Palindromi (Todd Solondz)

Cos’è una scelta? Ogni bivio che la vita ci pone davanti altro non è che un dover scegliere il senso con il quale leggere una lunga frase palindroma. Strade diverse, medesimi risultati, sembra volerci dire Solondz. Questa è la messa in scena dell’impossibilità di scegliere.
L’inquadratura spesso ci mostra prima il particolare (il personaggio) e poi l’oggetto della scelta di quest’ultimo (un caravan, un camion), o forse è meglio dire che l’oggetto viene inquadrato prima che la scelta abbia luogo, come se non vi fosse alternativa.
La stravaganza, al servizio di una realtà forse troppo pesante per essere attraversata con linee rette, è una pista circolare che tutto avvolge ma nulla sovrasta. Il reale (e non si tratta di un “paese delle meraviglie”) è dietro (più che dentro) l’immagine .
Quello che varia è l’apparenza, perché Aviva cambia forma ma non sostanza, e questo cambiamento di “personaggio” non segue di pari passo un cambiamento di “persona” (il personaggio in questo caso sarebbe la forma, la persona, invece, la sostanza).
Questo è un cinema fatto di anime orfane, di felicità crocifisse e di feti incelofanati, un cinema che non scende a compromessi, scorrettamente corretto (a tratti davvero spietato), che pone domande il cui punto interrogativo è l’immagine. Un cinema che spesso e volentieri sfiora il sublime.
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