Il matrimonio di Lorna (Luc Dardenne, Jean Pierre Dardenne)

I Dardenne non lanciano più un lazo al collo dei protagonisti, i campi si sono allargati per raccontare il “sistema” uomo-mondo. “Il matrimonio di Lorna” ci parla di un gap incolmabile tra gli esseri umani e l’ambiente esterno che li circonda. Una lotta estenuante tra quello che ci portiamo “dentro” ed il “fuori” con il quale bisogna fare i conti. Le inquadrature, non più costrette al “pedinamento del personaggio” riescono finalmente a “respirare”, ma ciò che rivelano toglie il fiato a noi spettatori. Perché quello inscenato dai Dardenne è (purtroppo) il mondo di oggi per come lo viviamo, lo sentiamo, lo vediamo (i film sono sempre una sorta di “revisione” della vita e della storia). C’è amarezza, ma anche consapevolezza che il cinema non può gettare la spugna di fronte alla lacerazione dell’animo umano. Per sperare nel futuro bisogna lottare per conservare il ricordo, quei ricordi che Lorna porta in grembo e che una banale ecografia non può riuscire a rilevare.
Bisogna fuggire per ritrovarsi e scoprire la libertà, come Antoine Doinel, verso il mare, o come Lorna, verso la foresta.
“Qualcuno ci aiuterà” (come dice Lorna parlando al suo passato), forse, a tornare (davvero) a vivere.
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