Sezioni circolari

0. Serbatoi
C’era un pozzo profondissimo, ti ci potevi affacciare e se gridavi abbastanza forte le parole finivano sul fondo e non riuscivano a risalire mai più. Si diceva che in fondo al pozzo ci fosse una melma talmente densa da riuscire ad assorbire i suoni.
Il pozzo era un buco nero confessore per quelle persone che avevano qualcuno di quei segreti che pesano dentro. Così li confidavano al pozzo, un posto nel quale sarebbero rimasti al sicuro.
C’era anche chi temeva di essere dimenticato, così si affacciava e raccontava la propria storia, per affidare al pozzo la memoria. C’era chi raccontava al pozzo delle cose perché sperava che le proprie parole potesserlo sopravvivergli.
Oppure c’era chi andava al pozzo con qualcun’altro, magari con la persona che amava, per rendere eterno qualche dialogo importante, trasformare l’ora in per sempre.
Pian piano la gente cominciò a litigare, perché se all’inizio ognuno sapeva farsi i fatti propri, soprattutto nella speranza che gli altri facessero altrettanto, poi ci furono le prime origliate, le voci in paese, i segreti che cominciarono via via a divenire pubblici. Allora per evitare ulteriori tensioni e risse furibonde il pozzo venne tappato, con del cemento. E le cose ripresero il proprio corso.
Un giorno cominciai a scrivere le cose che urlavo in quel pozzo su fogli di carta. Del pozzo non avrei più sentito la mancanza.

1. Il bambino che non sapeva cosa fosse il futuro
Il bambino che non sapeva cosa fosse il futuro non conosceva il significato della parola “progetti”. Ricordava le cose e di quelle cose viveva. Non stava mai in ansia come spesso stiamo noi, per quelle cose che ancora non sono successe ma potrebbero succedere, e chissà se poi andranno come ci aspettiamo o meno. Non era pessimista o ottimista ma semplicemente neutrale. Il bicchiere riempito a metà era al contempo vuoto a metà nel preciso istante/luogo in cui gli si faceva quella solita noiosa domanda, perché al bambino non interessava ipotizzare quanta acqua sarebbe potuta esserci, a lui interessavano le cose per come erano in quel momento, si interessava a come erano arrivate ad essere così, ne prendeva atto, e basta.

2. Il bambino che non sapeva cosa fosse il passato
Il bambino che non sapeva cosa fosse il passato viveva in perenne amnesia. Ogni istante della sua esistenza era un jamais vu, non c’era niente che gli fosse familiare. Era inutile approcciarlo chiedendogli se si ricordasse di te perché la risposta era certa. Ogni nuovo attimo capitalizzava l’intera attenzione del bambino, e lui si concentrava unicamente su quello fino a quando non arrivava un nuovo attimo a cancellare quello trascorso. Scriveva racconti in cui subentravano nuovi personaggi ad ogni frase, e poi i personaggi sarebbero morti nella frase successiva, sostituiti da altri. Il futuro per lui era semplicemente la fulminea attesa di qualcosa di nuovo, la catena che teneva unite immagini successive, una catena da strattonare in fretta e di continuo per fare in modo che le immagini scorressero, un po’ come  con quei libretti disegnati che sfogliati in fretta si animano, solo che al bambino non interessava l’azione ma di volta in volta l’istantanea.

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2 pensieri su “Sezioni circolari

  1. Il pozzo, il passato e il futuro… tre modi diversi di relazionarsi con il presente. Ammesso che ne esista uno. Ammesso che esiste davvero, il tempo. Come suggeriva qualcuno. : )

  2. Passeggiando sono inciampata in un pozzo in cui ciascuno immerge il proprio secchio per attingere a tutti i tempi dei verbi e ne tira fuori un presente sempre più composito; quello che c’è giù in fondo sale su e si trasforma e nel percorso dal basso verso l’alto cambia il colore e cambia il sapore.

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