Watchmen

The times they are a-changin’!

«Io accetto il caos, ma non son sicuro che lui accetti me.» (Bob Dylan)

Sull’adattamento

Parlare di trasposizione non è mai facile, soprattutto è difficile sbrigare la questione in poche righe. Prima di tutto bisogna vedere verso quale linguaggio ci stiamo muovendo, e da dove siamo partiti. Si parte, come tutti saprete, dal graphic novel scritto da Alan Moore e disegnato da Dave Gibbons, che personalmente considero un capolavoro assoluto (non voglio soffermarmici molto, ma nel contesto di quegli anni rappresenta non tanto il postmodernismo quanto l’intera “condizione postmoderna”, ed è un’opera di una complessità assoluta, ogni illustrazione è come oggetto multimediale che contiene link verso altre immagini, non-tempi, una distruzione e ricostituzione di interi immaginari). Il linguaggio del fumetto non è così distante da quello cinematografico. Mentre tra un libro e un film la differenza davvero sostanziale sta nella locazione dell’immagine (dentro di noi quando leggiamo un libro perché dobbiamo “immaginare”, all’esterno quando guardiamo un film perché le immagini sono “già date”) la differenza tra fumetto e film sta, più o meno, nel concetto di raccordo di movimento. Nel fumetto ci sono le inquadrature e c’è il montaggio, ma non possiamo assolutamente parlare di immagine-movimento (ovvero di vero movimento, non del tentativo di riprodurlo) quanto di una sequenza di immagini statiche che il lettore deve raccordare per ricostruire la scena, nel passaggio da una illustrazione all’altra il lettore deve “ricostruire” il movimento (che nel cinema è già dato, per definizione). Snyder talvolta cerca di fermare a tutti costi il frame, per poi ripartire verso il frame successivo, quasi a voler estrarre una illustrazione dal fluire dell’immagine in corsa.
E poi davvero giusto sancire l’indipendenza reciproca delle due opere quando i due linguaggi utilizzati non sono affatto reciprocamente indipendenti?
Il problema della traduzione però deve tener conto, appunto, del passaggio verso un altro supporto, e bisogna tenere ben presente che i significati possono cambiare. Uno dei problemi del film di Zack Snyder è il suo relazionarsi con la metanarrazione del testo. Ad esempio la battuta «non sono mica un personaggio di un fumetto» che nel graphic novel, pronunciata in quella situazione, ha una importanza metatestuale non indifferente nel film è assolutamente svuotata di senso (ora il personaggio non è più il personaggio di un fumetto ma un personaggio cinematografico) proprio perché trasposta fedelmente. Quindi la presunta fedeltà si misura, a mio avviso, soprattutto nella capacità del tradimento, tradire è necessario per rendere davvero giustizia all’opera nel passaggio di supporto (dalla pagina allo schermo). Tutta la parte, estremamente metanarrativa, de I racconti del vascello nero poteva suggerire una riflessione metacinematografica, per proiezione. Come questa ucronia (non-tempo) in cui l’avvento dei supereroi modifica la storia si ripercuote sul cinema, sulla sua storia e sul suo linguaggio? La domanda trova risposta praticamente solo nella scena della guerra del Vietnam, “accompagnata” dalla cavalcata delle valchirie (spero non ci sia bisogno di spiegare il riferimento…). Come sarebbero stati i film sulla guerra del Vietnam se gli Stati Uniti l’avessero vinta? Ce ne sarebbero stati comunque così tanti, ce ne sarebbero stati addirittura di più? Poteva essere uno spunto interessante sul quale ragionare, ma qui viene solo suggerito.
I (sublimi) titoli di testa ci mostrano quanto l’audiovisione, immagini accompagnate dalle note di Bob Dylan, possa creare un senso, riassumere i significati delle illustrazioni e portarli di prepotenza sul piano cinematografico, “estendere” il senso alla nuova opera.

Sul non-tempo

La questione dell’ucronia (semplicemente “storia alternativa”) è centrale in Watchmen, così come la riflessione sul tempo attraverso Dottor Manhattan. Davvero interessante vedere cosa sarebbe accaduto al mondo se davanti ad alcuni bivii si fosse percorda “l’altra” strada. Il pretesto per percorrere appunto, qulle strade (che avrebbero portato, usando le parole del Comico, alla realizzazione del sogno americano), è la presenza dei supereroi sulla Terra. Questa riscrittura del passato è anche un altro modo per guardarlo meglio, quel pezzo di storia, gettare l’occhio direttamente dentro le sue ambiguità. Il movimento di riscrittura verso il passato è anche un monito, il caos è così implacabile che è impossibile determinare gli effetti di ogni gesto, ed ogni gesto è anche un processo irreversibile dal quale non si torna indietro (se non con il cinema e la finzione, che in questo caso ragionano proprio sul “se” si potesse tornare indietro, “se” variassimo le coordinate di un singolo atomo cosa accadrebbe a tutta la struttura? In questo caso, conoscendo la struttura perché tutto è già accaduto, la guerra del Vietnam non è stata vinta etc. etc., possiamo fare un confronto. Purtroppo [o per fortuna] la vita non concede rewind e riscritture e quindi quando agiamo possiamo solo cercare di prevedere gli effetti di una azione, non potendo più verificare gli effetti di una azione diversa dobbiamo assumerci la massima responsabilità per la scelta operata). Proprio sulla questione del bivio, sulla costruzione di storie alternative che ragionano sul quella effettiva, spero si vada a muovere molto cinema del futuro.
La visione del tempo del dottor Manhattan è olistica, per cogliere il tempo bisogna cogliere contemporaneamente ogni sua sfaccettatura. Coincide con l’idea di tempo veicolata dal film: per avere una concezione della storia e un’idea di futuro bisogna far passare il tempo attraverso un prisma e cogliere, contemporaneamente, ogni singolo raggio rifratto, ogni singolo componente del “possibile”.

Sul gesto eroico e la regia “superumana” di Zack Snyder

Il gesto eroico in Watchmen è molto più “quotidiano”, nel senso che deve misurarsi con la quotidianità. L’azione dell’eroe diventa via via sempre meno emotiva e più ragionata (tranne nel caso del grande Rorschach). Anche le inquadrature di Zack Snyder, parallelamente, spesso sono abbastanza raggelanti ma non per questo calligrafiche. Talvolta il regista sembra mosso proprio dal grande amore per il fumetto, e per leggere questa emotività bisogna “squadrare” il quadro un po’ come fa Ozymandias per leggere l’emotività dietro il volto del dottor Manhattan. Un cinema che va smascherato dunque, per poter assaporare il senso di “sacrificio” che lo attraversa. Molte le plongèe in cui lo spettatore è invitato a giudicare “dall’alto” questo mondo, ma la distanza poi si annulla e “scendiamo” per provare cosa significherebbe viverlo.
Un cinema sempre fortemente “superumano” (e non dunque inumano), che risponde brutalmente alla paura di “farsi sfuggire il tempo di mano”.

Cosa ne penso, in definitiva, del film

I momenti sublimi (i titoli di testa, i minuti finali, il funerale del Comico, l’arrivo alla base artica…) prevalgono, ma bisogna tener conto di cose abbastanza imbarazzanti che riguardano l’ironia. Utilizzare hallelujah di Leonard Cohen durante un rapporto sessuale dopo che lui aveva “ciccato” al primo tentativo è davvero profondamente antietico e soprattutto va a cozzare con l’amore che Snyder aveva fin lì dimostrato per quell’universo e quei personaggi (oltre ad essere, diciamocelo, una battuta da asilo nido). Nel complesso però non si può che ammirare quest’opera, a tratti magnifica e meravigliosa, quasi sempre disperata e sacrificale.

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12 pensieri su “Watchmen

  1. dimenticavo, non ci sono spoiler, non mi sono soffermato sulle implicazioni più filosofiche del testo (ma potrei tornarci parlando più specificamente del fumetto), anche perché questo post è già molto lungo così

  2. Postone! (nel senso di grande post 🙂 )
    Complimentissimi. Le questioni sul testo e sul rapporto tra testi (solo in apparenza molto distanti) che sollevate sia tu che il Chimy è decisamente interessante.

    Appena avrò il tempo necessario, abbrancherò il capitolo “Watchman” nella sua interezza (fumetto+film).

  3. Molto bella. Mi fa piacere trovare anche da te riflessioni sull’adattamento e il rapporto fra testi che è il punto che qui (ma non solo) m’interessa di più al di là del valore del film.

    Un saluto

  4. quotta: hai fatto bene a recuperare prima il fumetto, trovo sia necessario per apprezzare a dovere il film…
    stefano: leggi prima il fumetto, mi raccomando, grazie mille
    chimy: sì la questione del rapporto fra i testi credo sia fondamentale qui anche più che altrove devo dire

  5. però le altre canzoni ci stavano a pennello, secondo me. A cominciare ovviamente dall’impasto geniale tra mmagini e musica dell’incipit (carrellata geniale che sintetizza benissimo e nei titoli di testa la storia dei watchmen). Ed è anche una delle variazioni interessanti nel passaggio dal testo/tavole al cinema, che oltre a essere cinesi è anche sonoro.

  6. Mi piace ed è molto interessante il discorso sull’ucronia (ma il post nel suo insieme è molto profondo e pregno di senso). In quanto amante della fantascienza e dei “giochi” temporali (che “applico” anche alla quotidianità: esempio: “Se non fossi andato in quel bar e non avessi incontrato lei, cosa sarebbe accaduto?” Ecc. ecc.) storie e film ucronici mi entisiasmano (apprezzo molto ad esempio l’ucronia di Philip Dick, “La svastica sul sole”). Purtoppo (nonostante me lo sia ripromesso tante volte) non ho ancora letto il fumetto (sicuramente un’opera d’arte di altissima qualità). Un film che non devo perdere.

  7. non ho letto il fumetto e il film devo ancora vederlo.. qundi che parlo a fare??
    ho fatto la mia tesi di laurea sull’adattamento cinematografico, e quelli migliori alla fine sono quelli che riescono a rendere lo spirito dell’opera originale modificandoli secondo il linguaggio di un diverso media, come dici tu. quindi la battuta “non sono mica un personaggio dei fumetti” nel film mi sembra una s**onzata
    a parte questo, sono curioso di vedere questo benedetto film 😉

  8. noodles: le altre sì, ma quella…
    luciano: ti ringrazio, mi farebbe piacere leggere un tuo post a riguardo, recupera il film!
    cannibal kid: sì, bisogna dirlo, è una stronzata, tra l’altro non l’unica di un film che ha delle cadute di stile davvero evitabili

  9. Ciao, io non ho letto il fumetto e non sono mai stata appassionata dei fumetti adulti, quindi ho fatto una valutazione concentrata sul film, che mi è piaciuto.
    Credo che il film sia utile per chi non ha letto il fumetto perché la necessità di contenere tutto in tempi accettabili ha dei contenuti molto interessanti e nel contempo l’averlo tratto da un fumetto si differenzia dai soliti film USA (e sono d’accordo sulla frase del “cattivo da fumetto” e la scena di sesso). Del finale ho letto su wikipedia quello originale e penso che comunque la scelta del film mi sembra buona, devo dirti che non so se l’altra soluzione al cinema avrebbe funzionato
    Ho riflettuto del film nel mio blog, siccome mi sembra che conosci molto bene il fumetto originale se vuoi darmi qualche tua impressione mi farà piacere, ciao 🙂

  10. “Del finale ho letto su wikipedia quello originale e penso che comunque la scelta del film mi sembra buona, devo dirti che non so se l’altra soluzione al cinema avrebbe funzionato”
    ci ho riflettuto pure io, e la soluzione del fumetto, bisogna dirlo, non avrebbe funzionato molto (mentre nel fumetto funziona molto bene)…

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