Lo spettacolo smorzato

La città in cui tutto si svolse, che io ricordi, non fu mai illuminata dai raggi del sole. Città nell’ombra, la chiamavano. Tutte le persone che non sopportavano le roventi estati di quel periodo si trasferirono prima o poi nella città nell’ombra, affollandola oltre la capienza pensabile, gettando lingue di cemento ovunque ci fosse una bocca di terra. I lampioni, lungo le strade, erano perennemente accesi, anche se la luce tundrale che emettevano non riusciva a sciogliere gli stalattitici animi locali.
Un giorno mi trovai a passare di là e conobbi un tizio fuori dai tempi, qualunque fossero i tempi in cui tutto si svolse. Tracannava whisky al bancone di un bar, era solo e così andai a scambiare due chiacchiere con lui. Si chiamava John Wayne ed aveva un cappello da cowboy in testa, anche se più che un cappello pareva la naturale estensione del capo. John Wayne si guadagnava il pane uccidendo la gente. Un sicario, insomma, anche se lui preferiva definirsi triste mietitore. Uccideva perché la cosa gli riusciva molto bene, col fucile era un chirurgo, e perché era un uomo privo di morale e di rimorsi in una città priva di morale e di rimorsi. Un lavoro come tanti da quelle parti, un ciclo meccanico che si ripeteva virtuosamente liscio ed oliato: una telefonata, un colpo, una fossa.
John Wayne doveva uccidere la persona che amava, dissero attraverso la cornetta quel giorno. Mi disse che l’amava e non poteva permettere che qualcuno la uccidesse al posto suo. L’amava molto e per questo andò su tutte le furie quando un certo Jimmy Stuntman si offrì con sguardo caritatevole di ucciderla in sua vece. La donna in questione si chiamava Sandra MacGuffin, e di lei Wayne mi disse unicamente che quando al vecchio John (e disse proprio così) veniva voglia di andare al cinema lei rimaneva a casa, visibilmente irritata, lasciando il vecchio da solo.
Come farai, John, posso darti del tu John?
Puoi darmi del tu, Hal.
Come farai ad uccidere la persona che ami?
Premendo un grilletto.
[…]
Aspetterò con il fucile in mano che sia il momento, e aspetterò quel momento in silenzio, fissando negli occhi la persona che amo.
E come farai a capire quando sarà il momento giusto?
Le pupille, prima o poi, sanno accettare.
E poi, come farai poi?
Scaverò una fossa.
Ma poi? La mattina seguente?
Mi alzerò dal letto e berrò un sorso di whisky dalla bottiglia sul comodino, poi mi metterò seduto sul divano ad aspettare una telefonata.
E poi dovetti ripartire, il vecchio John Wayne non lo avrei mai più rivisto, e quindi non so dirvi come le cose andarono a finire, ma sicuramente potreste leggerlo sulle pagine di una qualche mitografia. Io non lo voglio neppure sapere, come finì, mi piace pensare che il vecchio John Wayne fosse morto disidratato fissando l’amata nell’attesa del momento giusto per sparare, e che fosse morto in piedi e in piedi fosse rimasto come una statua, pronto alla lucidatura e all’esibizione al centro di una piazza, ma è probabile che non fu così che andarono le cose.

Annunci

5 pensieri su “Lo spettacolo smorzato

  1. Sei entrato dentro “Sentieri Selvaggi”, “Liberty Valance” e “Un dollaro d’onore” con questo post!

    Memorabile il tuo incontro con John Wayne davanti al bancone del saloon. Lui, proprio lui, in carne, ossa e cappellone. E’ una esperienza che da qui in avanti ti invidierò per tutta la vita, sappilo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...