Il protagonista

Il protagonista era un ballerino, un ottimo ballerino a dire il vero. Prima di diventare protagonista il ballerino era come tutti la insignificante cellula di un corpo, e faceva la coda ai supermarket e portava la macchina all’autolavaggio, guardava la televisione e cercava di tenere la testa fuori dall’acqua, per respirare quel tanto che basta a mantenere un certo livello di dignità. Usava le ali per nuotare.
Un giorno l’unica persona che aveva e avrebbe mai amato disse di doverlo abbandonare per un tempo indeterminabile a priori, perché voleva riflettere sopra molte cose il cui senso qui e ora potrebbe essere rappresentato da un enigmatico sguardo sganciato fuori dallo schermo. Quel che conta è che il ballerino non riuscì a contenere il grandissimo dolore provocato dalla perdita, e non bastarono i pugni al muro e le bottiglie di whisky tracannate e poi frantumate sul pavimento, le nocche e il fegato squarciati e le lacrime versate sulle fotografie di alcuni album. Poi riuscì a incanalare la perdita e sfogare tutto il suo dolore, e lo fece il giorno in cui intendeva buttarsi sotto un treno e finì invece per salirvi sopra, preso da una certa ispirazione si arrimpicò e arrivo in cima e cominciò a ballare e scoprì che riusciva a ballare con il treno in movimento sotto i piedi, bastava solo appiattirsi poco prima delle gallerie ed il gioco era fatto. E la gente cominciò ad affollare incuriosita le zone circostanti i binari e i bambini inseguirono il treno saltellando finché fu loro possibile.
Il protagonista continuava a ripetere la sua danza sul treno ogni giorno ma mai allo stesso orario, e molte persone stavano dunque guardinghe vicino alle stazioni ferroviarie e altre che abitavano non troppo lontane da un binario se ne stavano affacciate alla finestra anche per alcune ore, alcune famiglie facevano anche i turni e quando passava il protagonista chi era affacciato gridava festante avvertendo gli altri.
C’era qualcosa di liberatorio nella danza sopra il treno, qualcosa che valesse la pena attendere per qualche ora, la quotidianità spiaggiata dalle straordinarie onde del volteggio. Per qualche istante si poteva smettere di sognare ed ammirare un sogno vivente.
Ma dopo qualche settimana finalmente lei tornò, colei che il protagonista amava e non aveva smesso per un solo istante di amare. Tornò e piangendo si scusò. E quindi il dolore cessò e così l’esigenza  del ballerino di danzare sopra i treni, e così i turni alle finestre e i bambini saltellanti. Tornò a strisciare mimetizzandosi fra gli altri corpi come aveva sempre fatto, e le persone che ebbero avuto la fortuna di ammirarlo tornarono a sognare ad occhi chiusi come avevano sempre fatto, in attesa di una mitografia che certificasse le loro visioni.

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6 pensieri su “Il protagonista

  1. è una faccenda contorta, quella che descrivi… tante volte siamo spettatori della vita di coppia di una persona e la guardiamo senza staccarla mai da quel contesto. poi capita che la coppia si scoppia e quella persona ha un’esplosione di personalità. non ci sembra più la stessa, diventa brillante, più socievole, cura il suo look o se ne fa uno tutto nuovo… sembra migliore… allora ti chiedi: è una reazione alla solitudine del momento (in realtà è tutta una finzione), o davvero con l’ex non riusciva ad esprimersi nella sua completezza? la verità è che la vita di coppia è fatta anche di compromessi… speriamo sempre di non sottrarre alla società troppi bei momenti!
    bel post.

  2. Splendido!

    Ballare sui treni, gonfiare palloni, camminare su funi sospese. E tenere in equilibrio parole in corsa… la mancanza di qualcosa che si trasforma in dono (di se stessi, e della propria arte) agli altri. Splendido scritto.

  3. Mi è piaciuto molto anche questo. E anche qui mi è piaciuto moltissimo il finale :). Spero che questa serie su “i ruoli” continui ancora ^^

  4. costanza:
    ti sei concentrata su un aspetto al quale onestamente non avevo pensato scrivendo, ho usato la faccenda di coppia più che altro come pretesto per creare del dolore, dolore che avrebbe spinto il protagonista a creare arte (ma qui parlo più di scrittura, la gente che aspetta sui binari come lettori che aspettano il prossimo racconto o romanzo e possono immedesimarsi in una storia che li trascini fuori dal quotidiano, poi finisce ciò che ha provocato l’espressione di se e altro non si attende che la biografia dell’artista…) almeno questa è la chiave che intendevo metterci dentro ^^
    stefano:
    ti ringrazio, il succo è quello, la mancanza di qualcosa che si trasforma in dono di se stessi e della propria arte
    ballare sui treni, gonfiare palloni (barthelme!), camminare su funi sospese, tenere in equilibrio parole in corsa, la forma in fondo non conta 🙂
    chimy:
    mi fa molto piacere. qualche idea la ho, probabilmente lo stuntman arriverà a breve 🙂

  5. ho sbagliato chiave di lettura, caspita!
    forse questo vuol dire che la tua scrittura è aperta agli animi più diversi!

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