Juno (Jason Reitman)

[un post pieno di note scritto in stato di ubriachezza palese]
Non ci credo. Mi aspettavo qualcosa dal
postmodernismo cinematografico quest’anno, e quel “qualcosa” tardava ad arrivare (Cloverfield e Redacted ci andarono vicini, a dire la verità). Insospettabilmente, quasi “di nascosto”, vuoi vedere che questo “Juno” è il primo film postmoderno dell’anno? (1)
Alcune considerazioni a caso:

– “Juno” non è un film “fatto per farsi piacere” (2), “Juno” nasce con la consapevolezza di piacere (3, 4).
– “Juno” non concede relax, l’incedere dei dialoghi è uno zapping forsennato e continuo applicato ad una tv con duecento canali. “Juno” vuole escludere che voi abbiate la possibilità di distrarvi o che so io, “pensare ad altro”. “Juno” non vuole la vostra attenzione, se la prende e basta.
– Il linguaggio di “Juno” è immediato e lo è talmente tanto che sembra quasi non esserci (5), non se ne avverte il peso (6). Quello di “Juno” è un gioco di prestigio incredibile.
– “Juno” non si prende la briga di passare per il cervello, a meno che voi non forziate il “segnale”.

– La sceneggiatura di “Juno” è stata partorita da un mega-computer.

– I dialoghi di “Juno” sono più reali della realtà stessa, e si susseguono con una velocità che sfida le leggi della fisica. E sono tutti perfetti.
– Nelle poche pause prive di dialoghi schizofrenici in genere troviamo la classica inquadratura “rarefatta”, con la casetta e il giardino e la stradina e
tuttoilresto (7), ma improvvisamente ecco che in campo entrano ragazzi che corrono in “tenuta da atletica” (8). Tra l’incipit della famiglia Savage (qualcosa di inquietante) e la corsa degli omini che saturano improvvisamente il quadro in Juno comincio a pensare che nel cinema indipendente si nascondano tracce di postmodernismo IN OGNI ANGOLO, e ho voglia di vedere almeno un paio di tali film al giorno (9).
– La colonna sonora di “Juno” NON è ricattatoria (e in generale “Juno” è un film onestissimo, ti fotte -un po’ come fa la vita- senza lasciarti possibilità di imputarargli delle colpe).

– I personaggi di “Juno” sono costruiti in maniera tale che dovranno piacervi TUTTI (10).

– Mi sono innamorato di Ellen Page.

– Ultimo e importante: “Juno” con l’aborto non ci azzecca proprio un cazzo (11). Strumentalizzare l’arte è qualcosa di odioso. Questo è cinema, punto.
Bisognerebbe scriverne una recensione, di questo “Juno”, ma io ho sonno.

1 ed è anche un film indie, ma questo lo sospettavate già…
2 odio questa espressione, o almeno, mi odio per averla usata.
3 proprio per questo molti diranno “non mi è piaciuto”: non è bello ammettere di essersi lasciati fottere (e non c’è via di scampo, “Juno” vi fotte, opponete pure tutta la resistenza ed il vostro snobismo del cazzo, se ne avete, niente da fare).
4 obiezione: “ma allora anche talune commediole italiane…” “respinta!” e non credo di dover anche spiegare il perché….
5 cosa che sarebbe ultra-sconvolgente!
6 ed è proprio questa la grande “inculata”, se mi passate il termine
7 quella che amiamo definire “cose alla Sundance”

8 avrò gli incubi questa notte. ha rovinato il mio immaginario, tutto ciò.

9 agli esperti in materia: fuori i titoli, cazzo!

10 forse non è pienamente riuscito, questo punto, ma ci andiamo davvero vicini

11 capito, brutto grassone?

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