Man on wire

Mr. Vertigo

«A differenza di altri artisti di stada, non coinvolgeva la folla nel gioco. Sembrava invece ammettere il pubblico a condividere il lavorio della sua mente, confidarci una qualche ossessione interiore profonda, inespressa. Eppure dai suoi gesti non emergeva nulla di manifestamente personale. Tutto si rivelava per via metaforica, straniata, mediata dalla performance. I numeri di giocoliere erano esatti ed introversi, come se stesse conversando fra sé. Elaborava combinazioni di alta complessità, intricati modelli matematici, arabeschi di un’assurda bellezza, mantenendo al contempo i gesti nei confini della massima essenzialità. Irradiava un fascino ipnotico, oscillando in un punto imprecisato tra il demone e il clow. Nessuno disse una sola parola. Era come se il suo silenzio intimasse anche agli altri di tacere. Il pubblico guardava, e quando l’esibizione fu finita tutti misero i soldi nel cappello. Mi resi conto di non aver mai visto niente di simile prima di allora.»

(In alto, sulla fune , Paul Auster)

Il funambolismo d’alta quota come preciso traguardo estetico, la sospensione sul filo come l’espressione di un’anarchia irrefrenabile, atto di pura disobbedienza, gesto appena al di qua di quello che consideriamo follia. Philippe Petit realizza il suo sogno (penzolare fra le torri gemelle) ma anche il sogno ad occhi aperti di una folla che, finalmente trascinata fuori dalla gabbia del quotidiano, può contemplare qualcosa di meraviglioso, un’utopia che si realizza marchiando a fuoco le memorie. Lo stupore è la parola chiave, lo stupore che diventa qualcosa per cui vale la pena vivere o morire.

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7 pensieri su “Man on wire

  1. grande paul auster! la letteratura americana gli deve molto… bello il post sul funambolismo: ho apprezzato.

  2. Forse il mondo odierno a volte è peggiore proprio perché le persone hanno perso il coraggio di camminare sui fili e tutti vogliono marciapiedi e autostrade spianate.

    Parlare e scrivere di Mr Auster è sempre cosa buona e giusta. Tra l’altro ha quasi finito il prossimo romanzo!

  3. scusa, sono io l’anonima che apprezza paul auster. è che sono su blogspot e, da imbranata quale sono, credevo che la mia identità sarebbe comparsa in automatico. ti ho trovato per pura coincidenza, proprio come quelle che Mr Auster adora intrecciare!
    lieta di averti reincontrato.

  4. … lo vedi? ho sbagliato di nuovo!
    ho inserito due volte l’indirizzo di posta elettronica e ho tralasciato quello del blog…
    vatti a fidare delle donne!?!

  5. noodles: credo proprio che sia così, ma c’è chi ancora preferisce starsene sospeso su uno spazio di 2 o 3 centimetri, in bilico, lontano dalle certezze
    costanza: è la musica del caso 🙂

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