I cocci del tempo

83 anni, quattro operazioni, una sola moglie alle spalle, sei denti residui, cinque ossa che scricchiolano ad ogni mio passo. Non sono molte le cose che mi mancano, forse il tempo ha deglutito l’assenza. Mangio uno yogurt all’albicocca, la mia colazione. Sul vetro sottile della piccola finestra della mia stanza si materializzano i ricordi, immagini sgranate del passato, emozioni subacquee venute a galla come delfini per prendere una boccata d’aria, e vedo me e lei, giovanissimi, danzare soli in una grande stanza al suono del giradischi, i gesti che si ripetono sinuosamente, i corpi che roteano si intrecciano e stridono l’uno sull’altro in piena attrazione magnetica. E poi, dissolvenza. Se solo avessi potuto sentire la musica! Amo la mia piccola finestra, penso sia bello non dover disperdere lo sguardo attraverso una di quelle finestre panoramiche che si trovano nelle case di oggi, sempre più grandi, un segno evidente della pornografia dei nostri tempi.
Nonostante la fatica gladiatorea che questo mi costa esco a fare una passeggiata, sorretto dal bastone, un altro segno evidente del tempo, questa volta del mio. Vivo in questo paesello da quando sono nato e nonostante le costruzioni, le facce nuove, gli anni non è poi cambiato molto. Le vecchie case, le vecchie emozioni continuano a sopravvivere all’avanzamento barbarico del consumo, al vuoto profondo, alle asce della disperazione. La mia vecchia scuola elementare è ancora lì e vorrei tanto che ci fossero andati anche i miei nipoti, ma i miei figli sono scappati da questa piccola realtà un po’ fuori dal tempo non appena se ne è presentata l’occasione. Ogni tanto tornano ma hanno sempre fretta di fuggire di nuovo.
Sorrido, saluto i passanti, li conosco quasi tutti, con alcuni scambio due chiacchiere. «Sì è proprio una bella giornata». Una partitina a briscola, una birra, un paio di ricordi da ricostruire con gli amici: questo è ciò che chiedo a questa bella giornata.
E vorrei tanto guardare il tramonto stasera, il circolo virtuoso del Sole, vorrei salutarlo perché anche lui è un fiero combattente a cui hanno solo concesso una vita più lunga. Quando si spegnerà qualcuno o qualcosa sarà qui a ricordare perché era importante.
E forse anche il mio tramonto non lascerà solo un vuoto da colmare, ma qualche ricordo da proiettare su qualche piccola finestra. O almeno questo è quello che spero.
«In una sala di specchi non c’è modo di voltare le spalle a te stesso». (Henry Miller)
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4 pensieri su “I cocci del tempo

  1. Evidenze, suoni, superfici, gesti corrosi da solitudini infinite. Rifratte dentro una sala di specchi. Non resta che aggrapparsi al circolo virtuoso del sole, “anche lui un fiero combattente” sì…

  2. il sole.. se fosse finto nessuno se ne accorgerebbe. ma nei tuoi racconti riesco a scorgere finalmente un po di luce. forse solo dei raggi illusori. ma pur sempre attimi di luce.

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