Il dirigibile sgonfio

Conoscevo una ragazza che sognava più degli altri, a dire il vero non credo che abbia passato un solo istante della propria vita senza smettere di farlo. Aveva una candela, una di quelle grosse, e sulla cera aveva inciso la parola “speranza”, in verticale. Ogni volta che qualcosa o qualcuno la deludeva accendeva la candela, il tempo di piangere un po’, poi la rispegneva. Viveva con un ragazzo in un garage dal portone arrugginito, in un cortile pieno di garage, anche se gli altri garage contenevano automobili e non persone. Dormivano su sedie a sdraio spiaggesche, e le tenevano unite con del nastro adesivo, e avevano bisogno di parecchie coperte, in inverno. E avevano un tavolino e un fornelletto, una bacinella grande, qualche pentola e qualche posata, e una piccola tv e un lettore dvd, un regalo di un amico. Sul tavolino c’era la candela di lei adagiata su un portacandele. Se la parola che vi sta venendo in mente ora è “essenziale”, avete inquadrato la situazione.
Di candela ne rimaneva poco più della metà la mattina in cui lui si svegliò, uscì in cortile a sgranchirsi le ossa e vide un dirigibile sgonfio, proprio pochi metri davanti al loro garage. Si mise ad urlarle di venire là fuori e vedere, lei in un primo momento si irritò molto per essere stata svegliata in quel modo, poi uscì dal garage, pareva quasi un cadavere, e con gli occhi semiaperti vide anche lei il dirigibile sgonfio, appoggiato al suolo. La cosa la rese felice.
Non passò nemmeno un minuto dalla scoperta che i due progettarono di gonfiarlo, quel dirigibile, di portare con loro le quattro cose che possedevano, di vivere per sempre in viaggio nell’aria. Per tutto il giorno non parlarono d’altro, e lei trovò un barattolo di pongo in uno scatolone ed anche se era un po’ duro riuscì a fabbricare un dirigibile, poi ne avanzò un po’, di pongo, così fece anche due figure umane, e le poggiò sopra il dirigibile. Prima di andare a dormire i due guardarono Forrest Gump, che a lei piaceva molto.
Al risveglio lui uscì dal garage e il dirigibile era sempre lì, davanti a lui, non si era mosso di un millimetro. Aspetta che riesca a gonfiarti, pensò, e sarò finalmente una piuma, finalmente reale. Un attimo dopo però concretizzò di non aver idea di come gonfiare un dirigibile, e allora si prese a schiaffi e si fece anche un po’ male. Poi andò da lei, le spiegò la situazione e le disse che sarebbe stato meglio gettarlo in un cassonetto, quel dirigibile, in modo da non doverlo vedere mai più. Lei restò un po’ impietrita e lui mise in pratica il suo proposito, d’impulso. Lei accese la candela, lasciò che si consumasse del tutto, lentamente. Atterrare prima del decollo, nei suoi sogni questo non lo aveva considerato.

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3 pensieri su “Il dirigibile sgonfio

  1. toccante, profondo, vero!
    rischio di cadere nel banale, ma avrai capito che leggo tutto quello che scrivi… e i commenti li lascio solo quello che ho letto mi è piaciuto veramente.

  2. Molto intenso ed emozionante. Quanti propositi non realizzati, sogni rimasti sogni, progetti che sono rimasti sulla carta… quanti rimpianti per tutto quello che avrei potuto fare e non ho fatto.

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