La comparsa

La comparsa non aveva un nome e nessuno sentì mai l’esigenza di rivolgersi a lei. Era semplicemente “la comparsa” e se ne stava ai margini del quadro, in disparte, spesso in campo lungo, la presenza come unica funzione. Compariva ovunque, centinaia di fotografie e inquadrature e dipinti e racconti la contenevano, e lei si rannicchiava davanti al protagonismo in una fuga ostinata e continua. E il tempo scorreva e la comparsa calcolava la sua età in fotogrammi perché nessuno le festeggiò mai un compleanno e lei nemmeno sapeva cosa fosse un compleanno anche se spesso le capitò di comparire nelle fotografie di alcune feste.
Un giorno stavamo girando una scena, si trattava della mia vita perciò come potete immaginare ero il protagonista, e stavo monologando in macchina quando mi voltai e la vidi, la comparsa, ed era lontanissima, appena distinguibile ma talmente familiare da non lasciare spazio a dubbi. Così iniziai a rincorrerla, e la macchina da presa mi inquadrava alle spalle mentre io correvo, ma presto mi accorsi che correva anche lei e che per quanto mi dannassi la distanza tra di noi rimaneva sempre la stessa, perciò dissi all’operatore che doveva fermarsi, ma lui non ne voleva sapere. Cominciai ad urlare e a strapparmi i capelli per la strada, e alla fine di una estenuante battaglia  sfociata negli insulti se ne andò via brontolando. La comparsa era ancora lì, e quando tentai di raggiungerla questa volta non fece resistenza. Provai a parlarle ma non rispondeva, sembrava non riuscire a decodificare alcun tipo di linguaggio. Provai ad abbracciarla ma rimase impassibile come il tronco di un albero accarezzato dalla brezza. Non l’avevo mai vista prima un’immagine in carne ed ossa.
E nel preciso istante in cui mi resi conto che non avrei mai più rivisto il cameraman afferrai che sarei diventato una comparsa come lei, e lei sembrò capire perché a quel punto sentii un braccio intorno al collo, ed era il suo, ed era sua anche la mano che mi asciugò le lacrime. Poi udii delle parole, e stavano uscendo dalla sua bocca: «mi dispiace che ti sia illuso, ma comparsa lo sei sempre stato, solo in un modo diverso dal mio».

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2 pensieri su “La comparsa

  1. Bellissima riflessione. Il finale è terribile (in senso buono naturalmente)… sul cinema (o l’arte in generale) ma non solo, direi sulla vita.

    Un saluto e (come sempre) sinceri complimenti

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