Il curioso caso di Benjamin Button

La rinascita dalle ceneri [parte 1? (1)]
Nel cinema contemporaneo americano stanno accadendo cose importanti, c’è qualcosa nell’aria, delle ferite che si aprono, qualcosa che merita una ricerca approfondita, che dobbiamo cercare di definire a partire dalle ceneri.
La “cenere” è una delle questioni più importanti nel cinema contemporaneo. La cenere è l’immagine consumata, logorata, il cliché, l’eredità dei padri fondatori. Cenere a lungo derisa/parodiata da alcune derive postmoderne, omaggiata da Baz Lurhmann nel recente Australia (a sua volta, perciò, deriso), “sancita” da Sam Mendes in Jarhead (un film che dichiarava quanto la differenza tra visto e già-visto tenda sempre più verso zero) (2). I film americani contemporanei riflettono sempre più sul passato, cinematografico e non (il petroliere di Paul Thomas Anderson si muove su più piani) e lo fanno sempre più scardinando le strutture “da dentro”, rendendo lo scardinamento invisibile, sperimentando in maniera meno plateale e in un certo senso più sconvolgente. Lavorano sulla cenere per riportare qualcosa di importante a galla (uno sguardo etico, politico, estetico o anche solo un’emozione latente), riscoprono fiducia nelle strutture, nel racconto, nella comunicazione, nella possibilità di tornare ad essere “seri” (3). Non sarà poi questa una sorta di iniziazione alla “seconda modernità” auspicata da Aumont? (4) O almeno la fine dell’era della derisione, l’inizio di una ritrovata fiducia.
David Fincher (uno dei padri del cinema contemporaneo che noi giovani “orfani” sosteniamo a spada tratta) nel curioso caso di Benjamin Button lavora sulla cenere in maniera oserei dire instancabile, il suo è un lavoro di “rivitalizzazione”. «Trattato come tale, il cliché è un’immagine morta, usurata e devitalizzata dalla sua riproduzione infinita. Prendere le parti del cliché è assumersi il rischio di un film inerte. Tutto il lavoro consiste nel rivatilizzare il cliché, restituirlo alla vita dell’immagine». (5) Benjamin Button (che è un personaggio non dissimile dal Forrest Gump di Zemeckis o dal Walt “il bambino prodigio” di Paul Auster) è un personaggio straordinario, anormale che affronta situazioni normali, ordinarie. Queste situazioni ordinarie coincidono con altrettante strutture ordinarie (la guerra/il film di guerra, la danza di Daisy/il musical? e così via, tutta una serie di altri elementi facilmente riconoscibili, sedimentati) che parallelamente “sfiorano” questioni (l’integrazione razziale?), attraversano e raccontano decenni di storia. Fincher scava in profondità dentro queste strutture , ci soffia la cenere sugli occhi e ci trascina completamente tanto che questa usura non la sentiamo più, sentiamo davvero un’emozione inaudita, nuova, avvertiamo qualcosa di “moderno” sotto quella cenere (6). Il curioso caso di Benjamin Button è un atto d’amore nei confronti del cinema Hollywoodiano e come tale fa vibrare il cuore. Mi sembra ingiusto definire questo cinema come “letterario”, è solo un cinema fiducioso nella narrazione.
Nella nota 3 parlavo di catastrofi e il film è infatti “attraversato” dall’uragano Katrina, certo in maniera collaterale, Katrina fa parte della scenografia in un certo senso. Però è lì, ed è lì anche l’orologio che torna indietro quando l’allagamento incombe. Questa immagine riassume abbastanza bene il discorso fatto in precedenza: il “ritornare” indietro è necessario dopo la catastrofe, sempre tenendo lo sguardo rivolto in avanti (anche se nel testo ha più a che fare con l’importanza che Benjamin Button ha avuto per Daisy, importanza assolutamente slegata dal tempo, qualcosa, se vogliamo, di indelebile). Non per citare o ironizzare ma finalmente per “fare”.
Dopo la sbornia bisogna tornare sobri.
Rewind
David Fincher sembra quasi sollevare le superfici per far galleggiare le emozioni che vi stanno sotto.
Come due cursori temporali Benjamin e Daisy si muovono antiteticamente nel tempo (Benjamin Button nasce vecchio e ringiovanisce, questa è la sua caratteristica peculiare) per poi incontrarsi a metà, facendo esplodere la bomba di un amore ora possibile. Benjamin Button è un tentativo di tener traccia dei frammenti temporali di questa detonazione. Un continuo borseggiamento di attimi, concatenamento di cicli vitali, pulsioni e repulsioni amorose.
Presente, passato e futuro a volte si alternano, altre volte convivono nello stesso fotogramma. Il vero segno del tempo è il volto ritoccato, manipolato di Brad Pitt.
Un’immersione ancora possibile dentro il sogno, un’apnea dentro la fiaba che diventa mezzo per tastare le cose “reali”.
Un (ri)percorrere la vita dall’inizio alla fine, o dalla fine all’inizio, dato che, come ci suggerisce l’orologio, possiamo (ri)tornare a vivere, o forse finché ci sarà qualcosa o qualcuno a ricordarci non saremo mai morti davvero.
Note varie:
(1) Questo è un work in progress per cui vi chiedo una mano: se avete proposte, suggerimenti (specialmente di titoli, rigorosamente americani ovviamente) la mail è lì a destra.
(2) Con Revolutionary Road, il suo capolavoro, Sam Mendes invece entra decisamente in questo clima di “rinascita dalle ceneri”, come dire: «dopo aver sancito la presenza della cenere vediamo di farcene qualcosa».
(3) La questione del “perché” questo accada potrebbe non essere facile da rintracciare, ma sarebbe interessante. Forse, dopo una serie eventi particolarmente drammatici (11 settembra, Katrina…) c’è del dolore da smaltire e la speranza di poterlo fare. Anche l’elezione di Obama potrebbe rientrare in questo clima di “speranza”.
(4) Jacques Aumont, Moderne? Comment le cinéma est devenu le plus singulier des arts, Cahiers du cinéma (purtroppo non credo ne esista un’edizione in italiano)
(5) Cyril Neyrat, l’âge des images (proprio su Benjamin Button), Cahiers du Cinéma n° 642 [la traduzione è mia, spero non sia malvagia]
(6) Mi viene in mente l’immagine della patata avvolta nella carta argentata e cotta sotto la cenere, non so quanto sia appropriata.

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28 pensieri su “Il curioso caso di Benjamin Button

  1. Da tutto quel che ho letto di questo film, nonché dal racconto di Scott Fitzgerald, mi sono fatta delle aspettative così alte che sto aspettando la prossima settimana per vederlo, quando avrò occasione di visionarlo al cinema con un personaggio speciale della mia vita, ma da cui sono geograficamente lontana. Gli ho chiesto espressamente di vederlo con me, ci tengo tantissimo a vedere questo film con qualcuno che spero ne tragga le stesse riflessioni che vengono a me, e molto simili alle tue.
    Il sogno e la fiaba come mezzo per arrivare a vedere e capire le cose reali sono quanto di meglio, a me personalmente, piace di più ricevere dal cinema.

    Come te penso che il film sia una creatura a sé stante, anche quando è tratta da un libro: è giusto così.

    Sul tema della cenere: sì, ho un titolo che m’è venuto in mente appena ho letto la tua nota, con la cenere ha molto a che fare, sia nel titolo, sia come metafora, sia come presenza della cenere nel film.. è un film poco famoso, ma quando lo vidi mi piacque parecchio… Se non vuoi che lo scriva qui, ti scrivo il titolo i dati in una mail davvero…fammi sapere

  2. Un signor post… L’immagine della “cenere” per tentare di leggere un substrato comune nel cinema contemporaneo americano mi sembra molto molto calzante. Del resto quelle catastrofi che citi nella nota di cenere ne hanno prodotta molta… ed è come se il cinema stesso si stia facendo carico di “analizzarla”… con attenzione, per provare a capire “da dove viene”. Ora DEVO assolutamente vederlo quanto prima.

  3. dea silenziosa:
    puoi scriverlo anche qui, non ci sono problemi
    il film è di una importanza capitale, almeno per come l’ho “letto” io
    ci tengo a conescere le tue considerazioni quando lo avrai visto
    stefano:
    ti ringrazio
    la questione mi è venuta in mente oggi, dopo aver visto il film, che sembrava guidarmi completamente verso quella direzione, e mi sembrava abbastanza calzante
    DEVI sì

  4. Ti farò sapere senz’altro, non vedo l’ora di godermelo, e sono certa che sia di molta importanza, come dici… tanto che, confesso che pur non avendolo ancora visto, da quando ha avuto la nomination spero che vinca la statuetta! E ho una grande ansia di vederlo, come dicevo, l’unica cosa che mi ha trattenuta è il fatto di volerlo vedere a tutti i costi con una determinata persona… proprio perché penso che sia importante, importante quel che porta con sé, quello che hai descritto così bene in questo post e che spero percepiscano tutti !
    DEVO anch’io, insomma.

    Per il titolo…così su due piedi m’era venuto Dust (2001) però non sono sicura che sia rigorosamente USA.. alcuni attori sì, il regista no… C’è sicuramente il tema della cenere da cui tutto rinasce..è una sorta di ‘racconto circolare’ un modo originale di raccontare una storia, dove si mescolano una storia del passato e una del presente…

  5. Analisi come sempre dotta ed interessante.
    Che mi fa aumentare esponenzialmente la voglia di vedere il film.
    Dovrei andarci stasera o domani, ovviamente con aspettative altissime.
    Spero (e credo) non verranno deluse.

  6. Dopo aver letto questo post come si fa ad aspettare per andarlo a vedere? Farò di tutto per riuscire ad andarci stasera a questo punto…spero di farcela!

  7. Domani… domani pomeriggio corro in sala a vederlo^^. Evidemente questo film è stato preso in considerazione anche dai distributori, perché arriva vicino a casa mia. Non lo perderò (salvo imprevisti e incrocio le dita). Rinuncio a vedere Revolutionary Road (che ho perso per il traffico la settimana scorsa arrivando con dieci minuti di ritardo) per Benjamin Button. Infatti ne avevo intuito le potenzialità e la tua splendida recensione non fa che confermare le mie sensazioni. I l tuo discorso stimolante sulla “cenere” (un’ottima immagine, complimenti!) mi fa venire in mente l’Araba Fenice. Perché!? Non saprei… (almeno finché non ho visto il film). A presto e complimenti^^

  8. stasera!!!!!!!!!!!!!!!!
    oggi pomeriggio ho visto invece TI AMERò SEMPRE e ho toccato vette di devastazione pura.Mamma mia…….

  9. Due sale, un’ora prima dell’inizio spettacolo e posti esauriti: 0!!!!!!Ma cacchio!!!!Ora devo aspettare una settimana prima di vederlo!Mannaggia!!!!
    Dome, se è ancora fuori in sala dalle tua parti: VAI!!!!!A te che piace il cienma francese(giusto?) sarà amore a prima visto: un ritratto intimo su cosa significa espiare e trovare redenzione.

  10. mannaggia sì! pensare che io l’ho visto in una sala semideserta
    lo danno ancora in un cinemino, se riesco faccio un salto in settimana a questo punto, a me il cinema francese piace e non poco
    grazie mille per la segnalazione, MrDavis!

  11. Non vedo l’ora di essere in sala: ciò avverrà non prima di mercoledì prossimo. Le aspettative su questo film sono altissime. Ciao, Ale.
    PS: ho cambiato il tuo link sul blog! Buon lavoro.

  12. Sicuramente un ottimo film, ma, come ho già scritto da me, non è il capolavoro che mi aspettavo.
    A un certo punto per il gusto della confezione si è persa un pò di anima.
    Cmq da vedere!

    Giustissimo il paragone con Australia che a me è piaciuto di più!
    E solo una piccola riflessione: quando un film del genere lo fa Luhrmann è una barzelletta, se lo fa un regista americano famoso con Brad Pitt allora si becca 13 statuette…qualcosa non va!

    Grazie per essere passato da me!
    🙂

  13. per me l’anima del film è proprio la “confezione”, quello che la confezione nasconde e quindi ciò che la confezione è (intesa come stile e quindi come concetto olistico: dalla sceneggiatura al montaggio comprendendo tutto quello che sta in mezzo, tutto in un sol colpo e senza “scomporre” in componenti): riflessione storica sul cinema e sul cinema hollywoodiano, superamento del cliché (visivo/narrativo) etc etc
    Australia per me è inferiore (per quanto bello, bellissimo per più di un’ora), ed è più secondo me un omaggio ad un certo modo di fare cinema che un discorso su quel modo (come invece Benjamin Button)
    Luhrmann è stato troppo coraggioso, sfrontato per riceve riconoscimenti
    Fincher ha proposto una “facciata” per far abboccare lo spettatore per poi sotto, in profondità, piazzare delle riflessioni
    non so quanto possa essere chiaro questo commento ^^

  14. Lo vedrò a breve… spero, in mezzo a tanti commenti negativi, di riuscire ad apprezzarlo molto. La mia fiducia a Fincher c’è, naturalmente, tutta.

    Il concetto della cenere è molto interessante, si potrebbe davvero approfondire…

    Un saluto

  15. Sono contento che concordiamo non solo nel voto ma anche su alcuni spunti (su tutti, il concetto di narrazione). Ma trovo nella tua splendida recensione un aspetto interessantissimo e che potrebbe dar luogo a un sacco di riflessioni future: la nuova tendenza del cinema americano, questa riproposizione apparentemente classicistica, questo scavo nella memoria del cinema americano senza destrutturarlo apertamente, ma lavorando all’interno delle pieghe. In fondo, da questo punto di vista Benjamin Button fa per il film epico-amoroso ciò che Zodiac faceva per il thriller esistenziale-politico degli anni della contestazione. Il percorso di Fincher si fa sempre più a tappe “autoriali” di ripensamento / rilancio della tradizione del cinema statunitense.
    P.s. il riferimento a Mr Vertigo mi ha steso. Grande!!! E c’entra maledettamente con questo film.

  16. Non saprei dire se si tratta di “rinascita dalle ceneri” del cinema americano, ma a me il film è sembrato poco più che una ripresentazione dei clichè del grande film americano, una grande lista di ciò che abbiamo stravisto in talmente tanti film che fare titoli corrisponderebe a definire il cinema americano in sè. Non ci vedo nessun superamento. BB è l’abile attestazione (non omaggio) del loro modo di fare film, non ci trovo nulla di nuovo, nessun grande sguardo nuovo.
    Trovo che sia enormemente più coinvolgente e meritevole di Oscar un There will be blood che un Benjamin Button.

    Cito questa tua frase scritta in un commento: “Fincher ha proposto una “facciata” per far abboccare lo spettatore per poi sotto, in profondità, piazzare delle riflessioni”. Quali riflessioni? Non credi che l’ultimo di Coppola, per quanto possa essere diverso, sia notevolmente più profondo e intriso di cinema? Credo poi che nel grande inganno non ci caschi tanto lo spettatore ma il critico che tende sempre a scovare nel film apparentemente convenzionale gli elementi nascosti del capolavoro (grande o medio).

  17. ok sono banale e superficiale…oltre che etero…però quanto è figo brad quando arriva ai 40 anni…la scena in motocicletta con occhiali da sole a goccia che guarda verso la telecamera è da sesso estremo…brad for life

  18. chimy:
    spero lo apprezzerai, mi fido anch’io di te come te di fincher ^^
    noodles:
    grazie caro
    concordiamo in tutto e per tutto, inutile dirlo
    ho letto il tuo post e sottoscrivo col sangue
    bolo:
    mi pare che il mio pensiero sia stato travisato, dato che per benjamin button non parlavo di “omaggio al”, che era riferito ad australia, ma di “discorso sul”
    è proprio attraverso l’insistente rappresentazione che fincher mostra la sua fiducia nelle strutture, nella narrazione e che attraverso queste si possa dire qualcosa
    la novità è, appunto, quel nuovo sguardo storico che scaturisce dalla vecchia struttura
    credo anche io che il petroliere sia superiore, ma questo non significa nulla
    (“più coinvolgente” è tutto da verificare. per chi? per me? per te? per noi? per loro?)
    le riflessioni sono state già specificate nel post e ribadite nei commenti, inutile ribadirle nuovamente
    l’ultimo (magnifico) coppola con questo film ha abbastanza a che fare, la riflessione sul tempo e sul linguaggio li accomuna, però coppola ha adottato uno stile completamente differente, scardinante, alla ricerca del protolinguaggio, come se francis ford coppola dovesse girare per la prima volta. non ha dunque a che fare col mio discorso sulla cenere, discorso che concerne lo stile (trattazione della materia) classicheggiante che sembra farsi strada (non a caso l’ultimo numero dei cahiers è dedicato a gran torino, benjamin button e the wrestler. questo per dire che non sono un pazzo e che persone ben più qualificate di me hanno avuto più o meno la stessa sensazione)
    la critica è quella retribuita quindi non mi sento toccato dal discorso (anche se ho letto parecchio e studiato abbastanza per conto mio, questo non mi legittima), la critica deve analizzare il testo filmico, lo scarto tra visto e vissuto (o il motivo della sua assenza), ragionare sullo stile etc etc e tutto questo anche al di là della volontà dell’autore
    poi tutti i film funzionano con un doppio procedimento, il godimento e la comprensione: lo spettatore non è che caschi nel film, ne gode, ma non è detto che lo comprenda a fondo.
    deuterus:
    brad fa vacillare la nostra eterosessualità

  19. Ho scritto tra parentesi “non omaggio” volendo chiarire meglio cosa non intendo per “abile attestazione”, ma per non essere travisato ho dato l’impressione di travisare 🙂

    Sono andato a leggermi sui Cahiers du Cinema il testo che hai citato come punto 5 e in effetti l’approfondimento che ne fa Cyril Neyrat come anche il tuo apporto, credo siano interessanti. Si parla appunto di clichè rivitalizzati, resuscitati, complicati e il discorso sul protagonista di Zodiac che non invecchia, la discrepanza che si crea nel film, mi fa comprendere meglio le “intenzioni” di Fincher. Però non credo che lo stesso discorso gli sia riuscito anche in BB: il ringiovanimento del corpo per me non è poi sottolineato altrettanto bene da un invecchiamento nell’esperienza. Lo sguardo di BB resta per gran parte del film sempre intatto, o almeno manca un avvicinamento soggettivo al personaggio. C’è in particolare una sequenza in cui racconta con voice over, dunque con distacco, di aver acquisito saggezza sugli eventi della vita, quella che noi possiamo definire curiosa saggezza (anche se per me curioso è altro, semmai è strana perchè fantastica); ma lo fa anche attraverso il suo racconto sulla casualità della vita (..Daisy).
    Non c’è un entrare nella storia, percepire gli eventi e i luoghi come avveniva in Forrest Gump (ecco, l’ho tirato fuori e non volevo..) per restarne toccati. Qua c’è una sorta di accorpamento piano di narrato e tecnica, cioè c’è lo stile… il quale per poco non si distacca troppo puntando alla calligrafia, al film di produzione..

    Ora, questo recuperare sotto una nuova luce il clichè del ragazzo diverso (ripetuto peraltro almeno dieci volte nel film) e destinato a grandi cose, amori da melodramma ed esperienze di vita che si intrecciano con la Storia, può benissimo esserci; solo che Fincher e i suoi produttori non hanno costruito nulla che non sia uno stile adagiato sotto l’oggettività e il tono calmo ed estremamente narrativo. Questo è il nuovo classicheggiante? (me lo chiedo senza polemica).
    Ovviamente, come è scritto anche nell’articolo dei Cahiers, siamo lontani dall’esplosione di clichè di Titanic, l’epoca è anche finita ma mi chiedo: rivitalizzare il grande film americano non potrebbe significare molto altro? Cioè, la storia di BB (non il libro di partenza ma quella che ho visto nel film) non possiede in potenza ciò che si potrebbe esprimere con più passione nell’adozione di uno sguardo meno freddo e addirittura poetico? A me sembra che Fincher stia solo tentando di ripescare qualcosa nel già conosciuto, tutto qua. Mi chiedo cosa avrebbe fatto un Fincher sullo stesso soggetto senza la mano della grande produzione, e dunque tutte quelle decisioni prese per acchiappare spettatori. Forse (ipotesi assurda) ne sarebbe uscito qualcosa di nettamente migliore.

    Si, Coppola esce fuori dal discorso perché non è un regista dell’ultima generazione.. tant’è che la differenza nell’utilizzo del linguaggio è netta con Fincher.
    Cmq si vedrà per The Wrestler come anche per Revolutionary Road da cui mi aspetto tanto e meglio.

    Infine.. sono d’accordo col tuo paragrafo sulla critica. La tendenza a scovare elementi nascosti è cmq naturale per qualsiasi cinefilo.

    (in tutta questa logorrea spero si sia capito almeno la metà di quello che intendo dire! 🙂

  20. Mi fa molto piacere che tu sia andato a leggerti l’articolo.
    Il ringiovanimento del corpo viaggia in parallelo con “l’invecchiamento” del cinema, per cui per quanto si possa digitalizzare poi bisogna tornare alle strategie risapute, come la sostituzione (per quanto per esempio il cinema possa fare miracoli brad pitt non potrà interpretare il bèbè ^^)
    non sono d’accordo con la calligrafia, altrimenti rischiamo di confondere fincher con un ang lee qualsiasi, fincher è un cineasta con una grande personalità e infatti il suo stile non è calligrafico ma un’esplosione di segni, è proprio la riflessione sul tempo (del cinema, della vita. le immagini che tendono al clichè e quindi “nascono vecchie” proprio come benjamin button) a forgiare le immagini. la battaglia col tempo è fondamentale e il film è tutto un grande rewind (i figli espropriati dalla guerra che il cinema, attraverso il rewind, può portare in vita. è quello che cerca di fare anche fincher: portare in vita, e qui ci ricolleghiamo al discorso precedente), e il calore viene tutto sprigionato quando la causalità della vita fa sì che questi corpi si incontrino. non ci vedo freddezza in tutto ciò
    e poi il clichè non è quello del ragazzo diverso ma (anche walt, il ragazzo volante, in Mr. Vertigo di Paul Auster è un ragazzo straordinario che però deve mettere i piedi a terra e fare i conti con la realtà) una esposizione di inquadrature anni ’70 (alcune anche più indietro, tipo quelle del “il fulmine mi ha colpito sette volte”) di linguaggi usurati (la scena della guerra ad esempio) etc etc
    ed è qui che nasce la questione importante, non è cercare a tutti i costi la novità ma fare quello che sentiamo di dover fare, scegliere i linguaggi e le strutture che più “sentiamo”
    e dopo aver visto benjamin button sono stato proprio travolto da un sentimento nuovo, ho avvertito che c’era qualcosa di sentito
    è proprio nel recupero della narrazione, nella possibilità di narrare ancora al di là del clichè che nasce questo sentimento nuovo, la rivitalizzazione
    the wrestler lo attendo anch’io, revolutionary road è meraviglioso
    grazie mille per la discussione (merce rara di questi tempi ^^)

  21. Scusa se ti rispondo solo ora.
    Due cose non sento alla stessa maniera: parli di “eplosione di segni”, io direi più “anestesia dei segni”; il modo in cui è raccontata la casualità ha più a che fare con una certa atarassia che con autentico calore umano… (ma devo vederlo di nuovo perchè il film mi sta sfumando non poco!). Riguardo i clichè in questione c’è certamente tutta una lista (che ho anche provato a fare) di cui il “ragazzo diverso” è l’avvio, e per il “sentire”, il “linguaggio” e l’ “innovazione” non voglio confondere l’interpretazione oggettiva con quella soggettiva di un film.. perciò non mi azzardo ad aggiungere niente 🙂
    Al prossimo post 🙂

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