The man from London / A Londoni Férfi

 

Il piano sequenza è la tecnica che più avvicina il cinema alla vita, nel senso che i nostri occhi inquadrano il mondo in piena continuità temporale (e quando li chiudiamo decidendo di privarci della visione non possiamo comunque fare nulla contro questa continuità, dato che il tempo e la vita continuano a fluire, ma solo sostituire l’immagine del mondo con l’immagine “nera”, o quella del sogno). Lo stacco di montaggio nel cinema di Béla Tarr ricorre raramente, e proprio per questo diventa importante, cruciale: l’inquadratura non va interrotta perché è come un’equazione danzante (lo stile di Tarr è una fusione tra danza e aritmetica) dentro la quale è l’esistenza stessa a muoversi. In alcune inquadrature di The man from London sembra addirittura che il tempo della vita si dilati, che il cinema non riesca ad abbandonare il presente, l’attimo in corso, per muoversi verso l’atto successivo. E Tarr ci fa respirare ogni attimo fin quando non ne abbiamo pieni i polmoni, solo allora si può finalmente “staccare”, e lo stacco è sempre un abbandono.
Inquadrature lunghe quelle di The man from London, talvolta eterne, in cui lo sguardo entra/esce frastornato, disorientato. L’impossibilità di cogliere ogni dettaglio della messa in quadro, di catalogare ogni finezza fotografica, di tracciare le coordinate della luce, è scombussolante, è come se nella perfezione chirurgica della fotografia (rigorosamente in bianco e nero) si nascondessero delle sfocature. Questa impossibilità fa confluire, seppur parzialmente, il fuori campo nel campo: c’è sempre qualcosa che non vediamo nel campo del visibile dato che possiamo concentrarci su pochi dettagli di un film che è un’esplosione di dettagli.
La prima inquadratura, assolutamente fetale (una “nascita”. Allo stesso modo il finale, la luce accecante, è una morte) ci porta fin sopra una nave, dal basso verso l’alto, una vera e propria iniziazione a quello che sarà il film (la prima inquadratura di ogni film di Béla Tarr da quasi sempre questa sensazione, basti pensare a quella, su alcune vacche, dell’epico, per durata e dimensioni, Satantango).
The man from London (si) gioca su due movimenti paralleli, da un lato la perlustrazione della superficie (questione prettamente contemporanea), dall’altro un movimento profondo all’interno delle superfici stesse. Potrebbe sembrare una presa di distanza, un’osservazione aritmetica delle forme ma è al contempo una osservazione partecipativa, pietosa e umanistica del profilmico, uno sforzo di riprendere la realtà in cui il cineasta ha già messo in conto il fallimento perché la realtà è più grande del quadro, solo parzialmente inquadrabile, vagamente osservabile.

 

 

Adattamento di un romanzo di Simenon questo film rappresenta una comunione tra il cinema di Tarr e le atmosfere tipicamente noir (in cui quindi il porto, il molo, il tracciare le coordinate ambientali sono importanti almeno quanto i personaggi) ed è pieno di zone d’ombra (in tutti i sensi), zone in cui il mistero e lo spaesamento confluiscono. Maloin, il protagonista del film, è l’uomo al cui lo sguardo pietoso di Tarr, letteralmente, si piega. Maloin è elemento estraneo (e dunque straniante), in aperto conflitto con l’ambiente, in piena deteriorazione interiore, uomo la cui moralità viene misurata con la moralità dello stile bélatarriano.
The man from London è un film che sprigiona un calore devastante e inesauribile, di un cineasta che sembra appartenere ad un’altra dimensione spazio-temporale, un combattente del cinema la cui arte si piega solo davanti all’uomo e a nessun’altra esigenza. Cinema come poesia cristallina, cinema vergine che lotta a denti stretti contro ogni tentativo di deflorazione.
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11 pensieri su “The man from London / A Londoni Férfi

  1. Attenderò il momento giusto di vederlo. Un film che deve cercarti lui…io smetterò di cercarlo fino a quando non mi troverà 🙂

  2. Io invece l’ho cercato e trovato. Seguendo le giuste indicazioni. Ora devo solo trovare il coraggio di approcciarlo: ne ho quasi paura.

    (Post straordinario)

  3. Caspita! Questo mi manca!! Assolutamente da vedere. Con Béla Tarr si casca sempre bene e già immaginavo la grandezza di questo film, ma dopo la tua splendida recensione adesso devo obbligatopriamente procurarmelo.

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