Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria è l’obiettivo che guarda il cinema da dentro. Tarantino possiede un senso della filmicità ormai inarginabile e perfino imbarazzante da dover descrivere, il suo cinema è come un ruminante che continua a masticare ogni altro cinema, a comporre collage sempre più sofisticati ed ambiziosi. La questione è la narrazione, e se per anni Tarantino ci ha posto interrogativi dolenti sulla natura della narrazione, sulla sua possibile ripartenza, sulla sua possibile fine, ecco che arrivano le risposte. Un oggetto filmico apparentemente frammentario, citazionistico e occhiolinante, senza epicentri o fulcri lingustici (in tutti i sensi), un universo narrativo a cui si potrebbero sottrarre o aggiungere fino allo spasmo inquadrature o perfino scene o capitoli interi, un film che potrebbe tranquillamente non finire o cominciare mai. Non sapendo che strada imboccherà la narrazione, si tenta di attraversare tutte le strade. Bastardi senza gloria è un film di una maturità incredibile, un western espressionista di guerra, è il frullato di Kill Bill a spasso con la rilassatezza di Jackie Brown, è forse l’opera più completa di Tarantino. Un film che riscrive la Storia con e attraverso (questo vi sembrerà più chiaro se il film lo aveste già visto) il Cinema, invertendo di fatto i ruoli, dato che spesso è la Storia a scrivere il Cinema. Reiventare la Storia potrebbe essere una via di fuga da ogni vicolo cieco, dato che la Storia è ancora in corso le potenzialità sono infinite, c’è sempre la possibilità di deviare il corso del fiume, con il vantaggio che non c’è mai foce.
A tenere tutto ciò in piedi c’è una struttura che fa leva sulla passione, l’amore per il cinema come collante, un trasporto che garantisce omogeneità nonostante l’impressione di un film che potrebbe tranquillamente contenerne altri cento la sensazione è quella di una struttura rinovvativa che ingloba ma assimila perfettamente, facendo suo tutto quel che tocca perché quel che tocca è ciò che ama. Quello che conta è il gesto, in questo caso un gesto d’affetto (non solo per un cinema, non solo per il proprio cinema, ma anche e soprattutto per il pubblico di quel cinema), gesto che prevede l’omaggio come dichiarazione (sulla questione della citazione bisognerebbe distinguere tra citazione “efficace” e non, una citazione ti fa sorridere se la riconosci, se però è efficace sorridi anche nel non riconoscerla). L’amore è la risposta a ogni domanda sulla narrazione, narrare ciò e come si ama al di là di (e con) ogni déjà vu, farlo nel modo in cui siamo capaci dimenticando la contaminazione perché ormai tutto è contaminato e non importa davvero in che grado. Non importa nemmeno se queste contaminazioni condanneranno il cinema a non avere più generi (Bastardi senza gloria in questo senso sembra già provenire dal futuro), l’importante è seguire una strada, e che quella strada sia la propria.
Ogni stile è il risultato unitario di un prodotto inesatto di fattori.

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50 pensieri su “Bastardi senza gloria

  1. Grandissimo post. All’altezza della situazione. ^^

    Verissimo che questo film ne contiene diversi… Quentin pare avesse anche, in un primo momento, pensato di farne 2 (o addirittura 3) parti separate. Poi ha preferito una struttura unitaria divisa in capitoli. E tenuta insieme da quel collante decisivo di cui tu parli nel post.

    Saint Quentin bless us

  2. si potrebbe parlare per ore di questo film, forse giorni
    un Evento vero e proprio impressionato su pellicola, il punto esclamativo ad ogni possibile ragionamento sulla narrazione
    grazie mille

  3. credo che tu abbia focalizzato diverse cose di questo film, decisamente interessante questo tuo post.
    Primo, si potrebbe parlare a lungo di questo film: è vero, è troppo “pieno” per essere compresso in un post o in un semplice scambio.
    Secondo: mi pare che tu abbia detto la parola definitiva sulle citazioni (e quindi anche sulla riflessione alla fine un po’ sterile sul citazionismo tarantiniano).
    Terzo: l’amore di un uomo per il Cinema e il cinema cui è affezionato.
    Mi pare infine molto interessante la tua indicazione sull’amore per il pubblico, cui non avevo riflettuto abbastanza e che invece, ora, sollecitato dalle tue parole, è per me stimolo di riflessione.
    Buona serata.

  4. il film non l’ho ancora visto, ma non lo perderò di sicuro. per il momento, quindi, non ho da aggiungere commenti interessanti a questo bellissimo post… posso solo ringraziarvi per aver incrementato il mio desiderio.

  5. souffle:
    è una cosa che mi preme, quella dell’amore di tarantino per il pubblico, infatti trovo sempre molto imbarazzante leggere che tarantino “prenda per il culo” lo spettatore.
    vero, forse serviranno più post e più scambi, ma non è detto che non ci si possa tornare sopra
    stanno uscendo film molto importanti sul concetto di narrazione e prima o poi sarà il caso di fare il punto, anche se ne verrà fuori qualcosa di lungo e noioso ^^
    buona serata anche a te
    costanza:
    non perderlo assolutamente, fammi sapere cosa ne pensi quando lo avrai visto 🙂

  6. Bellissimo post, mi fa piacere di condividere, proprio con te, questa prospettiva.

    Ti aggiungo ai miei link cinéphile (del resto c’eri già con l’altro blog).

    Rob.

  7. aah quanto si potrebbe parlare dei Basterdi!!! hai proprio ragione. Io son tornato d qualche ora e ancora non riesco a smaltire la sbornia cinefila (ne scriverò solo dopo aver visto anche la versione in inglese! a giorni!).
    la frase che preferisco è questa: “è il frullato di Kill Bill a spasso con la rilassatezza di Jackie Brown”. Hai centrato esattamente il punto, secondo me. Il dittico non son mai riuscito ad amarlo quanto gli altri proprio perché mi sembrava un elenco rutilante, ok shoccante e abbagliante, ma alla lunga un po’ freddo e ripetitivo. Gli mancava insomma il pathos di cui invece è pieno Jackie Brown e che i Basterdi hanno ereditato in toto!

  8. Mi sono fermato alla prima frase: “Bastardi senza gloria è l’obiettivo che guarda il cinema da dentro. ”
    Ma che cazzo significa?? Poi su “oggetto filmico” grondano risate.

  9. noodles:
    non sono molto d’accordo su quel che dici su kill bill, forse ne parlammo già una volta ^^
    sul fatto che abbia eriditato il phatos di jackie brown non ci sono dubbi 🙂
    bolo:
    Avrei voluto cancellare il tuo commento, ma mi sembra talmente stupido da essere simpatico, in fondo
    se vuoi te lo spiego, ma dubito che serva a qualcosa
    comunque, siccome non ho un tubo da fare….
    l’obiettivo è quel dispositivo ottico che serve a inquadrare qualcosa, spero che fin qui non ci siano dubbi, ma non si sa mai…
    Dire che questo film è un obiettivo che guarda il cinema da dentro (ma mi sembra anche talmente ovvio che, vabbè….) significa dire che è come se il cinema filmasse altro cinema (come accade nel film di tarantino) come se questo fosse il profilmico (devo spiegare anche cosa è il profilmico? ^^). In parole povere un riferimento alla metacinematograficità dell’opera.
    Mi sfugge l’ironia che possa suscitare l’ “oggetto filmico” (e meno male che ti eri fermato prima, oh come grondano le risate…) così come “oggetto narrativo” et similia, ampiamente usati e usabili (oppure la pellicola è in carne-ed-ossa? bisogna spiegare anche queste cose? ^^).
    Grazie per esserti fatto quattro risate, me ne sono fatto un paio pure io…

  10. Ma pure otto, anche io, robe da chiodi 😉
    E che argomentazioni poi … lascia perdere, dai, non infierire … il profilmico ed il metalinguaggio mi sa che sono troppo per bolo, però … bel nickname 😉

    bolo, bolo, bolo.

    Rob.

  11. Quanto sei permaloso… Ci tieni alla tua supposta e riconosciuta (ma da chi? dagli utenti che pensano e scrivono come te o in modo simile?) intelligenza, vedo.

    E già, che è talmente ovvio che questo film sia l’obiettivo che guarda il cinema da dentro, che chiunque pensa la stessa cosa appena esce dalla sala. “Per la celluloide! Sto film è un gran bell’obiettivo che si guarda da dentro! WoooOOooW”, “E no, è un bell’obiettivo che guarda il cinema da dentro.. è diverso” (aggiungerebbe l’altro). “ma è cmq grande, non trovi?” “Eh si, puoi dirlo forte! Ed è ancora più grande perchè Tarantino ha fatto un film che in un cinema in pratica, in parole povere, è più bello ancora! perchè.. vuoi mettere un obiettivo che guarda il cinema da dentro.. da dentro un cinema!!!? mica da dentro un DVD! E nel film il cinema va a fuoco! dunque, seguimi bene, dunque è un obiettivo che dà fuoco al cinema-sala, al cinema-Cinema, al cinema-Visione, al cinema-PercezioneUltimaedEssenziale!!”

    “è come se il cinema filmasse altro cinema, come se questo fosse il profilmico”. Ah, già va meglio!
    E se tu avessi detto tipo “questo film è la pellicola stessa ripresa e proiettata nello stesso momento in cui brucia (adoro l’odore di celluloide bruciata durante la visione)” non sarebbe stato molto più.. pittorico? Mi par di capire che ti sei fermato alla parolONA(nistica) “metacinematograficità”.

    Sei avanti. Eh si che “oggetto filmico” è esplicazione di se stesso..

    Il mio commento precedente è stupido.. bah, tu pensi che la tua sintesi astratto-metaforica del film sia pregna di significato, che sia un lampo di semplicità da intuito precoce. Tu pensi. Continua, ora tocca a te.

  12. Ecco, pronunciati da Roberto Bernabè “profilmico” e “metalinguaggio” hanno più cittadinanza nell’uso comune che in un certo ideoletto da tavolino.

    Eventi & esistenti. Eventi & esistenti. La portata degli eventi! Il contenimento degli esistenti!

  13. “diamine è un peccato, e io che pensavo di invitarlo per una birra ed una animata conversazione su bazin ^^”

    🙂 Si vede che non hai studiato ragioneria, dai 😀

  14. sei un genio, dico sul serio, non sprecare il tuo talento commentando su questo modesto blog di nicchia, ce ne sono tanti altri dove un pubblico più vasto potrà apprezzarti
    tralasciando ciò che hai scritto nella prima parte, un’accozzaglia di cazzate che ha del sublime, se permetti
    è abbastanza ovvio, a patto di conoscere un po’ la storia del cinema, vedere il cinema dentro il film di quentin tarantino (Sergio Leone ti dice qualcosa?)
    “non sarebbe stato molto più pittorico?”
    ma non stavamo parlando di cinema, dopo la camera-stylo ora anche la camera-pennello 🙂 (scusa la battuta, non ho resistito)
    non c’è nulla di astratto in quello che ho scritto, ma vabbè guarda non voglio perdere altro tempo (ora ho un po’ da fare ^^)
    per inciso, studio ingegneria 🙂

  15. me ne sbatto delle citazioni e della storia del cinema e delle classiche formulette da libri di cinema e di quello che voleva fare Tarantino perchè tanto non lo capisco perchè non ho elementi, non avevo né letto trama né visto trailer prima di vederlo ormai come faccio quasi sempre per scelta, ma non so nemmeno perchè lo sto dicendo vaneggio, insomma volevo solo dire un applauso a fine titoli di coda a Tarantino, belli sboccati e col serramanico in mano, evviva chi scrive e basta, evviva chi commenta e dice la sua evviva tutti. Death proof comunque rimane per me l’inarrivabile.

  16. cazzo è un pò che non si vedeva un pò di sana mischia donne nel fango magliette bagnate cazzi a chi ce l’ha più lungo, tutto ciò mi fa ben sperare per il nostro futuro!

  17. haha, io voglio bene a tutti (perfino a bolo ^^)
    sono comunque contrario alla democrazia in rete
    poi qui ci va qualcosa di serio, un insultatore competente, così non mi diverto, sono meno speranzoso di te per il futuro ^^
    mi mancano le sassate, i vaffanculo
    mi manca anche e soprattutto l’irish mist 😀

  18. porca——- mi fai ricordare belle cose. tipo la diatriba da into the wild! qui ci vogliono insulti seri! bagarre! voli pindarici! comincio a intristirmi… è colpa tua! evviva

  19. Caro Wiliamdollace,

    cercherò di risponderti seriamente.

    Allora.

    Vengo in questo blog a leggere la recensione di un blogger che stimo e trovo che abbiamo ricevuto dal film sollecitazioni simili.

    Posto un primo commento.

    Poi leggo dalla mail il primo commento di bolo.

    Non lo trovo né ironico né argomentativo, attendo la risposta del padrone di casa, e posto un primo commento che non aveva alcuna intenzione di essere né carino e né ironico.

    Poi arriva la risposta di bolo.

    Ora io ammetto il contradditorio. Lo considero un valore. Ma giudico quantomeno maleducato porsi in casa d’altri come da un piedistallo.

    Bolo non provoca, bolo ritiene di conoscere solo lui il verbo del Cinema.

    Dunque il mio secondo commento lo trovo molto ironico.

    Stiamo in un’area commenti di un film che parla di nazzismo.

    I tedeschi intendevano proporre la superiorità della razza ariana.

    Trovo che prendere un po’ in giro (questa volta giuro nelle mie intenzioni affettuosamente, ed ironicamente), il punto di osservazione dal quale bolo si è posto era sufficienemente ironico e carino.

    Venendo a cose più prosaiche.

    Tu dici di non leggere libri di cinema.

    Beh, è un peccato credimi.

    Si leggono cose interessanti, tipo la lezione di Gerarde Genette sulle anacronie, o quella di Seymour Chatman sul rapporto tra suspance e sorpresa.

    Lezione che, tra l’altro, Tarantino sembra conoscere a mena dito.

    O anche le divagazioni di Jean-Louis Comolli in: ” Vedere e potere – Il cinema, il documentario e l’innocenza perduta”, un libro che, sono certo, ti piacerebbe molto.

    Tra l’altro abbiamo una pratica in comune.

    Anche io, pur essendo stato invitato dalla Universal Picture, ad una visione privata in anteprima a Roma, in lingua originale, con sottotitoli in italiano, ed avendo ricevuto materiali preliminari in abbondanza, non ho letto niente, e sono andato a vedere il film scevro da qualsiasi condizionamento.

    Non so se sono stato ironico o carino.

    Forse è vero che non volevo essere carino, ironico però, nel secondo commento, si, dai.

    Irinicamente e carinamente ti sluto.

    Rob.

  20. “Tu dici di non leggere libri di cinema”

    Non “dico”, non lo faccio, mi piace scriverne, ma poco leggerne, sono ignorante, preferisco ancora lo slancio bambinesco, non leggo trame e vedo qualche trailer ogni tanto quando non posso proprio farne a meno..

    Sì, immagino si possano leggere cose interessanti. Ma quello che mi interessa nel cinema è la sua vita, che talvolta sprizza in faccia, che ustiona gli occhi e le membra e i neuroni. Non le sue logiche per quanto interessanti molto probabilmente.

    Tarantino non so se legge tanto libri di cinema, di sicuro vede film a carriolate, questo sì che è innegabile. Vedendo, si impara. Leggendo, non sempre, oppure anche sì.

    “non ho letto niente, e sono andato a vedere il film scevro da qualsiasi condizionamento”

    Hai fatto un gran bene.

    Non prendertela, siamo tranquilli.

    Occhio ai refusi eh..^^

  21. Wiliamdollace,

    ah, ma vedere tanto cinema … quello è datto per sotto inteso e per scontato, ci mancherebbe 😉

    Tarantino studia, fidati.

    La sceneggiatura è scritta con i controcazzi.

    Per i refusi me ne scuso i miei occhi sono stati operati più volte ahimé.

    Con stima.

    Rob.

  22. Rob,

    “ah, ma vedere tanto cinema … quello è dato per sotto inteso e per scontato, ci mancherebbe”

    Sai che non credo valga per tutti?
    Non affermerei con certezza che David Lynch veda molti film, secondo me ne vede pochi.

    “La sceneggiatura è scritta con i controcazzi”
    Sì, sempre le sue.

    “Per i refusi me ne scuso i miei occhi sono stati operati più volte ahimé”

    Figurati. Scusa, non lo sapevo.

    ciao

  23. Wiliamdollace,

    David Lynch è il Cinema che bisogno ha di vederlo 😉

    Io credo che i cineblogger (non lo so se esiste questa categoria, secondo me si), sono dei nuovi cinefili, ed in quanto tali non solo vedono molti film, ma li amano pure.

    Io personalmente mi sono, inoltre, pagato a mie spese, un corso di sceneggiatura organizzato a Roma i sabato mattina dalla Fandango, ed un corso di tecniche di ripresa digitale e di regia organizzato dalla Dokumenta Film di Trento prendendomi dei giorni di ferie.

    Il mio personale obiettivo è di capire il più possibile il Cinema, le fondamenta del suo linguaggio. A questo fine ogni strada è lecita.

    Leggere saggi, andare al cinema, utilizzare il pear to pear, guardare quella merda di SKY Cinema (alla premiazione di Enel Digital Contest, alla quale sono stato invitato non so ancora bene perché, Paolo Sorrentino ha consigliato ai giovani di guardare tanti brutti film), mi sa che SKY lo ha interpretato troppo alla lettera, però 😉

    Ognuno ha il diritto di battere la sua.

    Eh, si, gli occhi miei sono stati operati entrambi per rottura della retina e cateratta precoce (due sindromi che attaccano i molto miopi), il vantaggio è che sono riuscito a ridurre la miopia e adesso vedo molto meglio di qualche anno fa.

    A tutto vantaggio del Cinema.

    Un saluto.

    Rob.

  24. Be’ sto carezzando l’idea di acquistare finalmente i due dvd del dittico, riguardarmelo per l’ennesima volta ma in originale e vedere e se riesco ad appacificarmi con esso definitivamente.

  25. il cinema che diventa storia, la storia che diventa cinema, tarantino che diventa maturo ma lo fa alla sua maniera: rimanendo, dioggrazie, un cazzone!

  26. Il mio obiettivo nella vita è vedere più film di quanti ne ha visti Tarantino!!! So già che fallirò nella mia impresa e farò la fine che fa Hitler in questo film, ahah.

    Comunque, in ritardissimo, arrivo qui a gustarmi la tua come sempre illuminante recensione e a divertirmi con questi starnazzamenti da quattro soldi, che diciamocelo hanno sempre un che di quasi coinvolgente.

    Domani cercherò lucidamente di scrivere la mia sperando che bolo non venga mai a trovarmi nel mio blog. Non per altro…ma se riesce a stroncare te non oso immaginare cosa potrebbe dire di me, ahah!

  27. gran bel film, però resto dell’idea che non sia un capolavoro: l’amore per il cinema che traspare dall’opera è innegabilmente contagioso per lo spettatore, ma con dialoghi meno verbosi e più tarantiniani questo inglorious basterds sarebbe stato davvero il capolavoro di tarantino

  28. Ieri sera ho visto quello che molti definiscono un capolavoro, io ho assistito agli applausi finali con autentici conati di vomito, la violenza gratuita senza scopo e sopratutto rivolta a queste tematiche, mi ha schifato a tal punto che non ho avuto la salute fisica per alzarmi ed uscire dalla sala. I dialoghi sono straordinari e gli attori di grande calibro, io ho adorato le iene ed ho apprezzato a dismisura tratti di pulp fiction, ma questo film non ha niente a che vedere con la società strampalata americana che il regista conosce bene, dove può cimentarsi nei suoi deliri d’autore. Qui si tratta una tematica scottante, e non il solito viva i buoni che infliggono il male che i malvagi si meritano, con gli applausi e il ridacchiare degli spettatori.
    Tarantino torna ad occuparti delle follie suburbane dell’america che ci fa tanto amaramente sorridere, e lascia ad altri registi tematiche di questo genere. Mini corner la storpiatura storica, come dire: “è solo una mia piccola fantasia non prendetemi sul serio!”
    Ales

  29. Recensione coi fiocchi che mi fa pentire di non essere ancora andato in sala a vederlo. Io di certo non posso competere con Tarantino nella visione di tanti film 😦

  30. Davvero complimenti per questo post, una delle cose migliori che ho letto su questo nuovo capolavoro di Quentin.
    Film assoluto e definitivo, un omaggio al Cinema da parte di chi, il Cinema, l’ha sempre amato alla follia.
    E si vede.

  31. Questa di Honeyboy è la recensione migliore che ho letto. Mi permetto di postare qui di seguito la mia, per alimentare il dibattito. Grazie dell’ospitalità, Daidalos.

    “Si dovrebbero scrivere recensioni molto lunghe su opere come ‘Inglorious basterds’. Si dovrebbe meditare molto prima di scriverne una. Si dovrebbero scrivere in effetti INTERI SAGGI su opere tanto complesse, tanto dense, tanto strutturate, tanto consapevoli. Ho letto cose interessanti nelle recensioni in giro per il Web. Il Tarantino della maturità: è vero. Un Tarantino più teorico: mh, forse è espresso male, ma è vero anche questo. Un Tarantino insomma più ‘classico’, disteso, meno scoppiettante, dalle parti di ‘Jackie Brown’. Io devo invece, e solo perché non potrei fare altrimenti, abbandonarmi alla Sensazione, alle sensazioni più molteplici, più precisamente al ricordo delle molteplici sensazioni che mi hanno letteralmente ASSALITO durante la visione. Saranno solo lampi e bagliori, che cercherò poveramente di metamorfare in parole. Il meccanismo è scoperto più che mai: Hans Landa è un attore che recita, tutto è set. E questo in qualche modo lo percepiamo. Waltz sta recitando per noi in sala, per Tarantino dietro la macchina da presa, è teatro, e il realismo è doppiamente angosciante perché dietro la ricerca del dettaglio e della situazione quotidiana c’è un’insistita voglia di urlare quanto tutto ciò sia FINTO, ricostruzione esibita. Tarantino, come già in ‘Death proof’, è diventato inquietante. E’ sempre più distaccato dalla materia, la adora ancora, sì, ma a freddo, e forse con una punta di disgusto (e questo è il suo film meno erotico: le sue frigide femme fatales ti uccidono o le uccidi). Il livello di gelo sprigionato dalle sue immagini è in costante aumento. Tarantino si allontana dalla sua America, dalla sua epoca, dal cinema a lui più cronologicamente vicino, e ciò aumenta la vertigine. UNA PROGRESSIVA RAZIONALIZZAZIONE DEI PROCESSI EMOTIVI ED ISTINTIVI: questo accade ad una civiltà, e questo sta accadendo al cinema di Tarantino. Ho visto il film due volte (per ora), e sempre ne sono uscito in qualche modo deluso, mi aspettavo sorprese, fuochi d’artificio, l’effetto ‘Kill Bill’. Ma adesso ho capito che Tarantino continuerà a coinvolgermi in maniera intensa, ad ossessionarmi, a farmi tornare sulle sue pellicole spinto da un’autentica fame, ma IN UN ALTRO MODO. Mi entrerà sottopelle, in sordina, senza choccarmi, ma forse rendendomi prigioniero di una magia ancora più potente, perché più dilatata, sicura, diabolicamente padroneggiata. L’artista è il Grande Seduttore, le sue opere sono fumi che impregnano la nostra mente – ne sono sicuro – in maniera ASSOLUTAMENTE FISICA. Flussi d’energia. ‘Davanti al mistero del genio ci si può solo inchinare’: riporto queste parole perché in effetti non saprei spiegare PERCHE’ anche questo film di Tarantino sia così potentemente efficace, così potentemente Cinema. Il meccanismo di simili capolavori è troppo complesso, troppo ramificato, composto da parti infinitesime che non si arriva a identificare ed isolare. Andrò presto, forse stasera, a rivedere ‘Inglorious basterds’. Fatelo anche voi. Questa è la storia di un film che mi ha deluso.”

  32. Chi non ha visto questo film in lingua originale in realtà NON lo ha visto (o ha visto un’altra cosa).
    Il 90% dell’accattivante e meravigliosa unicità di questo film viene annientata dal doppiaggio italiano.
    Se volete veramente godere della sua grandiosità, andate a vederlo in V. O.

  33. Ciao a tutti. Forse arrivo tardi per sperare che qualcuno legga ancora questo commento ma vabbè…
    Parto con un inciso… conosco di persona il “padrone di questo blog”… e son sicuro che leggendo i commenti di Bolo sia stato il primo a scompisciarsi dalle risate. Non tanto per quello che dice… ma per come lo dice.
    Per il resto..io mi reputo un ignorante se si parla di cinema..dico davvero… non so cosa voglia dire profilmico per fare un esempio (però avevo capito quella dell’obiettivo che guarda il cinema da dentro), comunque…. mi sento lo stesso di dire la mia..e se dico una marea di cazzate…beh sopportate.
    A me piace Tarantino… non so spiegarvi il perchè…mi piace e basta..sono innamorato di Pulp Fiction dalla prima volta che l’ho visto e Le Iene mi ha sconvolto. Trovo che la recensione sia bella e coinvolgente anche se in effetti per gli ignoranti certe cose non sono così ovvie come per chi è appassionato di cinema. Son della vostra stessa opinione per quanto riguarda il pathos… gli amici con cui ho guardato il film l’hanno criticato: “Parlano troppo… è troppo lungo e non succede nulla per troppo tempo”, a me invece è proprio quello che è piaciuto… mi è sembrato che Tarantino “giochi” a tenere il pubblico sulle spine, ogni evento te lo fa sudare, devi passare venti minuti con la tensione addosso prima di vedere cosa succede… il primo capitolo mi sembrava non finisse più, ho passato venti minuti a trattenere il respiro chiedendomi “Sto cazzo di nazista ha capito o no che ce li ha sotto i piedi?” e la stessa cosa si è ripetuta di continuo, nella scena del bar tra Landa e Shoshanna, nella scena dell’altro bar con l’ufficiale tedesco, nella scena al cinema (la scena della scarpetta è strepitosa)…eccetera, fino alla fine. Allo stesso tempo Tarantino ha inserito una serie di “cazzate” (forse non è il termine giusto, ma rende l’idea) che di tanto in tanto spezzano la tensione, la presentazione di Stiglitz su tutte, ma anche, per fare un esempio, la parodia dei siciliani. E alla fine del film… ero contento, non è Pulp Fiction e nemmeno le Iene, ma l’ho trovato altrettanto godibile nonostante il ritmo non sia così serrato. Nel mio piccolo ho apprezzato questa cosa, dopo Kill Bill (mi è piaciuto parecchio, ma non ti incolla allo schermo come Bastardi) e Deathproof (che forse è quello che mi ha dato di meno a livello di emozioni) ho trovato che Tarantino abbia saputo cambiare il suo modo di narrare la storia, riuscendo comunque ad appassionare e coinvolgere, la violenza (che Ales ha criticato) non mi sembra affatto fine a se stessa (nulla di personale eh Ales, è questione di punti di vista), anzi a volte l’ho vista come una valvola di sfogo che Tarantino da allo spettatore per scaricare un po’ della tensiona accumulata…addirittura mi è capitato di trovarmi a ridere, nonostante il film sia incentrato su un argomento non proprio esilarante. Per questo credo che il film sia veramente ben riuscito, la tensione è alta per tutto il film ma non è mai esagerata, l’argomento “difficile” è trattato allo stesso tempo con serietà e humor, lo spettatore si appassiona e si affeziona a certi personaggi mentre ad altri, per fare un esempio, inciderebbe volentieri una svastica in fronte. L’unico rimpianto cheho è di non aver capito certe citazioni (per esempio quando nel film parlano di cinema tedesco), non essendo un esperto in materia. Concludendo… colpaccio di Quentin, uno dei film più belli che abbia visto ultimamente.
    E scusate se magari ho scritto una marea di cazzate o di ovvietà.

    Ciao

    PS: Gullo, hai capito chi sono?

  34. direi che con una probabilità approsimativa del 95.7% dovresti essere il grande Apo 🙂

  35. (profilmico è solo una parola che significa “tutto quello che sta davanti alla macchina da presa”, nulla di speciale)
    concordo con gran parte di quello che hai detto (io trovo Kill Bill un film incredibile e A prova di morte una vera perla), e hai fatto [molto] bene a dire la tua
    la questione del pathos è cruciale, nel senso che forse oramai siamo abituati ad un tutto-e-subito che però rovina quel senso di attesa per un grande evento, l’attesa bisogna saperla vivere (e mi pare che tu ci sia riuscito, ma non i tuoi amici 😀 )

  36. Ok, ho una lacuna in meno…adesso farò il figo con gli amici parlando forbito. =)
    Per quanto riguarda A prova di morte una sera ne parliamo a voce, chemi è piaciuto, ma meno degli altri.
    Per il resto… ad uno dei miei due mici è piaciucchiato ma come detto “E’ solo troppo lento perchè parlano troppo”…l’altro, giuro, sostiene che il più grande film della storia sia Transformers… è tutto detto. Va bee che io ne capisco poco, ma in effetti forse c’è chi ne capisce ancora meno, a prescindere dal fatto che comunque un film può piacere o meno.

    e comunque si… sono il magico Apo

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