Rescue Dawn (Werner Herzog)

“L’emozione per amore dell’emozione è lo scopo dell’arte, l’emozione per amore dell’azione è lo scopo della vita.” (Oscar Wilde) [L’emozione per amore dell’arte è lo scopo di Herzog]
“Cos’ è questa guerra stipata nel cuore della natura? perché la natura lotta contro se stessa? perché la terra combatte contro il mare? c’è forza vendicativa nella natura.” (Soldato Witt, “La sottile linea rossa”)
“Miratelo, un marine: mera ombra e rimembranza d’un essere umano, uomo tumulato vivo e all’impiedi, sepolto sotto le armi, con accompagnamento di marce funebri…” (Henry David Thoreau)
“In celluloid we trust.” (Werner Herzog, “The white diamond”)

BALE FURORE DI DIO
Carro armato-Bale sfodera una performance da antologia: la sua fisicità conduce il quadro verso l’inevitabile esplosione. Una continua sfida “corporea” alle leggi della natura. Guardatelo mentre sale su di una roccia: il suo non è un semplice “stare sopra” quella roccia ma piuttosto un “sovrastarla”. Oppure quando, in preda ad delirio di chiara matrice kinskiana, si mette a divorare dei vermi [lo ha fatto sul serio!] o a prendere a mozzicate un serpente ancora vivo: Bale riesce a trasformare la lotta per la sopravvivenza in vero e proprio dominio sul circondario. L’enorme perdita di peso [si parla di 25 kg] non diminuisce la “portata” del suo dominio, ed anzi la resistenza ostinata, estrema che vi pone contro, la rafforza. “Per questo Christian è il
migliore della sua generazione.” (Werner Herzog).

L’INQUADRATURA HERZOGHIANA AD “ALTO IMPATTO”
“Rescue Dawn” ha un impatto talmente diretto da scompaginare i sensi. Inquadrature frustranti che non temono di compiersi pienamente nell’eccesso drammaturgico. Una condivisione di sguardo vertiginosa: possiamo respirare con il protagonista, “sentire” definitivamente nostra la sua vita. Herzog, continuando con ostinazione a sfidare le leggi “naturali” del cinema, vuole portare definitivamente le immagini “davanti” allo schermo. Ne nasce un coinvolgimento da “realtà virtuale” che non sospettavamo potesse scaturire da due sole dimensioni. Se prima era difficile credere che il cinema fosse qualcosa di diverso dalla vita [parlo per me] ora è addirittura impossibile.
IL SONORO COME “GRASSETTO” DELL’IMMAGINE
Il suono non solo si intregra alle immagini ma ne sottolinea il senso, lo amplifica di qualche decibel. Un’irruzione di poesia pura al 98,9% [quasi cit.].
FICTION VS. REALITY
Dopo una serie di documentari “falsi” Herzog dirige un film di fiction “vera”. Quella di “Rescue Dawn” è una realtà resa immortale dalla celluloide, una storia vera “rivissuta” per divenire, in sostanza, Cinema. C’è una consapevolezza di “falsità” che viene subito valicata da una cieca fiducia nel cinema come atto di testimonianza di uno sguardo. La ripresa delle immagini passa per gli occhi invisibili di Dieter.
(S)TRAVOLTI DALLA NATURA
La natura [grande rifugio al quale però non è concesso chiedere asilo] è, ancora una volta, “partecipativa”. Il cinema di Herzog, come sempre, sfida la natura e riesce al contempo a renderle omaggio. La macchina da presa accarezza le forze della natura e non si sente intrusa [anche la mdp è “partecipativa”], non assiste solo al Disegno, vuole farne parte tanto quanto un albero.
LA GUERRA STIPATA NEL CUORE DELLA NATURA [E DELL’UOMO]
“Rescue Dawn” è un altro grande film sulla guerra come stato “interiore” e non come azione “esternata” [l’altro è “Alexandra” di Sokurov, altro dramma distributivo]. La guerra nasce e si sviluppa “dentro” fino a che le sue radici pungono il cuore in maniera troppo dolorosa per non poter essere esternata. Dieter/Bale urla contro un nemico che non può capirlo, un nemico che lo tiene in pugno: lo “status” di guerra. Urla e gesticola per farsi notare dagli elicotteri [la possibile salvezza], accende un fuoco, schiva del piombo [in queste sequenze la commozione sale in maniera esponenziale]: la guerra non concede di agire per qualcuno al di fuori di sé stessi.

CONSIDERAZIONI FINALI
“Rescue Dawn” è un film davvero carico di emozioni. Un film che riflette sulla condizione umana con una semplicità “profonda”. Ed è un film fortemente herzoghiano, nella composizione dell’immagine, nelle scelte musicali, nella continua ricerca di nuovi limiti davanti ai quali non abbassare la testa. Il cinema non può nascondersi, non davanti alla guerra, alla natura e all’uomo.
Straordinario davvero.
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