Sweeney Todd

La melodia non è altro che la sottile corteccia dell’albero filmico, umile serva della poetica burtoniana. Sweeney Todd non ha una vera e propria struttura da musical (anche se è così che lo si definisce, inevitabilmente) perché la musica non è “composizione” ma piuttosto componente, una periferica espressiva.
A livello di riflessione è una evoluzione decisava nella filmografia di Burton: non ci viene più dichiarato che l’uomo non vuole più sognare ma che l’uomo è impossibilitato a farlo.
“Tutti gli uomini sognano. Non però allo stesso modo. Quelli che sognano di notte nei polverosi recessi della mente si svegliano al mattino per scoprire che il sogno è vano. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, giacché ad essi è dato vivere i sogni ad occhi aperti e far sì che essi si avverino.” (T.E. Lawrence)
Purtroppo questi sogni ad occhi aperti altro non sono che veri e propri incubi affilati come la lama di un rasoio. La rivalsa è il trascinamento di un corpo insanguinato che traccia una scia indelebile sul terreno.
Basti osservare come la macchina da presa aggiri i due protagonisti che viaggiando con l’immaginazione si ritrovano seduti su una spiaggia, Sweeney ha lo sguardo ancora “rapito” dalla sua sete di sangue e vendetta, non riesce a svegliarsi dal suo “incubo ad occhi aperti”.
Oppure il magnifico finale ove l’Innocenza cessa di esistere portando con sé il Sogno, che non sarà più possibile. Il vaso degli incubi di Pandora è stato aperto e non è più tempo per le fiabe.
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