il bambino che viveva dentro un quadro

Cose che possono succedere, dissero i dottori quando videro la madre del bambino che viveva dentro il quadro partorire un alito di vento. Il bambino che viveva dentro il quadro fu trovato poco dopo in un museo, dentro il dipinto della sala d’attesa di una stazione ferroviaria, in braccio alla sagoma immobile di un anziano con la pipa in bocca. E frignava, logicamente, perché era solo e credeva di aver fame. Dentro un quadro ci si alimenta con gli occhi, e il bambino presto ci si abituò.
Il bambino aveva una visione periferica limitata dalla cornice e non poteva vedere la madre che passava le sue giornate accanto a quel quadro, talvolta piangendo per la certo non facile situazione. E non poteva sentire il singhiozzare della madre perché anche il suo udito era molto periferico, limitato ai suoni che i processi sinestetici del quadro attivavano: il confuso vociare di una sala d’attesa, lo strozzato rumore di un treno che stantuffa sui binari, il fischio acuto e dirompente di una locomativa che fa vibrare le vetrate. In compenso il bambino poteva sentire il calore della madre quando lei sfregava affettuosamente e con grande delicatezza la mano contro la tela, e si voltava freneticamente da ogni parte alla ricerca della fonte che lo aveva riscaldato.
Il bambino che viveva dentro un quadro cresceva come ogni altro bambino, attirando plotoni di curiosi e di teorici e di fotografi nel museo, e passava ogni giorno della sua vita ad immedesimarsi nelle vicende che immaginava avessero sperimentato i personaggi del dipinto, prima e dopo essere stati mummificati in quell’attimo dal pittore. Al signore anziano con la pipa dedicò parecchio tempo, perché sembrava molto triste e solo a giudicare dall’immutabile espressione del viso, probabilmente i suoi figli lo avevano abbandonato, pensava l’ormai ragazzo, e lui passava le giornate a fianco al telefono ad aspettare una chiamata che non sarebbe arrivata mai, e prima di andare a dormire, ogni notte, versava lacrime sulle fotografie dei fuggitivi che tanto amava.
Divenne adulto e cominciò tutto ad un tratto a concentrare la sua attenzione sulla porta in fondo a destra della sala, adagiata sul tramonto della profondità, e decise di volerla aprire per scoprire cosa ci fosse dietro. Così tentò di aprirla e con grande sorpresa scoprì che si apriva con grande facilità, e dunque la attraversò entrando in quella zona dei quadri nella quale è consigliabile non entrare. C’erano tutti i pensieri, tutto il dolore, tutta la gioia, tutto ciò che aveva attraversato il pittore durante la creazione dell’opera, là dietro. E l’uomo che viveva dentro un quadro si stupì nello scoprire che il pittore aveva pensato all’uomo anziano con la pipa come ad un uomo che aveva passato la sua esistenza in solitudine e che finalmente aveva trovato una persona per la quale valesse la pena vivere, e se aveva l’espressione triste dipinta sul volto era perché in quel momento stava ripensando a tutti gli anni sprecati della sua vita.
E l’uomo invecchiò perdendo completamente interesse per le possibili vicende dei personaggi del quadro, e non sentì più calore ma solo incessanti rumori, e chiuse gli occhi per digiunare e la sua vita si spense mentre annoiato se ne stava in disparte seduto per terra, e così rimase immortalato e le persone in visita al museo si chiesero per anni cosa ci facesse un uomo lì, seduto per terra in attesa della morte, e cominciarono ad ipotizzare.

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5 pensieri su “il bambino che viveva dentro un quadro

  1. Molto bello.
    Questi post sai chi mi ricordano? Non Carver come forse ho detto tempo fa… ma le poesie/racconti/disegni di Tim Burton nella sua splendida raccolta “Morte malinconica di un bambino ostrica e altri racconti” 🙂

  2. Molto bello. Mi piace la zona dove non si dovrebbe entrare che racchiude la sofferenza dell’artista ed entrare nei quadri è sempre stata una mia aspirazione ma non è facile.

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