West and soda


Ho bisogno di aprire una piccola parentesi, che in realtà dovrebbe essere molto più grande, il “mezzo” blog però (purtroppo) non consente di dilungarsi troppo. Il cinema d’animazione è cinema, e ciò è facilmente verificabile. Per esempio possiamo definirne un fuori campo in maniera piuttosto semplice, forzando una suddivisione (di cui tenterò di sbarazzarmi successivamente, fallendo) del tempo in tre stadi fondamentali (banalmente: passato, presente e futuro) otterremo che ogni immagine del presente ha qualcosa che non vi era nel passato che è destinato a cambiare nuovamente nel futuro. Qualcosa finisce fuori campo nel presente (gli indiani attraversano una strada in cui c’è un albero e subito dopo esso non è più visibile, ma non ha cessato di Essere) e qualcosa è sempre destinato a finirvi, visto che il presente momentaneo diventa passato in un istante e avremo un “nuovo” futuro. La mia semplificazione è errata in quanto non tiene conto del fatto che il cinema sia un segnale audiovisivo preregistrato (e questo lo allontana definitivamente dalla vita, che è sempre in atto, mentre il cinema “lo è stato”), dunque è impossibile imbottigliare il tempo (come possiamo fare, ad esempio, con il teatro, che è, nuovamente, sempre “in atto”) in stati, perché tutto quello che vediamo è, in un certo senso, già “passato”. Però possiamo tener conto del tempo in cui le immagini vengono captate dai nostri occhi (“macchina da presa umana”: non è sbagliato dire che il film viene girato due volte, la seconda ripresa avviene nel momento in cui ci troviamo di fronte alle immagini) e a livello di percezione all’interno di quel passato possiamo distinguere gli stadi temporali di cui parlavo prima: è l’atto del “vedere”.
Il cinema d’animazione è cinema, dicevo, non una sottocategoria nè tantomeno un suo surrogato. Questo mi porta a fare due affermazioni : a) il film d’animazione non è OBBLIGATO a divertire (anche se oggigiorno pare debba essere così); b) il film d’animazione non è necessariamente rivolto ad un pubblico infantile (in senso lato…). Affermazioni di cui non mi servirò qui, ma che terrò buone per una futura occasione…
Il cinema d’animazione è divisibile, per parallelismo, in macro e micro generi, e qui entra in gioco “West and Soda”. Il film di Bozzetto è definibile come una parodia del genere western (definizione della quale voglio subito sbarazzarmi). Parodiare una struttura è impossibile senza averla, in qualche modo, “sposata”. Definire west and soda come “parodia del western” non ci porta a nulla, se non al western stesso. E non considerare west and soda all’interno di un’analisi di genere (che esula sicuramente dagli obiettivi di questo blog) sarebbe una omissione anche abbastanza grave.
Non possiamo assolutamente negare che questo sia un film divertente, ma perché lo è? Il divertimento nasce principalmente attraverso due “strumenti” che sfruttano il preconscio dello spettatore: a) dal “normale” al “bizzarro”; b) sovrapposizione degli effetti.
a) Un esempio: la mucca si apre come fosse una frigorifero e se ne estraggono bottiglie di latte. L’atto del mungere, ovvero la “situazione normale”, è mutato in qualcosa di “divertente” perché segna uno scarto dalla realtà alla quale siamo abituati.
b) Altro esempio: gli indiani (importantissimi) nel loro classico “assalto alla diligenza”, altro atto fortemente “consueto” (e sicuramente presente nell’immaginario). L’assalto diventa divertente nel preciso istante in cui si sovrappone improvvisamente e in modo più o meno ciclico alla situazione in atto, spezzandone l’andamento.
I personaggi sono fondamentali. Bozzetto qui non ha bisogno di caratterizzarli, sono già stati scolpiti dall’immaginario. Il cowboy dal cuore d’oro, il “cattivissimo”, i due scagnozzi del cattivissimo, la donzella indifesa, la donna ingannatrice, “gli indiani” (da vedersi come un singolo personaggio anche se questo può apparire paradossale, qui la personalità propria non si esprime, piuttosto possiamo parlare di più identità sublimate in una “entità collettiva”) e gli abitanti del Far West (idem) (cor)rispondono a sculture preesistenti. Queste preesistenze che si amalgamano danno luogo all’esistenza del film, il susseguirsi delle “situazioni”. Possiamo addirittura asserire che in west and soda i personaggi siano “caratterizzanti”.
Altrettanto importanti sono i duelli. Quello del prefinale, lunghissimo, tra Johnny e il Cattivissimo e quello del finale tra Johnny e i due scagnozzi (anche se un duello, per definizione, è tra due persone…). Sono duelli che ribaltano decisamente i concetti di tensione (tra soggetti partecipanti) e attesa (dello sparo) per giungere ad una “presa per i fondelli” del formalismo che caratterizza questa “pratica” (anche qui ci si rivolge all’immaginario: il classico “duello tra gentiluomini”).
Infine la colonna sonora sembra ribadirci: “questo è un western!”. Non ne abbiamo mai dubitato.
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