Rewind

Due o tre cose che so di me: ho ottantasei anni, vivo di ricordi, morirò di rimpianti.
Fuori piove. Alzarsi dal letto è un’impresa titanica, stamattina. Vorrei telefonare mia nipote ma è troppo presto, la sveglierei. Un barattolo di marmellata, vuoto, sul tavolo.
Prendo un album fotografico, a caso, dalla libreria e inizio a sfogliarlo. Decine di foto anonime, in alcune mi riconosco. Anonime perché non riesco a ricordare chi le abbia scattate, in quali circostanze, quale avvenimento particolare dovrebbero evocare. Se di ogni fotografia riuscissi a ricordare la storia, e  poi raccontarla, credo che me ne riapproprierei. Ma per quanto mi sforzi queste foto continuano a sfuggirmi, appartengono ad un tempo remoto che non vuole riemergere, una gita a Parigi di quarant’anni fa, almeno stando all’etichetta: “Parigi 1969”. Che importanza avrà avuto questo tassello della mia vita, questo cadavere difficile da riesumare? Forse dovrei chiedere a mia figlia, forse lei ricorda. Continuo a sfogliare l’album e i monumenti i volti le strade si mescolano portandomi in ogni direzione, nessuna delle quali mi sembra familiare. Poi all’improvviso, due immagini, io e te davanti alla Madeleine, ricordo chiaramente. Nostra figlia che si lamenta perché stiamo camminando da ore, senza sosta, tu che le chiedi di scattarci una foto davanti alla chiesa, lei che prima sbuffa, poi impugna l’apparecchio e scatta la foto, ci dice che stiamo bene, così, insieme davanti alla chiesa, e decide di scattarne un’altra. Cerco una cornice, fortunatamente non mancano mai, e inchiodo la foto alla parete insieme alle altre.
Mi affaccio alla finestra e il tempo torna indietro a velocità decuplicata, le gocce d’acqua tornano alle nuvole, le nuvole si dissolvono, il sole tramonta invertendo l’alba, e poi la velocità aumenta ancora e torno a far visita a tutte le fotografie che ho appeso alla parete in questi anni, rivedo quei posti, rivedo me stesso al passato remoto, rivedo te e quello che eravamo, e poi rivedo la chiesa della Madeleine, per qualche millisecondo ne riassaporo l’odore, ne rivivo i colori. La magia però si arresta, ritorno a fare i conti col presente.
«E all’inizio fu il mondo. L’uomo entra in scena. Egli è l’atto, non l’attore.» (Henry Miller)

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3 pensieri su “Rewind

  1. Ottimo post… e citazione milleriana finale splendida…

    La fotografia come una “madeleine” che pesca nel pozzo dei ricordi e fa partire il rewind. Alla faccia di Sant’Agostino. ^^

  2. Mi ricorda molto La recherche di Proust e non a caso il nome della famosa chiesa fotografata ricorda il dolce francese che riporta all’infanzia il protagonista. Ottimo lavoro soprattutto (secondo me) questa stupenda associazione del ricordo che l’anziano trova soltanto davanti alla chiesa della Medeleine con la madeleine della Recerche. In gioco c’è sempre il ricordo e la madeleine. Un ricordo emotivo (io e lei a giro per Parigi nel 1969, giovani, amati, belli) legato ad un altro ricordo letterario (quando leggevo Proust e la sua storia della memoria). Fantastico!

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