Il futuro non esiste

Ore 18 e 27. Lui si sta chiedendo quante cose possa realizzare un uomo in cinque secondi della propria vita, seduto accanto ad un vecchio albero. Lei dondola su una altalena, proiettando un’ombra titanica in perenne ondulazione, e nel mentre fissando catatonicamente il vecchio albero. Si scambiano un paio di rapidi sguardi interrogativi, poi uno esclamativo. Non riescono a parlarne, non ancora, anche se lo sconvolgimento sembra essere quasi superato.
Non lo conoscevano così bene, anche se era il loro vicino di casa. Il pittore. Ma non avendolo visto metter piede fuori casa e/o dare segni di vita per quasi una settimana si sono preoccupati. Non troppo preoccupati, dato che il pittore era sicuramente il tipo da chiudersi-in-casa-e-sottrarsi-all’umanità per un tempo probabilmente lunghissimo. Ma poi quel tempo è iniziato a diventare davvero troppo lungo, e i due hanno deciso di andare, la scorsa settimana, a bussare alla sua porta. Senza però ricevere un qualsiasi tipo di segnale/cenno/suono. Così lui ha preso coraggio e ha girato la maniglia della porta, aperta, e immediatamente un tanfo tremendo nonché preoccupante si è fato strada tra loro narici. E poi l’inevitabile visione di un corpo bluastro, subito di fronte ai loro occhi, appeso al soffitto con una rudimentale corda al collo, un rudimentale suicidio. Un ammasso di carne fetente in putrefazione, le macerie di un’esistenza ormai dissoltasi. Una carcassa. Così hanno chiamato la polizia con il cellulare di lei spiegando la situazione, e sono stati avvertiti di non toccare nulla, e loro non lo avrebbero comunque fatto.
E poi la luce, i quadri incastonati come un collage a riempire ogni centimetro disponibile sulle pareti, tutte tappezzate. Un’opera meticolosa. La loro sorpresa davanti a tutto questo. Quadri inquietanti, androidi che massacrano di botte un barbone, una donna che non riesce più ad estrarre il cranio dal suo portatile, un ragazzo quasi integralmente ricoperto da cavi elettrici scintillanti, un uomo costretto dalla fame a fagocitare la propria merda, un malato terminale intento a cercare di trattenere le budella nel ventre con le mani, una serie di persone crocifisse disposte in modo da formare la frase “il futuro non esiste”, ed altre cose alcune delle quali anche peggiori di queste. La loro nausea che aumenta gradualmente.
E poi, nei giorni successivi, i tentativi di rintracciare un parente o un amico del pittore, tentativi vani. Nessuno sembra conoscerlo o averlo mai conosciuto. E lui che ora si interroga su quanto possa essere terribile morire soli, senza nessuno che possa piangerti e innaffiare il tuo gelido corpo. Lui non vuole che la sua vita finisca così.
E poi lei lo abbraccia del tutto improvvisamente, e i due si chiedono se non sia il caso di organizzare un funerale al pittore, o qualcosa di simile. Disperdere le sue ceneri in qualche posto.
E poi si promettono vicendevolmente un non-abbandono, per nessun motivo al mondo. E guardano l’albero, e lo sguardo dei due si inchioda là, fra quei rami, in attesa. Ore 18 e 31.

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Un pensiero su “Il futuro non esiste

  1. Ci sono troppi suicidi, cavi e merda nei tuoi racconti!!!

    L’estate ti mette tristezza?
    O forse sei andato in vacanza con gente insopportabile!

    ^_^

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