la bambina con l’interruttore

La bambina con l’interruttore nacque senza interruttore e per i suoi primi quattro anni di vita nessuno sentì mai l’esigenza di montarle un dispositivo che potesse spegnerla per un po’, a piacere. Poi le capitò di assistere ad un evento al quale una bambina non dovrebbe mai assistere senza il filtro di uno schermo o di un foglio di carta stampata. Vide un uomo cospargersi di benzina e darsi fuoco davanti ad una fabbrichetta, un uomo che si dava fuoco davanti a quello che fino al giorno prima era stato il suo posto di lavoro. E bruciava piano, dimenandosi come un folle e urlando tutto ciò che aveva nei polmoni. Gli occhi della bambina andarono a fuoco insieme alla carne dell’uomo. La bambina pianse forte e strillò ed era inconsolabile, e inconsolabile ci rimase per ore, poi giorni, poi settimane, provava inarginabile sofferenza per qualcosa che ancora non poteva ben capire ma che sentiva appartenerle. Così i suoi genitori, strattonati dalle continue e potenti urla, decisero di rivolgersi ad una troupe di scienziati per mettere fine a questo calvario. E gli scienziati si riunirono e decisero di installare un interruttore piccolo come un neo dietro la testa della bambina, sulla nuca, che molte persone nemmeno lo sanno di avere una nuca. E non appena raggiunsero casa i genitori misero fine al piagnisteo spostando la minuscola levetta su off. E le pupille della bambina iniziarono a lampeggiare in segno di standby. Allora i genitori con calma spiegarono alla bambina in standby che i tulipani e la merda condividono lo stesso terreno. E la bambina venne riaccesa e sembrò aver finalmente accettato il mondo così com’era, o forse sorrideva per non dover mostrare mai più l’insuturabile squarcio che portava dentro.
I genitori della bambina con l’interruttore però abusarono della funzione, spegnendo la piccina ogni qual volta avesse fatto una di quelle cose che sono soliti fare i bambini e che gli adulti puniscono perché non sono in grado di capirle. E presto la bambina si accorse di avere intere voragini nella testa, e le vennero in mente le parole che cancellava con la gomma sul quaderno di scuola e pensò che forse qualcuno cancellava anche le parole nella sua testa, ma non riuscì a parlarne a qualcuno.
Poi la bambina con l’interruttore divenne una ragazza con l’interruttore anche se a quel punto l’interruttore veniva usato sempre più di rado, per calmarla quando litigiosamente urlava o faceva una di quelle cose che sono soliti fare i ragazzi e che i genitori puniscono perché le comprendono fin troppo. Ma un giorno la ragazza vide il riflesso di un riflesso su uno specchio, era la sua nuca, e quello che le avevano detto fosse un neo e che per amor del cielo i nei non bisogna mai toccarli non le sembrò per nulla un neo, così lo toccò e si spense e quando sua madre la trovò spenta la riaccese. La ragazza con l’interruttore a quel punto capì ed era distrutta e non accettò alcun tipo di spiegazione, non poteva credere che qualcuno che diceva di amarla le avesse potuto fare questo. E scappò di casa lasciando una scia di lacrime dietro di sé, ma la scia si asciugò troppo in fretta perché i genitori potessero ritrovare la ragazza.
E poi la ragazza con l’interruttore divenne una donna con l’interruttore, anche se l’interruttore era ormai poco più che ornamentale. La donna con l’interruttore si innamorò di un uomo senza interruttore e fu una cosa reciproca, e i due vivevano come viviamo un po’ tutti, facendo le cose che facciamo un po’ tutti. Questo finché l’uomo non perse il posto di lavoro e si disperò perché pensava che non ne avrebbe mai più trovato uno, e la donna con l’interruttore si preoccupò smisuratamente per lui. Ma lui alla fine lo fece, nonostante l’amore e quelle cose per cui un po’ tutti noi crediamo valga la pena lottare, si cosparse di benzina e si diede fuoco davanti a quello che era stato il suo posto di lavoro. E la donna con l’interruttore accorse quando ormai era troppo tardi, e si piegò su quello che rimaneva del corpo abrustolito e le lacrime cominciarono ad uscirle da ogni poro della pelle, le lacrime che per anni aveva trattenuto. Non le parve di tornare indietro nel tempo, ma che il tempo da quando aveva quattro anni non fosse mai passato, che si fosse riaccesa con un corpo adulto davanti alla stessa identica scena, e allora pensò di spegnersi per sempre per non dover rivedere per tutta la vita quelle immagini. E così pigiò il pulsante e le sue pupille cominciarono a lampeggiare e lampeggiarono per giorni, fino a quando i mitocondri non ebbero esaurito tutto l’esauribile.
E poi la donna con l’interruttore divenne un cadavere con un ormai inutile interruttore, e intorno al cadavere si radunò una folla di gente, e le persone si inginocchiarono ad una ad una, per chiedere scusa.

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6 pensieri su “la bambina con l’interruttore

  1. mi fa piacere che tu lo abbia letto senza prendere fiato, era un po’ più lungo del solito come racconto e mi preoccupavo, ma non sapevo proprio cosa tagliare ^^

  2. bella idea

    “E le pupille della bambina iniziarono a lampeggiare in segno di standby. Allora i genitori con calma spiegarono alla bambina in standby che i tulipani e la merda condividono lo stesso terreno”

    qui ho riso di cuore!

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