10 cose di noi (Brad Silberling)

“Vi sono mancati i miei post vero?”
“Manco per il cazzo!”

“Ah, perfetto!”
PREMESSA

Questo film è l’occasione giusta per parlare, brevemente (e superficialmente, come abitudine) del rapporto tra grande schermo e vita reale. La mia affermazione (sconvolgente) è questa: il set e la vita sono esattamente la stessa cosa. Il problema fondamentale che si viene a porre è questo: la vita “cinematografica” spesso non combacia con la nostra visione della stessa, e da qui nasce una “distanza”, nel peggiore dei casi addirittura un “rifiuto”. Il cinema non è solo una rappresentazione della vita che spesso ci pone interrogativi pesanti, ma un prolungamento della nostra interiorità sullo schermo (1). Aver coscienza di non poter evitare di vedere parte di sé stessi durante la visione di un film è il miglior modo possibile per uscirne poco “turbati”.
Voglio essere banale: questo vuol dire che a) le reazioni estreme come pianto e derisione non sono dovute interamente al film (che scoperta!), b) la banalità è sempre negli occhi di chi ce la vede c) l’intrattenimento è sempre sulla bocca di chi sta ridendo (2) …. e si può continuare. Cosa ci azzecchi tutto ciò con questo film lo scoprirete qui sotto (forse).
IL CINEMA SCONFINA NELLA VITA, E VICEVERSA
Uno degli aspetti più interessanti “10 cose di noi” è la sua metacinematograficità. Questo il film lo mette bene in chiaro fin dal bellissimo dialogo iniziale.
Se non lo aveste letto da qualche parte ve lo dico io, in “10 cose di noi” c’è Morgan Freeman nella parte di sé stesso (3). La vita è qui rappresentata come un grande set che rispetta le leggi del cinema (4): bisogna sempre “saper entrare in scena” per cavarsela. E per entrare in scena bisogna “saper vivere”.
PERSONA VS. PERSONAGGIO
(Freeman vs. Freeman) [interpolazione]

La presenza di Freeman (in quanto sé stesso) nel film garantisce questa interazione reciproca tra vita e cinema. Freeman si mostra personaggio anche nella vita reale (5), vederlo chiamato ad interpretare sé stesso conferma la mia idea che la vita altro non è che una continua interpretazione. Pur essendo persona Freeman non può sbarazzarsi del suo essere “personaggio”.
Il personaggio/persona più interessante è però forse quello della cassiera (la meravigliosa Paz Vega (6)), persona a cui Freeman insegna a recitare, o meglio, entrare sul set (e questa si rivela una “lezione di vita”).
UN BREVE GIUDIZIO ORGOGLIOSAMENTE SOGGETTIVO SUL FILM
Un film davvero genuino, che si presta ad una parziale derisione (7) proprio per quel voler prendere le “distanze” di cui parlavo prima. Un film semplice, piccolissimo (come è tradizione del cinema indipendente che non vuole sostituire il cinema hollywoodiano ma rappresentarne un’alternativa), che sfiora e si fa sfiorare dalla vita senza forse rendersene nemmeno conto.

Tirando le somme, se volete passare poco più di un’ora in maniera piacevole, ve lo consiglio.

1 In barba alla critica (dalla quale io mi tengo FIERAMEMENTE alla larga), lo dico, la “fallacia affettiva” è inevitabile, l’opera va giudicata anche (non sto dicendo soprattutto, ma ANCHE) in termini dei suoi risultati (quelli emotivi compresi).
L’oggettivismo sfrenato, se usato nel descrivere l’arte, è un ottimo modo di scavalcare tutti gli aspetti più “umani” e “vitali” del cinema. In questo io credo fermamente.
2 Voglio dire che sì tali reazioni non possono fornirci un giudizio oggettivo del film, ma sarebbe anche piuttosto inutile, oltre che estremamente difficile, sbarazzarci delle stesse. Ho pianto durante quella scena? Sarebbe bello analizzarne i motivi. Credo che quello del pianto sia un “momento” cruciale, per pochi istanti la vita “cinematografica” diventa anche la nostra. Non è una cosa da sottovalutare, forse.
CONSIDERAZIONE INUTILE: a me Chaplin fa piangere.
3 Ne riparlo nel paragrafo sotto.
4 Questo è una reazione del cinema, più che una sua azione. La vita entra brutalmente nello schermo e ciò che vi sta dietro, in qualche modo, “restituisce lo schiaffo”.
5 A questo punto vi starete chiedendo “ok che Freeman interpreta sé stesso, ma non è comunque il personaggio di un film?”.
6 Non voglio dire cose indicibili, dunque evito. Solo: Gesù.
7 E voi deridete i derisori: deridono loro stessi.

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