la bambina che non aveva sonno

La bambina che non aveva sonno si chiamava Susanna. Aveva sette anni la notte in cui un incubo la svegliò di soprassalto e per la tremenda paura di riaddormentarsi accese la luce e passò il tempo a fissare il soffitto. Al mattino si alzò dal letto, come aveva sempre fatto, e si accorse di non essere stanca come le avevano detto sarebbe stata se non avesse dormito abbastanza. Perciò decise di non aver più bisogno di dormire e di aver sprecato un sacco di tempo a fare una cosa che non le serviva solo per imitare gli altri.
La bambina che non aveva sonno passava le notti a leggere libri e a guardare film, le piacevano molto i film di Howard Hawks e potete ben immaginare quale fosse il suo preferito. Non potendo più sognare nel sonno la bambina trasformava in sogno la realtà, e faceva quelle cose che fanno avvitare il dito indice alla tempia delle persone che si credono normali. Amava i fiori e conosceva i nomi di ogni loro varietà, aveva una personalissima collezione di sguardi, indossava vestiti di colori stravaganti fregandosene dell’abbinamento e sorrideva con una tale veemenza da farsi scricchiolare la mandibola.
Da ragazza si innamorò di un ragazzo che giocava a tennis, anche se non somigliava molto a Cary Grant, e così cominciò a giocare a tennis anche lei per potergli stare un po’ a fianco. La ragazza che non aveva sonno era molto carina e simpatica ma affrontava il mondo in una maniera tutta sua, così quando si decise a comunicare i suoi sentimenti al ragazzo che giocava a tennis lo fece in un modo un po’ inusuale, rubandogli una pallina da tennis e facendosi inseguire per un po’ con la pallina stretta nella mano e quel gran sorriso sulla bocca. Il ragazzo si spazientì e lei dovette restituire la pallina, e forse pensando che una pallina non fosse abbastanza per attirare la sua attenzione la ragazza che non aveva sonno prese un mazzo di chiavi e rigò la macchina del ragazzo che giocava a tennis, che la vide e corse verso di lei ma senza fare quello che lei avrebbe sperato facesse, come almeno chiedere il suo nome. Susanna rimediò una sfilza di insulti, una denuncia e la triste consapevolezza che la vita non somiglia molto ai film di Howard Haws che lei tanto amava. Così scoprì anche la sensazione che si prova quando le lacrime ti rigano il volto per poi gocciolare dal mento e fluttuare radipamente nell’aria fino ad adagiarsi su qualcosa di solido. Così cercò di riprendere a dormire anche se non aveva sonno, ma una notte un incubò di nuovo la svegliò, come quando era piccina, e Susanna cominciò a pensare che il mondo allo stato attuale delle cose non fosse il posto giusto per lei.
Quello che Susanna ignorava è che una dozzina di persone, tra cui io, grazie a lei avevano capito che la vita non è esattamente la linea retta che ti danno in pasto e che le cose esistono solo per come le vediamo e le viviamo, che le opportunità che possiamo scegliere sono più di quelle che ci dicono essere disponibili, che la poesia è meglio della prosa, che volare per finta, ma con il proprio corpo, è molto meglio che non salire su di un elicottero.
Così un giorno la vidi zigzagare per le strade senza quel suo proverbiale sorriso, e la rincorsi e le rubai la borsetta arancione a pallini bianchi che teneva in mano, e continuai a scappare e lei mi venne dietro e sembrava molto contenta, e poi sapete come finiscono queste cose, ci sposammo, e al matrimonio mi presentai travestito, tra la sorpresa generale, da Cary Grant.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...