente inutile e quasi-cancerogena [e su questo non sarei nemmeno d’accordo con me stesso, per nulla].

Struttura? Movimento!: Linearità, la prima regola da abbattere quando ci si misura con le emozioni. Il patchwork, il collage spazio/temporale distrugge la storia del viaggio, è la filosofia stessa dello spostamento (il movimento, lo si voglia o no, risponde alla filosofia, i tentativi di analizzarlo fisicamente sono destinati a fallire) a ricostruire l’Esperienza.

Mimesi: Soggetto/Mediatore/Oggetto —> McCandless/Natura/Pensiero [gli ultimi due intercambiabili]
Per capire il senso di una cosa la soluzione spontanea, impulsiva (alla quale giunge anche un infante) è l’imitazione.
I problemi sorgono quando ciò che tenti di imitare (fosse anche un’idea, un pensiero) è troppo grande.
La voce over è semplicemente un ingranaggio dei meccanismi mimetici del film, NON è spiegazione ma TENTATIVO di spiegazione e di immedesimazione, non una sovrapposizione sulla storia ma un racconto parallelo ipotetico (non sempre funzionale, specie quando diventa interpretativo) che tenta di intersecare quello reale.

Armonia forestale:
“Quell’aria aspettava il suo respiro; quei tappeti chiedevano d’esser premuti dal suo piede; quei cuscini volevano l’impronta del suo corpo.” (Gabriele D’annunzio) [tappeti d’erba, cuscini di sabbia/neve]

sciogliere i ghiacci con il calore delle proprie lacrime
bucare i sentieri innevati con il peso della propria esistenza
scalare la montagna che porta allo straordinario
rotolare giù per accorgersi che a valle nulla è cambiato e potrà mai cambiare
non scendere affatto e fare i conti con sè stessi per accorgersi che quei conti non torneranno mai
Estetica naturale: Sbagliato (se non folle) vedere nella peregrinazione di “Alex Supertramp” motivazioni totalmente ideologico/evasive dovute a chissà quale tipo di schizofrenia. Il raggiungimento della felicità “estetica” avviene attraverso il ricongiungimento del “dentro” con il “bello” che gli occhi posso ammirare.
La felicità, in tutti i casi, è un’illusione. E la non-condivisione della felicità/illusione porta al rimpianto del contatto con le illusioni altrui.
Il dio a cui si rivolge il ragazzo altro non è che la natura (panteismo?).
società:
“society, have mercy on me
I hope you’re not angry if I disagree
society, crazy and deep
I hope you’re not lonely without me” (Eddie Vedder, Society)
denaro/consumismo:
Quando avremo il coraggio di ammettere che il valore intrinseco delle cose è l’unica cosa di cui tenere conto?
McCandless bruciando i soldi rinnega per sempre il valore nominale (e illusorio) delle cose. [se la cosa vi fa storcere il naso sarete da me malgiudicati, per sempre]
Pubblicizzare le mele, sempre.
Fagocitosi della modernità: Il senso è tutto in quella sequenza “scattosa” dove alcuni “istanti particolari” sono sottratti al flusso dell’immagine, frammenti di una quotidianità alla quale il Nostro non appartiene.
Lo vediamo entrare in campo, da destra, dietro di lui un ponte, il traffico automobilistico velocizzato, il tempo al quale non si può sfuggire neppure costruendosi uno spazio “alternativo” (nemmeno in Alaska, ormai, ci si può sottrarre all’umanità, anche se McCandless, sbarazzatosi della cartina e della bussola, si illude di avercela fatta).

Felicità/piacere, mere illusioni:
“Il piacere è sempre o passato o futuro, non è mai presente”
“La felicità è impossibile a chi la desidera” (Giacomo Leopardi)
Porsi come obiettivo il raggiungimento di uno stato di piacere non fa che alimentare la fiamma della sconfitta. La natura non fa che illuderci continuamente che la felicità sia a portata di mano.
Porre domande alla natura è necessario, purché non si esigano risposte.
Cercare rifugio da sè stessi, dagli altri, dalle proprie paure.
Chiedere asilo alla natura è un atto nobile, coraggioso.
L’indispensabilità del legame umano [possibili spoiler, ma nulla di esagerato]: La tesi stirneriana (espressa in “L’unico e la sua proprietà”) che vorrebbe annullare l’importanza del legame viene ribaltata, in “into the wild” è “l’unico” a perdere importanza, a rimpiangere “l’altro”.
“Non esiste nessuna felicità se essa non è condivisa”.
Il finale ci mostra uno stupendo “montaggio delle attrazioni”, prima un montaggio parallelo (dialettico) Chris/cielo, poi natura (legame indebolito), infine abbraccio con la famiglia (legame rafforzato?).
Errare è umano, l’errore è lasciare scie di sofferenza alle spalle delle proprie idee.
Colonne portanti:
letterarie:
non mi soffermerei molto sul libro di krakauer, solo, se non lo aveste letto, non attendete oltre!
musicali:
la colonna sonora di Vedder (stupenda), seppur (ovviamente) extradiegetica, sorregge l’immagine. le parole, le note esprimono e completano il senso del filmico.

(S)Considerazioni finali:
Una delle riflessioni più importanti degli ultimi anni, in parte macchiata da una regia non sempre all’altezza della situazione.
Quello che conta però è il coivolgimento, e quello (parlo per me) non è assolutamente mancato.
Si parlava di echi herzoghiani, e ci sono, ma gli intenti e i risultati divergono decisamente dall’opera di Herzog.
In sostanza, bellissimo.

[ringraziamenti: grazie mille a lui per il template, sono commosso]
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