Un bacio romantico (My Blueberry nights)

Piccola parentesi: questo film non è banale, la banalità non esiste, esistono semmai gli sguardi (se avessi voglia di scriverne sarebbe un punto da approfondire, sappiate comunque che dietro c’è un ragionamento complesso sviluppato durante la visione di un film con Elvis Presley).
I primissimi minuti di “un bacio romantico” sono di una forza incredibile, segnati dalla ricerca dell’immagine particolare e dal tentativo di estrapolare l’emozione dai volti. La vera natura del sentimento ripresa attraverso la vetrina di un negozio (il vetro non è un “filtro” quanto un oggetto restituente verità). Khondji è ossessionato dal riflesso, ma al di là della resa stilistica l’operazione è destinata a marcare le immagini con le interiorità dei due protagonisti.
I problemi, di natura spaziale e strutturale (molto più forti di quelli temporali riscontrabili in “2046”) si palesano tutti al di fuori di quel negozio: sembra quasi che lo sguardo di Kar-Wai si sia perso lungo le strade degli States. Ralenti “scattosi” che purtroppo agiscono sull’insieme (il ralenti karwaiano agiva sui personaggi, in itmfl, oppure veniva utilizzato come mezzo di riflessione sullo spazio divenuto schiavo di un tempo prepotente, in altri film del regista) ci mostrano quanto lo sguardo del Nostro non riesca a cogliere l’immaginario americano. Lo spazio sembra ormai sfuggito di mano (lo spazio di un mondo che il regista ancora non ha imparato a conoscere). I due personaggi si allontanano e allora il film assume una struttura da road-movie, ed è proprio qui che il film fallisce, in questa aggiunta di oggetti filmici (le chiavi, le fiches e via dicendo…), di spazi e di personaggi quando invece il procedere di questa crescita interiore della protagonista (una discreta Norah Jones) avrebbe richiesto una sottrazione, una maggiore, banalizzando (io sì che posso essere davvero banale!), “solitudine”. Il mondo ruota intorno a lei (il film è un atto d’amore nei confronti della cantante? sembra di sì, ma come dice Emiliani “questo sentimento non filtra”) senza davvero circondarla (tutta la parte del film con Natalie Portman evidenzia abbastanza bene questa lacuna, soprattutto per quanto riguarda due sequenze: quella della partita a poker e quella all’autorimessa).
La colonna sonora ben simboleggia questo “smarrimento”: così come sguardo e spazio nemmeno musica ed immagine riescono ad essere un tutt’uno. Bisogna ricorrere allora allo “yumeji’s theme”…. (ma i “suoni” del passato fanno ancora parte di un bagaglio che il maestro ha portato con sé in viaggio senza avere abbastanza tempo per compiere l’opera di “arricchimento”, non basta rivisitare un suono, bisogna che questa rivisitazione si adatti al mondo che si vuole dipingere).
Un cinema, questo, dai meccanismi troppo palesi che tendono ad esteriorizzare anziché “tenere dentro” le sensazioni. Sensazioni evidenti, mostrate e non suggerite, che spesso non riescono a scavalcare lo schermo.
“Un bacio romantico” resta comunque, nonostante tutti i suoi evidenti difetti, un film romanticissimo (come suggerisce lo stupidissimo titolo italiano) che non mancherà di piacere ai sentimentalisti. Da vedere, dunque, anche se da Wong è lecito (anzi, necessario) attendersi di più.
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