Equilibrio precario

E sono davanti alla lavatrice e il movimento centrifugo del cestello mi destabilizza. Vorrei poter ruotare la testa sincronicamente in modo da non doverne subire il movimento. Tutto mi sfugge di mano, l’entropia scoppia verso infinito, le immagini mi scivolano sugli occhi, le budella giocano a twister. E la centrifuga termina il suo lavoro e con lei finisce la mia agonia, l’equilibrio è riabilitato.
E suona il telefono, sarà l’ennesimo lavoretto. Un nome, un’ora e un indirizzo da segnare sull’agenda. Poco dopo un fax con una foto. Si tratta solo di indirizzare un colpo verso il giusto bersaglio. Una faccenda da non più di dieci minuti. E mi restano poco più di cinque minuti per arrivare sul posto, sono in anticipo. Mi sistemo il cappello di feltro e sono pronto.
E scendo dalla macchina e ti vedo, sei lì a pochi metri, estraggo il tuo volto dallo sfondo, lo sovrappongo alla foto, nessun margine di errore. Non ho tempo per scoprire chi tu sia, su quella fiamma io stia per soffiare. Non posso chiederti di contare donne, case, macchine, conti in banca, chili di merda, abbonamenti a palestre e tutto quello che stai per lasciarti alle spalle. Devo solo ucciderti, l’ordine è chiaro, l’esecuzione inevitabile. E seguo la procedura, una danza eseguita mnemonicamente, mi metto i guanti, impugno la pistola, mi stai per passare davanti, incrociamo gli sguardi per un attimo infinitesimale, sollevo l’arma.
E faccio dunque partire il colpo. I miei proiettili non curvano come in certi film, non tracciano nemmeno normali traiettorie paraboliche: non ne hanno il tempo. I miei proiettili deridono la gravità e i fisici con le loro calcolatrici: non conoscono equazioni ma solo il bersaglio, e a quello si attengono. La destinazione è l’unica cosa che conti nel viaggio dei miei proiettili, l’unico istante di valore è il momento dell’impatto. I miei proiettili sono astorici e democratici.
E il tuo corpo si adagia sull’asfalto sbriciolato della strada, il tuo volto è colto da un pallore vitreo e gli occhi ti sporgono dalle orbite come balconi pericolanti. Una pozza di sangue si espande con una rapidità impensabile. Getto la pistola nella pozza, un gesto facente parte di una routine irrinunciabile.
E penso all’ultima immagine che hai potuto vedere con quegli occhi ora fuori sede: l’immagine di un uomo appartenente ad un’era remota, un cavaliere inesistente con una pistola in mano. Sintomo fattosi condanna prima che la macchina da scrivere della tua memoria abbia avuto il tempo di imprimere la parola “terrore”. Forse sono l’ultima freccia scagliata dai tuoi archi sinaptici. Forse quell’ultima immagine è l’unica immagine davvero nitida che tu abbia mai visto perché hai potuto beneficiare della pura superficie, non hai fatto in tempo a sovvrapporle il tuo pensiero. Unica superstite del tuo continuo stupro visivo, unica vergine materializzatasi sulle tue iridi.
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5 pensieri su “Equilibrio precario

  1. Com’è precisa e densa, questa storia di sicario… Ha un sapore di storia gangster, di quelle con la voce narrante, il personaggio cinico e vagamente stanco…sarà stato il cappello di feltro, sarà stato che “I miei proiettili non curvano come in certi film, non tracciano nemmeno normali traiettorie paraboliche: non ne hanno il tempo.”…
    Mi è piaciuta, questa narrazione.

  2. Argh! Questo è quello che accade ad aver avuto un blog su un’altra piattaforma…
    Ero su blogspot, e quel blog che è linkato sopra non è nemmeno mio! Ho fatto per sbaglio una crasi fra il titolo del mio blog attuale, e blogspot.com dove stavo prima!
    Sono stanchissima, evidentemente…

  3. ti ringrazio
    sono molto affezionato alla figura del sicario, devo dire
    mi fa piacere ti sia piaciuta
    la stanchezza è un problema comune ^^

  4. Vagamente Melvilliano… vagamente 🙂

    Sempre molto affascinante l’idea dell’ultima immagine impressionata sull’iride prima della morte… una specie di “the end”, ideale titolo di coda a tutta una esistenza di immagini e sensazioni…

  5. P.S. Impressionata sulla retina, ovviamente. Non sull’iride.

    Mamma quanto sono brutte quelle faccine gialle, però… hanno come una strana aria ghignante. ^^

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