La ragazza che non aveva il sangue

La ragazza che non aveva il sangue poteva tagliarsi le vene dei polsi senza allarmare nessuno. I medici volevano sapere come facesse a vivere senza emazie, piastrine e leucociti. Ma a lei non importava. Con il cuore vuoto avrò più spazio per amare, diceva sempre. Alla ragazza che non aveva il sangue in effetti il cuore non batteva, anche se vaneggiava su alcune pulsazioni rimbombanti che si illudeva di sentire quando provava una forte emozione.
La ragazza che non aveva il sangue credeva nelle trasfusioni d’affetto. Non poteva invece credere che tutte le persone si dannassero tanto per trattenere il sangue all’interno del proprio organismo, tamponando tempestivamente ogni fuoriuscita. Se solo lei lo avesse avuto lo avrebbe certamente condiviso con le persone che amava. Lo avrebbe scambiato senza curarsi del gruppo ematico.
La ragazza che non aveva il sangue piangeva ogni sera, e così il suo corpo freddo si scaldava un po’, e così si sfogava per tutte quelle conversazioni sprecate a discutere la sua assenza di sangue, e così poteva gridare singhiozzando che lei era viva ed era lì per gli altri e che si muoveva e poteva fare tutto ciò che facevano gli altri.
La ragazza che non aveva il sangue si trascinava ogni mattina fra mille corpi sperando in un abbraccio improvviso e impetuoso, e tutte le mattine rimaneva delusa. Così una mattina d’autunno fui io ad abbracciarla, e fu più o meno come abbracciare un pezzo animato di marmo, e lei mi strinse forte sussurrandomi timidamente qualcosa all’orecchio, un ringraziamento infrasonico che riuscii a udire per miracolo.
Riempiamo le voragini come possiamo, cercando di non caderci dentro, ci teniamo per mano, uniti quasi cementificati. Non è tuo il corpo ciò che amo.

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19 pensieri su “La ragazza che non aveva il sangue

  1. … ma queste idee come ti vengono? le trovo efficaci, sballate e, per certi versi, incredibilmente collegate alla mia quotidianità.

  2. le cose che scrivo nascono quasi tutte da un’immagine, magari una che mi viene in mente mentre ascolto della musica o faccio una passeggiata, e poi spendo un po’ di tempo a focalizzarmi su quella immagine e vedere cosa riesco a tirarne fuori

  3. aspettare, valeva la pena.
    (non mi ricordo se c’è aimee bender nella tua libreria, i racconti. li hai mai letti?)

  4. “Riempiamo le voragini come possiamo, cercando di non caderci dentro, ci teniamo per mano, uniti quasi cementificati.”

    Brividi…

  5. (adesso che ci ho pensato e ho controllato c’è un suo racconto in burned children of america, quello del ragazzo con le dita a forma di chiave, quello l’ho letto e amato! ma non ricordavo di chi fosse ^^)
    (grazie mille per i suggerimenti 🙂 )

  6. Rendere i sentimenti, le sensazioni, corpo. Ecco, questo ho provato. Leggendolo mi è sembrato che il mio dolore sia diventato un corpo. Ottimo.

  7. Aimee Bender è un sacco che voglio leggerla (come quel Burned children of America, l’altro dì stavo quasi per prenderlo alla feltrinelli, me lo rigiravo tra le mani… poi ho preso La strada).
    I tuoi racconti son sempre più interessanti e curiosi (bello anche quello della comparsa). Insisto su quel punto: potresti raccoglierli, c’è un bel filo conduttore tra loro, tematico e stilistico.

  8. vabbè c’è tempo. La strada l’ho pure finito. a giorni ci scriverò qualcosa. Grande libro… non so come l’avranno adattato per il cinema…

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