Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo (Steven Spielberg)

Inutile nasconderlo: da questo film ci aspettavamo di più. Molto di più.
L’omaggio al mito non è così profondo da diventare un omaggio ad un cinema che non c’è più, quel cinema da poter guardare con gli occhi di un bambino. Le scene d’azione (alcune davvero magistrali) fiondano gli occhi nell’universo/Jones, ci immergono nel cuore dell’avventura, ma il periodo di latenza tra le stesse scene ce ne allontana vistosamente (e fuori da quel cuore, in un film come questo, ci si sente spaesati). Si procede a corrente alternata, il film manca di quella continuità necessaria a trasformare lo spettatore in bambino (sempre che non lo sia già…) e lo schermo in caramella. Peccato perché la sequenza “automobilistica” iniziale, con tanto di riflessi sui cerchioni delle ruote e sugli specchietti, sembrava promettere il capolavoro. Spielberg purtroppo alterna alcune di queste prodezze a intere sequenze girate con il “pilota automatico”. Caduta verticale, poi, in quel di El Dorado: una leggenda il cui fascino viene letteralmente “superficializzato”.
Coito interrotto.
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