Il treno per il Darjeeling (Wes Anderson)

Non sono sicuramente la persona più adatta a parlare di questo film dato che la mia conoscenza del cinema Andersoniano si avvicina allo zero. “Il treno per il Darjeeling” è un film bellissimo, mi rendo conto che, però, potreste non fidarvi.
La macchina da presa, quasi ostinatamente fissa, è colta da una altrettanto ostinata “voglia di cogliere” (che si avvicina, spesso e volentieri, alla mania): movimenti repentini e zoomate rapide estraggono volti, spremono il succo vitale contenuto nell’immagine con una rapidità inaudita. Wes Anderson compone il quadro secondo una concezione “lavoisieriana” (“nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”): l’inquadratura mostra sempre qualcosa che pare naturalmente “preesistente” più che una “creazione” cinematografica.
Eppure, in tutta la sua naturalezza, il cinema di Wes Anderson mi pare fortemente stravagante, specialmente per quel che riguarda la saturazione del quadro con oggetti “bizzarri” (anche se questi sembrano finiti nell’inquadratura quasi “accidentalmente”). I personaggi vengono trattati come non fossero altro che oggetti di quel tipo [bizzarri] (e in un certo senso lo sono davvero).

Un cinema che nella sua precisione geometrica si lascia attraversare da un indelebile senso di umanità. Carrellate
avec du ralenti accompagnano i tre protagonisti verso il funerale di un passato con il quale non è più il caso di fare i conti: bisogna sapersi sbarazzare delle valige, ovvero rompere il cordone ombelicale che ci lega allo “ieri” (quella dell’abbandono del proprio “bagaglio” è una delle metafore più profonde viste al cinema quest’anno).
“Il treno per il Darjeeling” è un film che spacca il quadro familiare per restituircelo intero sì, ma “incerottato”.

Wes Anderson ci ricorda che il cinema è una “vita a puntate” fatta di “personaggi di finzione” che altro non sono che il riflesso di noi stessi sul “proiettato”. La madre dei tre, prima di uscire nuovamente di scena, lo dice chiaramente: “alla prossima puntata”. Al prossimo film, forse, al prossimo incontro nella vita o sul set (che sono poi la stessa cosa).
Bellissimo.
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