Frost/Nixon

Richard Nixon, improcessabile e insondabile, viene processato e smascherato da un primo piano televisivo. Pochi secondi e l’espressione di Nixon ci rivela la sua implosione morale, politica e umana, per quei pochi istanti vediamo il vero Nixon, che con umanità getta a terra la maschera e ci mostra il suo disappunto verso se stesso. Ron Howard si approppria di quel primo piano ma non ne vuole replicare il valore politico, ne assorbe quello drammatico. Quel primo piano è maieutico, scaturisce dal dialogo/battaglia con David Frost e porta a galla qualcosa di sedimentato nella coscienza.
Il motore di Frost/Nixon non è politico ma drammatico e porta a galla le ellissi televisive, ovvero ciò che sta oltre il campo/controcampo dell’intervista (e il cuore del film è la telefonata tra i due). La lotta è personale, non politica, perché i contendenti battagliano per non imboccare il viale del tramonto: Frost ha bisogno di Nixon tanto quanto Nixon ha bisogno di Frost. Una lotta che prosegue oltre l’intervista, che anzi si intensifica proprio nei suoi intervalli, perché è proprio in quei momenti che la strategia dell’ “apparire” viene pianificata. L’azione, ovvero il mostrato, è il nostro lato giudicabile, e l’ossessione per il giudizio degli altri porta alla pianificazione del gesto, specialmente quando l’azione si svolge “sotto i riflettori” ovvero al cospetto di un giudice che non è più personale ma universale, e il giudizio dello spettatore si ripresenta infinite volte dato che l’evento è registrato. Frost e Nixon sanno di sottoporsi all’immortalazione storica (anche se potenziale, dato che non si sa se le interviste andranno effettivamente in onda) e agiscono consci di questo atto definitivo, dal quale non si torna indietro.
Nixon l’animale morente, Nixon la sineddoche della corruzione, Nixon l’uomo chiusosi nella gabbia della sua stessa immagine di statista.
Frost/Nixon è inoltre un film-dinamite, un climax ascendente, in cui la tensione cresce verticalmente fino alla detonazione effettuata da quel primo piano a lungo atteso, di quella confessione “visiva” per la cui attesa si era fatta quasi intollerabile. Merito di un montaggio che non concede sconti.
Il finale ci mostra il residuo della detonazione, di nuovo uomini fuori dalla tv e dentro il cinema, dove non ci sono vinti e vincitori ma cenere, enormi mucchi di cenere.

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20 pensieri su “Frost/Nixon

  1. Si concorda pienamente. Quoto tutto…inoltre iniziare il nuovo progetto con questa recensione è un ottimo inizio 🙂

  2. Benvenuto da me e grazie, innanzitutto, lieta di conoscerti! 😉
    Sai che hai scritto un post che mi fa per la prima volta incuriosire tantissimo su questo film, mentre prima non me ne sentivo così attratta? Sai come far vivere delle emozioni raccontando le tue impressioni! Complimenti davvero!

    Ah, ho letto nell’altro blog a cui hai lasciato il link da me, del tuo trasferimento: ti capisco, anch’io mi sono trasferita, anch’io venivo da blogspot, e anch’io penso che forse anche un trasferimento può dare nuovi stimoli, e che anche se non si sa bene perché sentiamo che un blog finisce..probabilmente un motivo c’è, foss’anche la nostra semplice e naturale voglia di ..un qualche cambiamento!
    Quindi in bocca al lupo, anche se anch’io ne ho bisogno invero, trovandomi su WP da poco, e ancora mi sto chiedendo come andrà… Intanto so che tornerò a trovarti! 🙂

  3. PS- Mai avrei pensato a un ‘ripescato’ Frank Langella per la parte di Nixon..sospetto sia una scelta che ha i suoi ottimi motivi (sappimi dire), anche se per me che non ho visto il film appare sorprendente!

  4. innanzi tutto grazie mille
    sì è vero, un motivo c’è sempre, magari anche solo un sentimento
    frost/nixon ha stupito anche me, in genere non è che io vada matto per il cinema di ron howard… e invece questo film mi ha davvero colpito
    su frank langella avrei dovuto spendere qualche parola, impressionante la sua interpretazione di Nixon, davvero impressionante
    se ti capitasse di vederlo fammi sapere

  5. “Il motore di Frost/Nixon non è politico ma drammatico”
    verissimo. Una frase eccellente, caro, honey, che definisce meglio di ogni altra il valore di questo film. Ed è un dramma “televisivo”, un dramma dell’immagine, motivo per cui – devo dire inaspettatamente per me – mi son trovato ad esultare per Howard, che ha davvero realizzato un’opera sopraffina interrogandosi senza spocchia sul potere demistificante, ma anche veritiero dell’immagine.

  6. wordpress è una meraviglia, ci arruola uno dopo l’altro ^^
    concordo con quello che dici, noodles, assolutamente
    è un howard che si interroga con umiltà (e onestà) sullo statuto “veritiero” dell’immagine
    e mi fa piacere che anche tu abbia esultato per Howard

  7. Mi devo complimentare per la tua nuova “avventura” su wordpress. Una scelta coraggiosa perché anche il tuo precedente blog era ottimo e molto visitato. Prima o poi anch’io dovrò pensare a fare qualche cambiamento… Di solito non gradisco molto i film di Howard, però su questo film ho letto diverse recensioni positive compresa la tua, come sempre, ottima analisi. A questo punto dovrò vederlo. Di nuovo i miei complimenti e auguri^^

  8. grazie mille luciano
    nemmeno io amo particolarmente i film di howard, ma questo è davvero sorprendente, te lo consiglio vivamente

  9. Gli ultimi film di Ron Howard mi avevano fatto incazzare tanto, brutti brutti brutti. Non che l avessi mai amato nè..
    Questo film però è davvero avvincente, ben curato: interpreti bravissimi(Langella fenomenale!!!!!)ma a colpirmi più di tutto è stata la sceneggiatura di Peter Morgan, colui che ci aveva fatta diventare umana e degna di comprensione la donna più antipatica della Terra, The Queen Elizabeth. Qui riesce ancora a rendere un uomo come Nixon, un uomo il cui nome è sinonimo di abuso di potere, un uomo.La scorsa volta c’era un cervo, ora un paio di scarpe.

  10. sai che the queen non l’ho visto?
    comunque hai ragione, quella che alla fine affiora è propria la dimensione umana di Nixon, al di là di tutto, al di là di tutta quella rabbia contro di lui che l’america ha dovuto smaltire
    mi fa piacere che questo film sia stato apprezzato all’unanimità, nonostante ron howard non sia uno dei registi più apprezzati al mondo… questa volta ha fatto un bel film, è giusto riconoscerglielo

  11. Lontano anni luce dai “filmoni” a cui Ron Howard sembrava assuefatto, un film importante che meritatamente l’Academy Awards ha premiato con cinque nomination.
    Un lavoro (in controtendenza rispetto al gusto della massa e all’interesse dell’industria cinematografica) che trascura l’azione privilegiando parole e pensieri (ma non pedante né verboso) e che ha il merito di mostrare come spesso i duellanti abbiano più somiglianze che differenze (qui la sete di danaro, la certezza di potersi riscattare e riabilitare a discapito dell’avversario, una reputazione da difendere, la rivalsa sul proprio mondo… accomuna i due protagonisti).
    Un film che ha il pregio di fornire una perfetta analisi psicologica di due esseri umani che hanno bisogno uno dell’altro in un momento cruciale della propria vita. Ritratti dalla grande umanità, convincenti nelle loro innumerevoli sfumature e nei confronti dei quali completa risulta l’empatia dello spettatore (impossibile non provare alla fine un senso di pietà per un uomo che fu l’emblema dell’orgoglio e dell’illusione del potere).

    Non è un biopic ma un affresco del cinismo, dei compromessi, degli inganni e del machiavellismo privo di scrupoli che si celano dietro la politica e soprattutto dell’importanza e del potere dei massmedia e della tv in particolare.

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